27 febbraio 2015

Star Wars Episodio I: La minaccia fantasma (G. Lucas, 1999)

Star Wars Episodio I: La minaccia fantasma
(Star Wars Episode I: The phantom menace)
di George Lucas – USA 1999
con Liam Neeson, Ewan McGregor
*1/2

Rivisto in DVD.

A sedici anni di distanza da "Il ritorno dello Jedi" (e a ventidue dal primo "Guerre stellari", di fatto l'ultimo film che aveva diretto in prima persona), George Lucas torna dietro la macchina da presa per raccontare l'antefatto della sua fortunata saga fantascientifica, con una trilogia di prequel ("Episodio I", "II", "III") che svelano le origini del cattivo Dart Fener (o meglio Darth Vader, visto che le nuove pellicole utilizzano i nomi originali e non quelli modificati nella versione italiana dei vecchi film; ecco perché anche i droidi si chiamano R2-D2 e C-3PO, e non C1-P8 e D-3BO) e la nascita dell'impero galattico: alla fine di "Episodio III", che vedrà la luce sei anni più tardi, il raccordo con le pellicole storiche ma cronologicamente successive – rieditate per l'occasione in home video con l'aggiunta della dicitura "Episodio IV", "V" e "VI" nel titolo – sarà completo, non lasciando più nulla all'immaginazione dello spettatore. E già questo è uno dei motivi che spiegano perché l'operazione, che può dirsi certamente un successo dal punto di vista commerciale (gli incassi sono stati elevati, e non poteva essere altrimenti), lascia più di una perplessità per il risultato artistico. Esplicitando quello che nei tre film storici era solamente sottinteso (la caduta di Darth Vader in preda al lato oscuro, il suo tradimento contro gli Jedi e la sua affiliazione con il malvagio imperatore), Lucas comincia a togliere un po' della magia che rendeva speciale l'ambientazione della sua saga e che l'aveva resa un vero e proprio fenomeno culturale. Il resto del danno è procurato da una storia francamente poco interessante, da personaggi la cui caratterizzazione è assai più debole del previsto, da una successione di scene d'azione e di battaglia che non regalano un briciolo di emozione, e anche da accenni di revisionismo su alcuni temi cardini della saga che sono stati male accolti dagli appassionati. Tanta è stata la trepidante attesa per questo film, sin da quando venne annunciato, tanta è stata la delusione (dei fan ma non solo) nel trovarsi di fronte a una pellicola noiosa e poco ispirata, che soltanto a tratti mostra barlumi dell'atmosfera dei primi "Guerre stellari", e che sposa i difetti delle pellicole commerciali rivolte a un pubblico infantile con la pretenziosità di chi prende troppo sul serio la propria creazione.

La consueta sequenza introduttiva (c'è chi diabolicamente ha detto che i primi trenta secondi, con il tema musicale di John Williams e le scritte in sovrimpressione che si allontanano all'orizzonte, costituiscono il momento più emozionante del film) ci presenta una vicenda che ha ben poco di epico o di avventuroso: il Senato della Repubblica (l'impero galattico è ancora di là da venire) ha imposto una tassazione sulle rotte commerciali verso i pianeti periferici della galassia; come risposta, la federazione dei mercanti ha deciso di imporre un blocco attorno a uno di questi pianeti, Naboo, nella cui orbita stazionano navi che impediscono ogni passaggio. Due cavalieri Jedi (Qui Gon-Jinn e il suo giovane apprendista Obi Wan-Kenobi) sono inviati come ambasciatori dal cancelliere supremo del Senato per risolvere la situazione; ma i mercanti, segretamente spalleggiati da Darth Sidious (un Sith, ovvero l'equivalente "malvagio" degli Jedi: si tratta fra l'altro del futuro imperatore), tentano di ucciderli. I due Jedi si rifugiano sulla superficie sottostante, dove stringono amicizia con Jar Jar Binks (membro di una razza di alieni anfibi, i Guncan, che condividono il pianeta con i Naboo) e da cui riescono a fuggire portando con sé la regina Amidala. Una sosta di emergenza per riparare l'astronave li conduce sul desertico pianeta Tattoine (quello dove, nel 1977, aveva preso il via l'intera saga!): e qui incontrano il piccolo Anakin Skywalker, un bambino che Qui Gon-Jinn riconosce come il "prescelto", colui che secondo una leggenda è destinato a "riportare l'equilibrio nella Forza". Tanto basta per portarlo con sé, riscattandolo dalla schiavitù, con l'intenzione di sottoporlo all'addestramento per diventare un cavaliere Jedi. Successivamente, visto che il Senato della Repubblica, troppo impelagato nella burocrazia (ma anche per via degli intrighi sotterranei del senatore Palpatine) si dimostra incapace di risolvere la questione del blocco, la regina Amidala decide di tornare su Naboo, accompagnata dagli Jedi. Uno scontro quadruplo contro l'esercito dei mercanti (Amidala e le sue guardie del corpo contro i due leader della federazione commerciale, che hanno preso possesso del suo palazzo; Jar Jar Binks e gli altri Guncan contro l'esercito robotico dei mercanti; il piccolo Anakin e il droide R2-D2, insieme ad altri piloti stellari, contro l'astronave che controlla i robot dall'orbita; e infine Qui Gon-Jinn – che ci lascia le penne – e Obi Wan-Kenobi contro Darth Maul, l'allievo di Darth Sidious, in un duello all'ultimo sangue con le spade laser) suggella la vittoria dei "buoni". Almeno per ora.

