22 agosto 2014

Addio alle armi (Frank Borzage, 1932)

Addio alle armi (A farewell to arms)
di Frank Borzage – USA 1932
con Gary Cooper, Helen Hayes
**1/2

Visto in TV, in originale con sottotitoli.

Primo adattamento cinematografico del celebre romanzo di Ernest Hemingway, pubblicato solo tre anni prima (nel 1929) e ambientato sul fronte del Piave durante la prima guerra mondiale. Il tenente americano Frederic Henry (Cooper), che guida ambulanze per conto dell'esercito italiano, si innamora dell'infermiera inglese Catherine Barkley (Hayes). Ma gli eventi della guerra li separeranno: lei, incinta, si rifugerà in Svizzera per partorire, mentre lui, pur di raggiungerla, diserterà dopo la disastrosa battaglia di Caporetto. Ma sarà troppo tardi, e Catherine morirà di parto fra le sue braccia. Struggente love story che la sceneggiatura vena di ulteriore romanticismo rispetto al libro, sullo sfondo di un conflitto percepito come insensato: ma l'antimilitarismo è veicolato senza retorica, e le vicende della guerra lasciano sempre spazio in primo piano ai personaggi, simpatetici e tridimensionali (la caratterizzazione fornita da Hemingway, ai protagonisti come ai comprimari, è ovviamente favorita dalla natura semi-autobiografica del romanzo). Adolphe Menjou è il maggiore Rinaldi, il medico amico di Frederic che gli presenta Catherine. La differenza di statura fra i due protagonisti (uno e novanta lui, appena un metro e mezzo lei) è talmente evidente che, nella scena in cui passeggiano affiancati, fanno quasi fatica a baciarsi. La regia di Borzage rende memorabili alcune sequenze, come il bombardamento che interrompe i bagordi di Rinaldi e Frederic (che conversa con il piede di una prostituta), la soggettiva del ricovero di Frederic a Milano, il finale che fa coincidere la fine della guerra con la morte di Catherine e che dona la pellicola il tono di un vero e proprio melodramma romantico. Pur avendo edulcorato alcuni dei passaggi più cinici e pessimisti di Hemingway e avendo evitato di soffermarsi nei dettagli sulla sconfitta di Caporetto (presentata attraverso un montaggio un po' confuso di immagini dai toni quasi irreali, girate evidentemente in studio e non in esterni), il film fu proibito in Italia durante il fascismo. Degna di nota la fotografia di Charles Lang, premiata con l'Oscar. Rifatto (peggio) nel 1957 da Charles Vidor.

0 commenti: