24 agosto 2015

Il fabbricante di gattini (R. W. Fassbinder, 1969)

Il fabbricante di gattini (Katzelmacher)
di Rainer Werner Fassbinder – Germania 1969
con Hanna Schygulla, Rainer W. Fassbinder
**1/2

Visto in divx alla Fogona, con Marisa.

Nella prima fase della prolifica carriera cinematografica di Fassbinder, caratterizzata dalla lavorazione collettiva dell'Antiteater e che conta ben dieci lungometraggi nello spazio di tre anni (dal 1969 al 1971), i film si possono dividere in due categorie: quelli a sfondo sociale e quelli che guardano ai generi più classici del cinema hollywoodiano, il noir in particolare. "Il fabbricante di gattini" appartiene alla prima categoria. In un quartiere alla periferia di Monaco, un gruppo di amici perdigiorno e inconcludenti trascorre le giornate fra chiacchiere, progetti, litigi, amori (anche a pagamento) e soprattutto pettegolezzi (ogni episodio, che li riguardi o meno, viene alterato o gonfiato a dismisura). La routine viene rotta dall'arrivo di uno straniero, un immigrato greco (interpretato dallo stesso Fassbinder), che affitta una stanza nell'appartamento di Elisabeth. Naturalmente la sua venuta scatena l'immaginazione e le chiacchiere di tutti. Se Maria (Schygulla) se ne innamora, conquistata dalla sua gentilezza e dal suo sguardo, gli altri non perdono tempo ad attribuirgli ogni possibile nefandezza: di volta in volta Yorgos è considerato un approfittatore, un violentatore, un comunista... Episodico, in bianco e nero, adattato da un lavoro teatrale dello stesso Fassbinder risalente all'anno precedente, di cui riprende l'impostazione scenica (quasi sempre i personaggi sono seduti e immobili, con lo sguardo rivolto verso lo spettatore, mentre la macchina da presa è immobile tranne che nelle brevi carrellate che li mostrano, a turno, camminare a braccetto per la via: sono le uniche scene, fra l'altro, accompagnate da un commento musicale), il film mostra la “banalità del male”, figlio della noia e dell'improvvisazione: la xenofobia nasce quasi dal nulla e si nutre del nulla, come suggerisce Peter che, nel finale, spiega di aver partecipato al pestaggio del greco “senza volerlo”. Il titolo originale ("Katzelmacher") è un termine spregiativo, usato in Austria e in Baviera, per i Gastarbeiter ("lavoratori ospiti") e gli immigrati dell'Europa del Sud, segnatamente italiani, la cui etimologia in realtà non ha nulla a che vedere con i felini (anche se c'è chi l'ha giustificato, dicendo che tali emigranti... figliavano come gatti!) ma si riferisce alle "cazze", ovvero utensili per cucina in legno o rame che venivano prodotti da artigiani italiani, per esempio dalla Val Gardena.

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