26 agosto 2015

Star Wars Episodio III: La vendetta dei Sith (G. Lucas, 2005)

Star Wars Episodio III: La vendetta dei Sith
(Star Wars Episode III: Revenge of the Sith)
di George Lucas – USA 2005
con Ewan McGregor, Hayden Christensen
**

Rivisto in DVD.

Ci sono voluti tre film (nell'arco di sei anni) per raccontare le origini di Darth Vader: forse troppi, visto che le sorprese in fondo sono state ben poche e che i momenti migliori dell'intera operazione sono quelli, come nel finale di questa pellicola, in cui si chiude la transizione con la trilogia classica e si comincia a respirare la stessa aria della saga originale. Eppure, per questi motivi ma non solo, "Episodio III" è sicuramente il capitolo più soddisfacente della trilogia di prequel, nonché il più intenso e il più cupo (forse il più cupo di tutti e sei: è stato l'unico a essere vietato ai minori di 13 anni in alcuni paesi!), seppur non sia privo di ingenuità e di sbavature, alcune delle quali già riscontrate nei due film precedenti. Terminata la sua lavorazione, Lucas ha dichiarato che non tornerà più dietro la macchina da presa, forse scottato dalle molte critiche ricevute (cui però è sempre corrisposto un cospicuo successo di pubblico). E qualche anno dopo, ha addirittura venduto la sua franchise alla Disney, che provvederà a proseguirla con nuovi film che esploreranno, si spera in direzioni differenti, il destino di questa "galassia lontana, lontana" che tanto ha affascinato l'immaginario degli spettatori cinematografici negli ultimi trent'anni. Nel frattempo, non si può negare che anche zio George sappia correggere i propri errori: in "Episodio III" mancano, o sono ridotti al minimo, molti degli elementi che più erano stati contestati nei primi due episodi: personaggi eccessivamente caricaturali o infantili (Jar Jar su tutti, virtualmente scomparso tranne che per un breve cameo nel finale), trovate revisioniste (i Midichlorian, anch'essi solo accennati in un dialogo), inopportune sdolcinature romantiche (benché il ruolo di Padme sia fondamentale, il suo spazio sullo schermo risulta ridotto). Rimangono, ahimé, altri difetti, in particolare a livello di caratterizzazione dei personaggi e di snodi narrativi forzati, come vedremo.

Il film inizia maluccio: la scena d'azione iniziale, soffocata da un eccesso di grafica computerizzata, è priva di tensione e sembra uscire da un videogioco. Anakin e Obi-Wan sono impegnati nel salvataggio del cancelliere Palpatine, rapito fuori scena e custodito a bordo dell'astronave del Conte Dooku, il malvagio leader dei separatisti (quando vidi il film al cinema, non ricordavo nemmeno più di chi si trattasse, nonostante l'interpretazione di una leggenda come Christopher Lee: segno di quanto poco avesse fatto presa su di me il precedente "Episodio II"). In pochi minuti Dooku è tolto di mezzo, lasciando il comando dei ribelli "cattivi" al generale Grievous: un generale robotico, si badi bene, visto che prosegue l'andazzo nel far combattere le guerre quasi soltanto a droidi e a cloni, minimizzando così gli spargimenti di sangue per non impressionare troppo gli spettatori. Ma per fortuna, almeno da questo lato, qualcosa sta per cambiare: dopo l'infelice incipit, la pellicola non lesinerà momenti ben più forti (seppure – come lo sterminio dei Sabbipodi nel film precedente – rigorosamente fuori inquadratura). Che il cancelliere Palpatine stia accentrando su di sé troppi poteri è ormai evidente anche al consiglio degli Jedi: ciò che questi non prevedono è che il futuro imperatore riesca a mettere contro di loro proprio il giovane Anakin Skywalker, il guerriero più promettente nonché "l'eletto" che dovrebbe riportare pace e ordine nella galassia. Spinto dall'ambizione, dal rancore, dalla rabbia, ma soprattutto dalla volontà di salvare l'amata Padme (che nel frattempo è rimasta incinta), della quale sogna la morte in una serie di oscure visioni premonitrici, Anakin si lascia lentamente irretire e corrompere dal lato oscuro della Forza. Palpatine, intuendo quali sono i suoi punti deboli, gli ha infatti rivelato che i Sith più potenti sono in grado di sconfiggere anche la morte.

