05 agosto 2014

Boys don't cry (Kimberly Peirce, 1999)

Boys don't cry (id.)
di Kimberly Peirce – USA 1999
con Hilary Swank, Chloë Sevigny
***

Rivisto in divx, con Sabrina.

Nato biologicamente come donna, il ventunenne Teena Brandon si percepisce come un maschio: e dunque va in giro per il Nebraska vestito e acconciato da uomo, con il nome di Brandon Teena. Dopo aver fatto conoscenza con un gruppo di ragazzi alquanto problematici e distruttivi, si innamora di Lana e progetta di fuggire con lei lontano da un'esistenza vuota e senza prospettive: ma quando il suo segreto verrà alla luce, scoppierà la tragedia. Ambientato nell'America più profonda, arretrata e intollerante, un film tratto da un fatto reale di cronaca che sfiora temi ad ampio spettro come l'identità, l'autodeterminazione e l'accettazione (di sé e degli altri). È anche una delle rare pellicole a denunciare le problematiche dei transgender in un ambiente ostile che, nel migliore dei casi, non li distingue dai gay o dalle lesbiche. L'approccio realistico nella narrazione culmina, nel finale, in una serie di scene di forte impatto emotivo che rappresentano un vero e proprio pugno nello stomaco, anche per merito della fotografia di Jim Denault (che coinvolge lo spettatore nel girovagare notturno di Brandon e compagni, catturandone al contempo la solitudine, l'isolamento e la disperata ricerca di libertà: non a caso un critico ha parlato di una versione transgender di "Gioventù bruciata"). Ma c'è anche un'eccellente recitazione e una regia solida che non si concede divagazioni o distrazioni. Primo film della regista Kimberly Peirce (la cui carriera successiva, almeno per ora, non ha prodotto granché), è valso alla Swank il premio Oscar come miglior attrice: se pensiamo che era stata protagonista del quarto capitolo di "Karate Kid" (la scena in cui Brandon, in auto con i suoi amici, si ferma davanti a una scuola di karate potrebbe essere una strizzatina d'occhio a quella pellicola) e che successivamente ha ripetuto l'exploit come pugile nel "Million Dollar Baby" di Clint Eastwood, risulta evidente la prevalenza di ruoli mascolini nella sua filmografia. Il titolo proviene da una canzone dei The Cure, una cover della quale è presente nella colonna sonora.

3 commenti:

Jean Jacques ha detto...

Dovrò vederlo, anche per constatare se la regista prima di "Carrie" valeva qualcosa.

echse ha detto...

Io ricordo che quando lo vidi mi disturbo' parecchio la violenza nel finale...perché percepisci che non e' finta ma assolutamente inserita e funzionale a quel contesto, arretrato e ostile a qualsivoglia diverso..e' un bel film ,la swank assolutamente credibile e giustamente premiata.

Christian ha detto...

In effetti è un film che lascia a disagio, un pugno nello stomaco appunto... Ancor più quando si scopre che si basa su una storia vera.