30 novembre 2014

Scarface (Brian De Palma, 1983)

Scarface (id.)
di Brian De Palma – USA 1983
con Al Pacino, Michelle Pfeiffer
***1/2

Visto in divx.

Fuggito dalla Cuba di Castro e stabilitosi a Miami, l'esule Tony Montana (Al Pacino, in uno dei ruoli più celebri della sua carriera) comincia la sua "scalata" nel mondo della malavita lavorando per conto di un piccolo trafficante di droga. La sete di successo e di ricchezza lo porterà, passo dopo passo, ai vertici di un vero e proprio impero che gestisce l'importazione di droga dal Sud America. Ma l'eccesso di ambizione e l'esagerata gelosia per la propria sorella saranno la sua rovina. Remake dell'omonimo gangster movie di Howard Hawks, sceneggiato da un Oliver Stone che – a parte l'incipit che mostra l'arrivo di Tony e del suo amico Manny negli Stati Uniti, contestualizzando diversamente la storia e trasportandola dalla Chicago del proibizionismo (l'originale era di fatto una rilettura della vita di Al Capone) alla Miami degli agni ottanta – si rifà fedelmente allo script di Ben Hecht per il prototipo (tanto Hecht quanto Hawks sono ringraziati nei titoli di coda: la pellicola è dedicata a loro). Molte le scene riprese pari pari dal film del 1932: l'infatuazione di Tony per Elvira (Michelle Pfeiffer), la pupa del suo boss Frank (Robert Loggia); l'agguato organizzato da quest'ultimo ai suoi danni, colpevole di "allargarsi" troppo, e il modo in cui Tony lo smaschera (la finta telefonata) prima di ucciderlo; il turbolento rapporto con la madre e con la giovane sorella Gina (Mary Elizabeth Mastrantonio); quest'ultima che si sposa, all'insaputa di Tony, con il suo amico e braccio destro Manny (Steven Bauer), ucciso proprio da Tony in un impulso di gelosia; e l'assedio finale nella propria casa (qui non a opera della polizia, che per tutta la pellicola brilla per la sua assenza – se escludiamo la scena dell'agente corrotto – ma di una banda di trafficanti rivali). La maggior durata (oltre due ore e quaranta) rispetto al modello permette di approfondire meglio il personaggio principale e di trasformare la sua vicenda in una vera epopea; ma d'altro canto, alcuni snodi appaiono più meccanici e meno convincenti (in generale il rapporto di Tony con la sorella, che funzionava meglio nel prototipo). Memorabile comunque l'ultima sequenza, con Pacino crivellato di proiettili che piomba nella fontana nell'atrio della sua lussuosa villa, sotto l'insegna luminosa (con la frase "The World is Yours") che torna pari pari, anch'essa, dal film degli anni trenta. Se la cicatrice sul volto (da cui il termine "Scarface", che però nel film non viene mai usato) ha meno importanza – anche metaforica – rispetto alla versione di Hawks, la scelta di dargli un background "cubano" anziché italo-americano (un'idea, pare, di Sidney Lumet, che originariamente avrebbe dovuto dirigere il film e che avrebbe voluto mantenere i toni "politici" dell'originale) si può dire particolarmente indovinata, oltre che necessaria per calare la vicenda negli anni ottanta: è nel suo odio verso il regime di Castro ("I comunisti ti dicono sempre cosa fare!") che si trovano i semi del desiderio di rivalsa e di esasperata individualità che caratterizzano il personaggio. Grande successo di critica (con riserve per la violenza, all'epoca ritenuta eccessiva) e di pubblico, anche fra i veri (o aspiranti tali) malavitosi nostrani, come ha testimoniato Roberto Saviano, con boss mafiosi che si sono fatti costruire ville identiche a quella del film: Tony Montana è diventato il loro mito. Curiosa la colonna sonora "elettronica", figlia dei suoi tempi, di Giorgio Moroder. Nel cast anche F. Murray Abraham, Paul Shenar, Harris Yulin e Mark Margolis.

4 commenti:

Jean Jacques ha detto...

Un classico della mia adolescenza <3

Marco Goi ha detto...

va beh, cult totale!

Christian ha detto...

Io forse preferisco di poco l'originale di Hawks, ma indubbiamente questo è l'esempio perfetto di come sia possibile realizzare un remake all'altezza del prototipo, conservandone i punti chiave e ricontestualizzando l'ambientazione.

Di solito De Palma non mi piace... Certo, qui i meriti sono di Stone (e ovviamente di Pacino) più che suoi.

marco c. ha detto...

Il film preferito di Fabrizio Corona. Ho visto in un "servizio giornalistico" che nel suo mega-attico milanese ne aveva una copia speciale. Credo di ricordare che nell'appartamento ci fosse anche una Vespa "scarface edition" bianca e nera col logo di Scarface. Ha imparato bene, compreso il finale.