29 gennaio 2014

The wolf of Wall Street (M. Scorsese, 2013)

The Wolf of Wall Street (id.)
di Martin Scorsese – USA 2013
con Leonardo DiCaprio, Jonah Hill
**1/2

Visto al cinema Uci Bicocca, con Sabrina.

L'ascesa e la caduta di Jordan Belfort, broker indipendente e senza scrupoli che negli anni novanta si arricchì a dismisura vendendo agli investitori le azioni di società-spazzatura (le cosiddette "penny stock") attraverso una struttura truffaldina creata ad hoc, la Stratton Oakmont. Definito dalla rivista "Forbes" come "il lupo di Wall Street", il suo unico motto era "togli i soldi dalle tasche del tuo cliente e mettili nelle tue", e la sua vita si svolgeva all'insegna di feste scatenate a base di sesso, droga ed eccessi di ogni tipo. E proprio come i party dei personaggi sullo schermo (fuori da ogni regola tanto nella vita privata quanto sul luogo di lavoro), anche questa pellicola sulla distorsione del mito americano della ricchezza e del successo è strabordante, sfacciata e irriverente, oltre ad avere molto in comune con alcuni lavori precedenti di Scorsese: come in "The Aviator", racconta la vita di un personaggio unico e carismatico, che costruisce un impero dal nulla; come in "Casinò", descrive il "dietro le quinte" di un complesso meccanismo per produrre soldi a scapito dei gonzi (scegliendo di non mostrare mai, invece, quello che c'è dall'altro lato del telefono, ovvero i risparmiatori o gli investitori truffati); come in "Quei bravi ragazzi", infine, mette al centro della narrazione un'organizzazione criminale i cui componenti sono legati da vincoli di amicizia e fedeltà (soltanto alla fine, costretto dalle circostanze, Jordan sceglierà di collaborare con l'FBI per smantellare la stessa struttura che aveva creato, e finirà per "riciclarsi" come speaker motivazionale per insegnare come si vende qualsiasi cosa). Anche l'ottimo DiCaprio (sarà la volta buona per l'Oscar?) torna a riproporre un personaggio bigger-than-life come aveva già fatto in passato (il citato "The Aviator", "Il grande Gatsby"): in effetti fu proprio DiCaprio a insistere perché la Warner si accaparrasse i diritti delle memorie di Belfort (vincendo la "concorrenza" di Brad Pitt e della Paramount). Se la sceneggiatura di Terence Winter si limita ad accatastare e mostrare sullo schermo gli eccessi dei personaggi, senza approfondirne le cause o scavare nel loro malessere come invece faceva per esempio (e a modo suo) "Spring breakers", il buon Scorsese si mette al servizio della storia e del suo interprete aggiungendo qualche tocco qua e là da grande regista (sono numerose le scene che restano impresse, da quella in cui Donnie, il collega-amico del protagonista interpretato da un grande Jonah Hill – da notare che tutti i nomi di persone reali, a parte quello di Belfort, sono stati cambiati – si mangia il pesciolino di un malcapitato impiegato, a tutta la sequenza – in un certo senso metaforica – in cui Jordan, "imbambolato" da una dose massiccia di metaqualone, striscia a terra verso la sua Lamborghini bianca). Nel resto del cast si segnalano Matthew McConaughey come il primo boss di Belfort, colui che lo introduce allo stile di vita "senza freni" dei broker di New York; Margot Robbie è la bionda moglie Naomi, il regista Rob Reiner è il padre-consigliere, Kyle Chandler è l'agente dell'FBI, Jon Favreau è l'avvocato Riskin (ispirato a Ira Sorkin, l'avvocato di Bernard Madoff) e Jean Dujardin (già protagonista di "The Artist") è il banchiere svizzero. Una curiosità: secondo chi si è premurato di contarle (ed escludendo i film pornografici nonché un documentario su questo preciso argomento), "The wolf of Wall Street" è il film con il maggior numero di volte in cui viene usata la parola "fuck" nella storia del cinema (569), battendo il precedente primatista, "Summer of Sam" di Spike Lee, che si era fermato a 435.

8 commenti:

Marco Goi ha detto...

mi sa che l'hai visto in maniera troppo razionale.
questo è un film che va "vissuto"

Christian ha detto...

Difficile immedesimarsi in personaggi così! ^^

Jean Jacques ha detto...

A differenza tua, l'ho davvero adorato! E quello sguardo finale del poliziotto verso quell'umanità rattrappita e consumata sul treno... beh... è una sequenza che mi accompagna ancor'oggi...

Christian ha detto...

Ma il film mi è piaciuto, sia chiaro (Scorsese mi piace sempre!). Soltanto mi è sembrato più di "facciata" che di sostanza, e che "scavi" poco nei personaggi, limitando a mostrarne feste ed eccessi in maniera un po' monocorde...

James Ford ha detto...

Mi tocca essere d'accordo di nuovo con Cannibal.
Il miglior Scorsese dai tempi di Casinò. Grande, grande Cinema.

Christian ha detto...

Per me Scorsese è ancora il miglior regista americano vivente. Questo è un film divertente, ben recitato e girato, che non sfigura nella sua filmografia (soprattutto recente), ma in passato il buon Martin ha saputo fare sicuramente di meglio...

Stefano ha detto...

Concordo su quello che dici; divertente ma non vale la metà di quel che faceva il regista trent'anni fa. La superficialità (da discutere, comunque) della storia, credo, sia da imputare al punto di vista unico (e monocorde) di Belfort; dall'inizio alla fine "sei" lui, non ci sono altre prospettive che la sua, il che da a Scorsese la licenza di sospendere ogni giudizio morale.

Christian ha detto...

Sarebbe infatti stato interessante mostrare, almeno una volta, l'altro lato della cornetta del telefono, ovvero gli investitori truffati... ^^
Ma sarebbe stato un altro film...