29 novembre 2014

Gli occhi della notte (Terence Young, 1967)

Gli occhi della notte (Wait until dark)
di Terence Young – USA 1967
con Audrey Hepburn, Alan Arkin
**1/2

Visto in divx.

Un trafficante di droga (Alan Arkin) assolda due truffatori (Richard Crenna e Jack Weston) per recuperare una bambola di pezza, segretamente "imbottita" con una partita di eroina, che è per errore finita nella casa di una coppia di coniugi. Approfittando dell'assenza del marito, i criminali si introducono nell'appartamento e cercano di ingannare la moglie (Audrey Hepburn): ma questa, pur essendo cieca, saprà tenergli testa. Thriller ambientato interamente – a parte l'incipit – fra le quattro mura di un appartamento seminterrato e costruito tutto sul contrasto fra l'handicap della protagonista e la sua abilità nel riconoscere gli inganni dei truffatori (le cui false identità cadono poco a poco per via di dettagli cui solo un cieco farebbe caso). E vedere una donna debole, impaurita e menomata, riuscire ad avere la meglio da sola (o con l'aiuto della piccola vicina di casa, una bambina impicciona ma esaltata nel partecipare a un'avventura "pericolosa") sui tre invasori (in particolare su Arkin, il più violento e spietato), è una bella soddisfazione per lo spettatore. Nel momento della resa dei conti, ovviamente, la Hepburn distruggerà tutte le fonti di luce in casa, in modo da affrontare il cattivo nell'ambiente a lei più congeniale: la totale oscurità. Forse più teatro che cinema (e infatti la sceneggiatura – non proprio a prova di bomba – è tratta da un dramma di Frederick Knott), ma comunque un buon intrattenimento, con echi da "La scala a chiocciola" e "Il terrore corre sul filo", e con una suspence a tratti hitchcockiana (nel senso che noi spettatori sappiamo quasi sempre più di quello che sanno i personaggi: l'unica cosa che ignoriamo, almeno all'inizio, è dove si trovi la bambola). Memorabile il villain interpretato da Arkin, vero e proprio contraltare dell'innocenza di Susy, che con gli occhiali a lenti scure sembra quasi farsi beffe del suo handicap: il confronto finale fra lui e la Hepburn terrorizzò e fece strillare di paura le audience del 1967. Una curiosità, data la cecità della donna: il marito lavora invece con la luce, visto che fa il fotografo. Per interpretare nel migliore dei modi il personaggio, Audrey Hepburn frequentò una scuola per ciechi: ottenne una nomination all'Oscar, ma perse la statuetta a favore della sua omonima Katharine.

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