12 marzo 2014

Lo straniero senza nome (C. Eastwood, 1973)

Lo straniero senza nome (High Plains Drifter)
di Clint Eastwood – USA 1973
con Clint Eastwood, Verna Bloom
***

Rivisto in TV.

Un misterioso pistolero giunge a Lago, sperduto avamposto di frontiera, i cui abitanti lo assoldano per sbaragliare tre criminali che stanno dirigendosi fin lì per vendicarsi. I tre, un tempo al soldo della compagnia mineraria, erano stati infatti arrestati un anno prima per aver ucciso lo sceriffo locale. L'uomo accetta l'incarico, ma lo svolge a modo suo: e i suoi metodi sembrano diretti non soltanto a sconfiggere i banditi, ma a punire gli stessi cittadini. Archetipico, essenziale (persino nelle scenografie: il villaggio consiste in poche case di legno – alcune non ne mostrano che lo scheletro – collocate come modellini in mezzo al deserto e sulle rive del lago), dai toni surreali e visionari (memorabile il paese tutto dipinto di rosso e ribattezzato Hell, "inferno", per accogliere nel migliore dei modi i tre banditi): il primo western diretto da Eastwood (e il suo secondo lungometraggio in assoluto) da un lato si rifà esplicitamente agli stilemi delle pellicole italiane che lo avevano reso una star (in particolare nelle caratterizzazioni dei personaggi, che sembrano davvero uscire da uno spaghetti western; e anche l'idea del protagonista senza nome sembra provenire più da "Per un pugno di dollari" – e di converso da "La sfida del samurai" di Kurosawa – che non da prototipi a stelle e strisce più o meno celebri), ma dall'altro presenta una propria e precisa identità, dai toni lugubri ed espressionisti, evidenti non solo nelle scene di violenza improvvisa e stilizzata quanto soprattutto nella costruzione dell'attesa (si pensi ai flashback che mostrano la morte dello sceriffo, accompagnati dalla musica spettrale di Dee Barton), al punto da sospettare che fra le fonti di ispirazione ci sia non solo l'ovvio "Mezzogiorno di fuoco" (il cui assunto è ribaltato: qui tutti i cittadini sono coinvolti e costretti a collaborare) ma anche il teatro dell'assurdo di Beckett. L'esile ma intensa sceneggiatura è di Ernest Tidyman (già responsabile di quella de "Il braccio violento della legge"), autore anche del soggetto. Nella scena finale il doppiaggio italiano chiarisce la vera identità del protagonista, che in originale rimaneva ambigua e velata di soprannaturale: al nano Mordecai, che afferma di non conoscere il suo nome, Clint risponde "Yes, you do" (da sottolineare come l'attore che interpreta il defunto sceriffo Duncan sia Buddy Van Horn, da sempre la controfigura di Eastwood). Sempre nel finale, al cimitero sarebbero presenti due tombe con i nomi di Sergio Leone e Don Siegel: un tributo di Clint ai suoi due registi di riferimento.

2 commenti:

James Ford ha detto...

Film tostissimo.
Una delle prime, grandi prove di Clint regista.

Christian ha detto...

Un film molto stilizzato, che lascia intravedere lo "scheletro" proprio come le case e il villaggio stesso in cui è ambientato.