Le note dolenti sono parecchie. Innanzitutto una trama poco interessante e poco fluida, dicevamo, incentrata su tasse mercantili e franchigie commerciali, cavilli burocratici e intrighi politici: altro che avventura, immaginazione e viaggi iperspaziali! Poi, e soprattutto, personaggi senza carisma e attrattiva: con l'eccezione forse di Qui Gon-Jinn (interpretato da un buon Liam Neeson, il migliore del cast), abbiamo un Obi Wan-Kenobi (Ewan McGregor, nel ruolo che Alec Guinnes interpretava da anziano nei film classici) ancora acerbo, ma soprattutto un Anakin Skywalker (Jake Lloyd) che non è altro che un bambino antipatico e saputello, che se non fosse per il senno di poi (sappiamo che diventerà il cattivissimo Darth Vader) sarebbe un personaggio quasi insopportabile nell'economia della pellicola. Il roster degli umani è completato da Padme/Amidala (Natalie Portman), la giovane regina di Naboo che per gran parte del film si fa passare per la propria ancella (la finta regina è interpretata invece da una giovanissima Keira Knightley), e dal senatore Palpatine (Ian McDiarmid, l'unico attore a tornare dalla trilogia classica), ambiguo e opportunista, che sfrutta la crisi per farsi eleggere cancelliere supremo (e che, anche se nel film non viene rivelato, sappiamo essere Darth Sidious, ovvero il futuro imperatore: il titolo "La minaccia fantasma" si riferisce proprio a lui). Ah, e infine c'è Darth Maul (Ray Park): presentato nelle locandine e nel materiale promozionale come il supercattivo di questo episodio, non ha un briciolo di personalità o di carisma, e acquista un po' di spazio soltanto nella battaglia finale: character usa e getta, è da ricordare solo per l'aspetto fisico, con la faccia diabolica dipinta di rosso e nero e la spada laser a due lame. Il resto dei personaggi fondamentali è tutto in computer graphics: i mercanti della federazione (che parlano con un bizzarro accento russo), i Guncan, i vari alieni di Tattoine (fra cui lo schiavista Watto, al cui servizio lavora Anakin, e il pilota Sebulba, che il nostro bimbo sconfigge nella corsa degli sgusci; si intravede anche il buon vecchio Jabba con famiglia), Yoda e altri maestri Jedi (fugacemente intravisti nella scena del consiglio, che introduce anche Mace Windu, interpretato da Samuel L. Jackson), l'esercito robotico dei mercanti, e persino i classici droidi che ben conosciamo (R2-D2, a tutti gli effetti compagno di avventura dei nostri eroi, e C-3P0, che si rivela essere stato costruito proprio da Anakin; e pazienza se il tutto sembra incoerente o fin troppo conveniente: in fondo si tratta solo di strizzatine d'occhio per i fan).