Mentre Obi-Wan è in missione contro il generale Grievous (e Yoda a sua volta si reca sul pianeta dei Wookie, dove incontra Chewbacca: ma la scelta di introdurre anzitempo i personaggi della trilogia classica non serve altro scopo che strizzare l'occhio ai fan, vedi anche il ruolo inutile dei due droidi R2-D2 e C-3P0, al quale dovrà infine essere cancellata la memoria per evitare incongruenze con ciò che è già stato narrato), Anakin scivola sempre di più nelle mani di Palpatine: al punto da tradire definitivamente gli Jedi, mettendosi dalla parte del cancelliere quando la natura di questi come signore dei Sith viene rivelata. Nonostante fosse in preparazione da ben due film, la conversione al male di Anakin appare comunque affrettata, improvvisa e francamente immotivata, e questo – che dovrebbe rappresentare il momento cruciale della trilogia, o se vogliamo dell'intera saga – è il vero punto debole della pellicola. Comunque sia, il giovane non solo accetta di tradire i propri amici, ma ubbidisce anche all'ordine di Palpatine di uccidere tutti gli apprendisti Jedi, bambini compresi, che si trovano a Coruscant. Contemporaneamente Palpatine ordina ai cloni sparsi nella galassia di eliminare i cavalieri restanti, dimostrando loro quanto fosse stata folle la scelta di affidarsi a un esercito di cui non si conosceva l'origine. A salvarsi dall'eccidio sono solamente Obi-Wan e Yoda: il primo affronterà il suo ex pupillo, in un'anticipazione del loro scontro di "Episode IV"; il secondo sfiderà l'autoproclamatosi imperatore, che durante la battaglia (conclusa senza vincitori né vinti) distruggerà simbolicamente il Senato stesso, ultima vestigia della Repubblica. Da notare che il film, che in origine avrebbe dovuto intitolarsi "Rise of the Empire", è stato poi chiamato "Revenge of the Sith" per omaggiare quello che avrebbe dovuto essere il titolo originale dell'Episodio VI, "La vendetta dello Jedi" (poi modificato in "Il ritorno dello Jedi").

Sconfitto e menomato da Obi-Wan, Anakin completerà la propria trasformazione in Darth Vader indossando la caratteristica armatura nera, vero e proprio sistema artificiale per tenerlo in vita. E il suo tuffo nel lato oscuro si concluderà con la tragica consapevolezza di aver causato personalmente la morte della moglie Padme. Ignora però che la ragazza ha dato vita, prima di morire, a due gemelli, Luke e Leia, che vengono alla luce in contemporanea al primo "respiro" artificiale dello stesso Vader. Anche qui, meglio passar sopra a certe debolezze intrinsiche di una trama che deve, per forza di cosa, far "quadrare i conti" con ciò che avevamo già visto nei film originali: come è possibile, in un mondo dotato di tante apparecchiature fantascientifiche oltre che di percezioni extrasensoriali, che fino al momento del parto nessuno sapesse che Padme aspettava due gemelli? E anche la fatidica transizione dalla democrazia della Repubblica alla dittatura dell'Impero è tirata via con ingenua semplicità (la scena in cui Padme commenta "È così che muore la libertà: sotto scroscianti applausi", che nelle intenzioni vorrebbe rievocare l'ascesa di Hitler, risulta retorica e anticlimatica). Dove il film funziona meglio è nell'intensità dello scontro finale fra Anakin e Obi-Wan, davanti alle colate di lava rossa del pianeta Mustafar, per non parlare del finale multiplo in cui, gratificandoci al livello più elementare, mostra il passaggio verso la situazione che troveremo all'inizio della trilogia classica: Yoda in esilio, Luke e Leia affidati a famiglie adottive su Tattoine e Alderaan (con Obi-Wan che veglia da lontano sul primo), l'imperatore e Darth Vader che sovrintendono alla costruzione della Morte Nera. Se aggiungiamo l'apparizione di tecnologia e uniformi "classiche", più essenziali e povere di quelle viste fino ad ora, ecco che l'effetto nostalgia fornito dalle ultime sequenze veicola finalmente le emozioni tanto attese e che erano mancate nelle precedenti sei ore.

2 commenti:

Jean Jacques ha detto...

Indubbiamente un film imperfetto, eppure nonostante tutto riesce a emozionarmi come un bambino. Forse perché so che dopo segue La Trilogia, quella vera, che ho amato da sempre.

Christian ha detto...

Sì, è l'unico dei tre prequel che qualche emozione la fornisce, e per questo direi che si merita tutta la sufficienza. Però, appunto, queste emozioni sono dovute solo al fatto di conoscere e amare già la trilogia classica. Altrimenti la progressione drammatica e la "costruzione" del personaggio di Darth Vader lascerebbero alquanto a desiderare...