10 giugno 2015

Les amours imaginaires (Xavier Dolan, 2010)

Les amours imaginaires (aka Heartbeats)
di Xavier Dolan – Canada 2010
con Xavier Dolan, Monia Chokri, Niels Schneider
***

Visto in divx alla Fogona, con Sabrina e Marisa, in originale con sottotitoli.

Il secondo lungometraggio del giovanissimo Xavier Dolan (anche interprete, sceneggiatore, montatore e costumista!), più elaborato, stilizzato e pretenzioso del precedente (con tutti i rischi che questo comporta), ne conferma comunque il talento e, anzi, ne mette in risalto ancora di più le enormi capacità tecniche e artistiche. Al servizio dei temi a lui cari (i sentimenti, l'omosessualità, il complesso di Edipo) c'è infatti una regia in stile videoclip e fortemente visiva che quasi sommerge con le sue immagini, i suoi colori e le sue inquadrature una storia semplice ma coinvolgente, e che pure non nasconde i suoi debiti verso alcuni mostri sacri del passato e del presente (Cocteau, Godard, Bertolucci, Wong, Araki). A Montreal, il gay Francis (Dolan stesso) e la sofisticata Marie (Chokri), amici per la pelle, incontrano ad una festa e si innamorano del bel Nicolas (Schneider), che con i suoi modi affabili e la sua apparente disponibilità seduce entrambi in breve tempo, più o meno inconsapevolmente. Pur avendo una propria vita, e i rispettivi amanti, sia Francis che Marie non pensano più ad altro che a Nico, tanto che in un rapporto di amicizia fino ad allora perfetto cominciano a sorgere sospetti e gelosie. Il loro amore per Nicolas, però, è solo "immaginario": in realtà l'efebico ragazzo (una sorta di angelo che sfiora la terra ma non ne è toccato) non è interessato a nessuno dei due. Se il soggetto è quello di un triangolo atipico, fatto di illusioni, speranze, sogni e sentimenti inconfessati (ma il tono del racconto è sempre leggero e a tratti quasi ironico), lo stile folgorante si basa su diverse tecniche di ripresa – con macchina a mano, camera fissa con zoom (durante le "interviste" ad altri ragazzi che raccontano allo spettatore, a loro volta, storie di amori a senso unico), carrelli, panoramiche, campi lunghi, primissimi piani, transizioni in nero – e su una fotografia che pone in risalto i colori primari, accesi e vivaci, oltre che su una colonna sonora particolarmente studiata per portare su un altro livello le immagini cui si abbina: la canzone "Bang Bang" di Sonny Bono, nella versione in italiano cantata da Dalida, accompagna a mo' di commento le transizioni con i protagonisti che si muovono al ralenti per le strade (scene che ricordano assai da vicino le sequenze di "In the mood for love"); ma c'è anche Bach (le suite per violoncello) e Wagner (il prelusio del "Parsifal"), così come non mancano riferimenti culturali di vario genere (i disegni di Jean Cocteau, le poesie di Rimbaud e di Gaston Miron, i film con Audrey Hepburn). Anne Dorval, che interpreta la madre di Nicolas, era già stata coprotagonista del primo film di Dolan, "J'ai tué ma mère", e tornerà nei successivi "Laurence Anyways" e "Mommy". Nel finale, comparsata per Louis Garrel.

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