Anche i precedenti film (soprattutto "Il ritorno dello Jedi") avevano un target infantile, è vero, ma questo non andava a discapito dell'azione, dell'avventura e della coerenza di fondo. Qui abbiamo battaglie asettiche, nelle quali muoiono solo robot (a parte Qui Gon-Jinn e Darth Maul, che però si battono in uno scontro separato da quello principale): non si vede mai cadere a terra né un Guncan né un membro del seguito della regina. Abbiamo un personaggio come Jar Jar Binks (realizzato interamente in CG, sulle movenze dell'attore Ahmed Best) che non ha praticamente alcun ruolo se non quello di spalla comica, e che è stato talmente detestato dai fan e dagli spettatori da meritarsi il titolo di personaggio più odiato dell'intera saga di "Guerre stellari" (e la sua parlata ridicola, un misto di veneto, francese, spagnolo, latino, tedesco, inglese, e chi più ne ha più ne metta, non aiuta di certo): goffo e spilungone come il Pippo della Walt Disney, senza però la sua simpatia, è stato talmente male accolto che Lucas ha dovuto drasticamente ridurre il suo spazio nelle pellicole successive. Tra questi due estremi (personaggi "seri", o meglio noiosi, e personaggi "infantili", entrambi senza spessore psicologico), manca terribilmente una figura come Han Solo, che con la sua personalità e il suo sarcasmo sosteneva gran parte dell'azione della trilogia classica. Qui avrebbe potuto essere sostituito, per esempio, dal giovane Obi Wan-Kenobi, che invece risulta non pervenuto (se non fosse per la scena in cui uccide Darth Maul, il suo ruolo nelle vicende narrate è del tutto superfluo). I difetti del film, peraltro, non finiscono qui. Dobbiamo ancora parlare di alcuni momenti di ridicolo involontario, soprattutto in riferimento ad Anakin: come definire altrimenti la scena in cui la madre del bambino (Pernilla August) afferma candidamente che il piccolo è stato concepito "senza padre"? E come accettare serenamente l'introduzione dei Midichlorian, microrganismi simbiotici, presenti nel sangue, grazie ai quali gli Jedi "percepiscono" la Forza? Insomma: per vedere quanto è potente uno Jedi, basta fargli un esame del sangue. Un altro modo per togliere la magia e la suggestione che permeavano il concetto originale, dandogli una parvenza di spiegazione scientifica di cui non si sentiva affatto il bisogno (e che, anche in questo caso, sarà progressivamente ignorata nei film successivi).

Lucas ha spesso affermato nelle interviste di avere avuto in mente l'intera saga sin dall'inizio, e di non aver girato i primi tre episodi in passato perché non aveva ancora a disposizione la tecnologia necessaria. Eppure, visto il risultato, c'è da dubitarne. Non pochi hanno pensato che "Episodio I", insieme all'ancora più disastroso "Episodio II" e al prevedibile e meccanico "Episodio III", abbiano fatto più danni che altro alla reputazione della saga e del suo autore, che da "miti" intoccabili sono precipitati nel calderone dei prodotti cinematografici commerciali come tanti altri. Forse, dunque, era meglio non rimetterci mano. Certo, i risultati al botteghino e quelli del merchandising suggeriscono diversamente (e ora, con la franchise rilanciata – anche attraverso cartoni animati e videogiochi – ci attenderanno altri film, a partire da quelli che saranno prodotti dalla Disney, nuova proprietaria dei diritti), ma è indubbio che da "Episodio I" in poi la saga di "Guerre stellari" (o meglio, di "Star Wars", visto che il titolo inglese è stato imposto retrospettivamente a tutti i film per ragioni di marketing) ha perso quell'aura di intoccabile e nostalgica sacralità che aveva mantenuto fino al 1999. Stilisticamente, a parte lo sfoggio di effetti speciali (all'epoca il non plus ultra), c'è poco da segnalare: la regia di Lucas è antiquata e scolastica e non sembra aver fatto passi in avanti rispetto ai vent'anni precedenti. Alcune critiche però sono state ingenerose, come quella di utilizzare ancora trovate vetuste come le "tendine" e le dissolvenze nel passaggio da una scena all'altra: sono elementi iconici della serie, che omaggiano i vecchi serial d'avventura degli anni trenta e quaranta, e in quanto tali sarebbe stato un peccato rinunciarvi. Meno scusabile è la totale assenza di frasi, scene o momenti memorabili, in contrasto con i film della trilogia classica dove abbondavano. L'unica sequenza che rimane impressa è quella della "corsa degli sgusci", che peraltro sembra uscire da un videogioco (e infatti ne è stato tratto proprio un videogame), anche se l'ispirazione cinematografica è quella della corsa delle bighe di "Ben Hur". Fra i set, da segnalare la reggia di Caserta, dove sono state girate tutte le scene ambientate nel palazzo reale di Naboo. Come in passato, numerosi i riferimenti alle culture e filosofie orientali (dal volto dipinto di Amidala, al nome stesso di Qui-Gon Jinn). Cameo di Sofia Coppola nei panni di un'ancella della regina.

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