30 maggio 2014

X-Men: Giorni di un futuro passato (B. Singer, 2014)

X-Men: Giorni di un futuro passato (X-Men: Days of Future Past)
di Bryan Singer – USA 2014
con Hugh Jackman, Michael Fassbender
***

Visto al cinema Uci Bicocca.

Bryan Singer torna alla franchise che lui stesso aveva lanciato con i primi due film. E lo fa alla grande, adattando per lo schermo una delle più belle storie degli X-Men dei fumetti, quel "Giorni di un futuro passato" con cui nel 1981 Chris Claremont e John Byrne introdussero i viaggi nel tempo nel già complicato mondo dei mutanti Marvel. La pellicola è un perfetto trait d'union fra la prima trilogia (da cui tornano personaggi e attori come Xavier/Patrick Stewart, Magneto/Ian McKellen, Tempesta/Halle Berry, oltre naturalmente a Wolverine/Hugh Jackman, l'unico finora presente in tutti i sette film sugli X-Men se consideriamo anche le sue due pellicole "a solo") e il bel prequel firmato da Matthew Vaughn, qui co-autore della storia (e dunque largo spazio ai "giovani" Xavier/James McAvoy, Magneto/Michael Fassbender, Bestia/Nicholaus Hoult e Mystica/Jennifer Lawrence). La trama prende le mosse da un cupo futuro in cui le robotiche Sentinelle ideate dallo scienziato Bolivar Trask (Peter Dinklage) hanno scatenato una guerra contro i mutanti, sterminandoli (quasi) tutti. Per salvare la propria specie ma anche l'intero pianeta da un conflitto senza fine, Kitty Pryde (Ellen Page) proietta la coscienza di Wolverine cinquant'anni indietro nel tempo, all'interno del suo corpo più giovane. Qui, nel 1973, Logan dovrà convincere un immaturo Xavier e un impulsivo Magneto ad allearsi per fermare Mystica, il cui tentativo di uccidere Trask innescherà la catena di eventi che porterà alla catastrofe. Come solitamente accade nelle migliori storie degli X-Men, l'azione e la complessità della trama sono al servizio di riflessioni di natura sociale o introspettiva, e i personaggi, con la loro umanità, rimangono sempre al centro della vicenda. In più, è un piacere per i Marvel fan di vecchia data riconoscere qua e là alcuni dei numerosissimi character del mondo mutante: spettacolare, in questo caso, il Quicksilver ancora teenager (interpretato da Evan Peters) che con la sua super-velocità aiuta i nostri eroi a far evadere Magneto dal carcere di sicurezza sotto il Pentagono. Strizzatine d'occhio per i fan dei comics ("Una volta mia madre è stata con uno che controllava i metalli"), riferimenti ai film precedenti (William Stryker), curiosità varie (J.F. Kennedy era un mutante!?) condiscono il tutto.

Nonostante qualche piccolo problema di continuity (lo Xavier del futuro non era morto in "X-Men: conflitto finale"?), la pellicola in un certo senso chiude un cerchio e si rivela come la perfetta conclusione di un mini-ciclo di cinque film, "rimediando" nel finale alle stonature provocate dal deludente episodio di Brett Ratner (Scott e Jean saranno nuovamente utilizzabili), fondendo abilmente le anime della vecchia e della nuova generazione di X-Men (meglio di quanto non avesse fatto l'analogo "Generations" per "Star Trek") e consentendo così alle pellicole successive, a seconda del bisogno, di proseguire sia con il filone mutante del passato che con quello del futuro. A proposito: il controfinale dopo i titoli di coda rivela già cosa ci aspetta nel prossimo film: En Sabah Nur, ovvero Apocalisse. Detto di un cast ben mixato fra grossi calibri e giovani promesse, resta da segnalare la presenza nel roster dei personaggi di Alfiere, Blink, Sunspot e Warpath nel futuro (oltre a Kitty, Colosso e Uomo Ghiaccio), e di Toad, Havok, Ink e Spyke nel passato (soldati durante la guerra del Vietnam). Solo brevi ma graditi cameo nel finale per Rogue/Anna Paquin (che aveva girato molte più scene, poi tagliate in fase di post produzione), Jean/Famke Janssen e Ciclope/James Marsden. E a proposito di cameo: stavolta non c'è Stan Lee, ma in compenso abbiamo Len Wein e Chris Claremont (oltre allo stesso Bryan Singer). Nota per chi pensasse che la trama della storia si ispiri a "Terminator": gli albi originali furono pubblicati tre anni prima dell'uscita del film di Cameron, e dunque semmai è vero il contrario (pare in realtà che le ispirazioni per entrambi siano da far risalire ad alcuni episodi delle serie televisive "Dr. Who" e "The Outer Limits"). Poche ma significative, comunque, le differenze fra il film e il soggetto di Claremont e Byrne: nei comics era Kitty (e non Logan) a viaggiare indietro nel tempo, grazie ai poteri di Rachel Summers (in effetti Kitty non ha mai avuto capacità mentali o telepatiche!): e la destinazione non era il 1973 ma il 1981, ossia il presente di allora. Infine, l'oggetto del tentativo di assassinio di Mystica era il senatore Kelly e non Bolivar Trask.

4 commenti:

Jean Jacques ha detto...

Piaciuto molto anche a me. Finalmente un cinefumetto fatto come cristo comanda.
Comunque Prof X era morto nel 3, ma se vedi bene la scena post credits noti che il tizio in coma visto all'inizio si riprende. Come faccia poi però ad avere le medesime fattezze di prima non lo so...

Christian ha detto...

Già il precedente "X-Men: L'inizio" mi era piaciuto molto, e questo ne è un degno sequel. In generale direi che preferisco le saghe cinematografiche dei mutanti (più cinematografiche) a quelle degli Avengers (che sembrano invece puntate di un telefilm).

Quanto a Xavier, hai ragione: aveva trasferito la sua coscienza in un'altra persona. Sul perché sia tornato ad avere le fattezze di Patrick Stewart... magari, in qualche avventura avvenuta "fuori scena" (ovvero fra il film precedente e questo) gli avranno "clonato" un nuovo corpo su misura: mi pare che sia capitato una volta anche nei fumetti. ^^

James Ford ha detto...

Dovrei vederlo domani, sono molto curioso.

Christian ha detto...

Ho letto di là che ti è piaciuto! ^^