24 settembre 2015

Il caso Spotlight (Tom McCarthy, 2015)

Il caso Spotlight (Spotlight)
di Tom McCarthy – USA 2015
con Mark Ruffalo, Michael Keaton
**1/2

Visto al cinema Anteo, con Sabrina, in originale con sottotitoli (rassegna di Venezia).

La storia vera dell'indagine effettuata da Spotlight, la redazione investigativa del quotidiano "Boston Globe", sui tanti casi di abuso di bambini da parte di sacerdoti negli Stati Uniti e sulla loro copertura da parte delle alte sfere della gerarchia cattolica, che si limitavano a patteggiare in tribunale senza informare l'opinione pubblica e a trasferire poi i preti in questione in altre parrocchie, dove tutto inevitabilmente si ripeteva. Sin dai tempi di "Tutti gli uomini del presidente" il giornalismo d'inchiesta, che proprio in America vanta i suoi migliori rappresentanti, è spesso oggetto di film d'impegno sociale serrati e avvincenti. E questa pellicola ne è un perfetto esempio. Di impianto corale (i giornalisti sono Michael Keaton, Liev Schreiber, Mark Ruffalo, Rachel McAdams, Brian d'Arcy James, Gene Amoroso e John Slattery, ma fra gli interpreti spiccano anche Stanley Tucci e Billy Crudup) illustra tutte le tappe dell'indagine effettuata fra il 2000 e il 2002, che valse al "Globe" il premio Pulitzer l'anno successivo. Partendo dal caso di un singolo prete, e cercando le prove che l'arcivescovo della diocesi di Boston, il cardinale Law, fosse a conoscenza degli abusi, i reporter ampliarono poco a poco lo spettro dello scandalo, scoprendo una vera e propria procedura sistematica di rimozione e ricollocamento dei numerosissimi sacerdoti incriminati. E rivelando, inoltre, che la percentuale di preti coinvolti in abusi su minori era enormemente alta (ed è un peccato che questo non abbia stimolato riflessioni a più ampio raggio, per esempio sulle conseguenze della castità imposta dalla Chiesa ai suoi ministri e che viene spesso comunque violata in un modo o nell'altro – nel film si dice nel 50% dei casi – anche se non sempre con conseguenze così traumatiche). McCarthy dirige con piglio e controllo una pellicola solida, ben inquadrata nel suo genere (ma anche con i suoi limiti: vedi lo scarso coinvolgimento psicologico dei personaggi), che non intende tanto scandalizzare o scuotere le coscienze (anche se fa comunque un buon lavoro di informazione sul tema e di ricostruzione storica), quanto raccontare i meccanismi del lavoro dei giornalisti, la nascita e lo sviluppo di una vasta indagine fino alla pubblicazione finale dell'articolo. In fondo l'oggetto dell'inchiesta avrebbe potuto essere un altro (per esempio, un caso di corruzione politica) e il film non sarebbe cambiato di una virgola. Per affrontare direttamente l'argomento della pedofilia nella chiesa, in maniera equilibrata o anche ambigua, ci sono altri film, come "Il dubbio" o "Calvario".

1 commento:

Christian ha detto...

Aggiornamento Oscar: "Il caso Spotlight" ha vinto la statuetta come miglior film dell'anno. Francamente, anche se il film non mi è dispiaciuto, non sono per nulla d'accordo con questa scelta: ritengo che si sia voluto andare sul sicuro, premiando un film dall'impostazione molto classica e – nonostante il tema trattato – poco dirompente, forse per paura di incoronare un action movie ("Mad Max: Fury Road", che per me resta il film dell'anno) o un lungometraggio di Iñárritu per il secondo anno conscutivo ("Revenant" dopo "Birdman").