2 settembre 2015

Taxi Teheran (Jafar Panahi, 2014)

Taxi Teheran (Taxi)
di Jafar Panahi – Iran 2014
con Jafar Panahi, Hana Saeidi
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Visto al cinema Eliseo, con Marisa.

Nonostante i divieti impostigli dal governo iraniano (dal 2010 gli è proibito di fare film e di espatriare), Panahi continua a sfornare nuove pellicole, sempre girate in modo "clandestino" e spesso con sé stesso come protagonista, alle prese con i modi più inventivi di aggirare le censure e i divieti. Questa volta si improvvisa tassista, montando una videocamera a bordo della propria vettura e viaggiando per le strade di Teheran in cerca di storie e di personaggi interessanti. Il cinema iraniano, sin dai tempi di Kiarostami (si pensi per esempio a "Il sapore della ciliegia"), ha una lunga tradizione di film girati interamente o in gran parte dall'interno di un'automobile: e lo stesso vale per i temi metacinematografici. Passandosi il testimone l'un l'altro, i passeggeri di Panahi (che a volte lo riconoscono e citano i suoi film precedenti: "Lo specchio", "Oro rosso", "Offside"...) danno vita a scene di volta in volta bizzarre, drammatiche, quotidiane, realistiche o di denuncia. Ne risulta un affresco di umanità multiforme, al tempo stesso realistico e "costruito" (è evidente che siamo di fronte a una messa in scena, con tanto di sceneggiatura, e non a un documentario!): le due vecchiette convinte che liberare dei pesci rossi nell'acqua le manterrà in vita per un altro anno; la moglie di un uomo rimasto vittima di un incidente stradale che si premura di recuperare il video-testamento del marito, ripreso da Panahi con il suo cellulare; il trafficante di film occidentali, che smercia i propri dvd pirata a uno studente di cinema; un bambino di strada che trova del denaro perso da una coppia di sposi ed è riluttante a restituirlo; un'avvocatessa che si batte per i diritti civili di una ragazza condannata per aver tentato di assistere a una partita di pallavolo maschile. Alcuni di questi personaggi sono attori (non professionisti o comunque non citati nei titoli di coda, fra l'altro assenti), ma la maggior parte interpretano sé stessi: fra questi c'è la nipote di Panahi, Hana Saeidi, che lo interroga sulla censura e su cosa rende, secondo le autorità, un film "distribuibile" o meno. Proprio Hana ha ritirato per conto dello zio l'Orso d'Oro vinto dalla pellicola al Festival di Berlino. Fra i temi ricorrenti, spicca quello della criminalità: prendendo spunto da un fatto di cronaca (due scippatori condannati alla pena capitale), il film si apre con due passeggeri che discutono sull'efficacia di tale deterrente (e paradossalmente quello più convinto che la pena di morte possa essere "un esempio" per i ladri si rivela essere a sua volta un borseggiatore!). Il tema torna nell'incontro di Panahi con il suo ex vicino di casa, che è stato derubato e ha anche individuato il colpevole, ma preferisce non denunciarlo perché ne comprende le ragioni; e consente di concludere il film in maniera improvvisa quando la portiera della vettura, lasciata per un attimo incustodita, viene forzata e la preziosa videocamera che finora aveva ripreso tutto viene rubata, lasciando lo schermo nero (per fortuna la memory card non segue la stessa sorte, altrimenti – nella finzione scenica, ovviamente – non avremmo potuto vedere il film!).

2 commenti:

Marisa ha detto...

film gradevolissimo che affronta temi spinosi e molto impegnativi con la freschezza e la grazia di un autentica saggezza. La bonarietà e lo sguardo sereno del regista taxista anche quando rievoca la prigione e la tortura sono come un balsamo e la sua paziente ed intelligente ironia stempera ogni estremismo. Un pò troppo saputella la nipotina, che rischia l'indottrinamento e un eccessivo moralismo. Meno male che c'è lo zio...

Christian ha detto...

La nipotina in effetti sembra un personaggio un po' "costruito"... Mi ha fatto sorridere che abbia citato la bambina de "Lo specchio", che invece era (o almeno sembrava) molto naturale e spontanea. Ma nei film iraniani, con la loro commistione di più piani, si fa fatica a capire dove finisce la realtà e dove inizia la recitazione.