31 gennaio 2014

The killer (John Woo, 1989)

The killer (Diexue shuangxiong)
di John Woo – Hong Kong 1989
con Chow Yun-Fat, Danny Lee
***1/2

Rivisto in DVD, con Sabrina.

Mentre sta portando a termine un contratto, il killer Ah Jong (chiamato Jeffrey nella versione internazionale e interpretato dal solito, carismatico Chow Yun-Fat, l'attore-feticcio di Woo) ferisce involontariamente agli occhi una cantante (Sally Yeh), che perde la vista. Roso dai sensi di colpa, medita di abbandonare la professione: non prima però di accettare un ultimo incarico per procurarsi il denaro necessario a un delicato trapianto di cornee per la ragazza, che nel frattempo ha cominciato a frequentare (tenendole nascosta la propria identità). Ma il gangster della triade che gli ha commissionato il lavoro, anziché consegnargli il denaro pattuito, intende farlo eliminare. E nel frattempo sulle sue tracce si mette il giovane detective Li Ying (o Danny, interpretato da Danny Lee), dai modi spicci e non proprio benvoluto dai suoi superiori. Fra il sicario e il poliziotto (che si chiamano a vicenda con i soprannomi "Topolino" e "Dumbo") nasce un'insolita amicizia, essendo entrambi in lotta contro un sistema che, a differenza loro, non rispetta i codici d'onore. Dopo il successo dei primi due "A Better Tomorrow" e la rottura con il produttore Tsui Hark, John Woo si rimette in gioco scrivendo e dirigendo quello che diverrà il più celebre e rappresentativo fra i capolavori da lui realizzati a Hong Kong. Più che un semplice action movie, è un noir melodrammatico, tragico e struggente, sui temi a lui cari dell'eroismo e dell'amicizia virile: elementi che – sostenuti anche da uno stile ormai maturo e folgorante, tanto nelle sequenze d'azione quanto in quelle più riflessive – lo sollevano al di sopra di un soggetto, tutto sommato, di maniera. Se in patria non riuscì a replicare la fortuna dei due film precedenti, fu invece notato subito in occidente, dove verrà idolatrato da registi come Quentin Tarantino, Martin Scorsese e Luc Besson, che ne faranno una delle loro fonti di ispirazione, e spianerà la strada di Woo verso una carriera hollywoodiana non proprio felice.

Debitore di classici come "Frank Costello faccia d'angelo" di Jean-Pierre Melville e "Mean Streets" dello stesso Scorsese (ma anche di tanti western, come "Duello al sole" di King Vidor – di cui evoca la sequenza finale, quella in cui i due protagonisti strisciano a terra l'uno verso l'altro – o i lavori di Sam Peckinpah e Sergio Leone), il film ha comunque una sua identità ben precisa, tanto dal punto di vista formale (la fotografia espressionista di Peter Pau, che colora gli ambienti di rosso o di altre tinte; i ralenti che mettono in risalto la fisicità o i sentimenti dei protagonisti, nonché la tensione dei momenti che precedono le scene d'azione; le celebri sparatorie, violentissime, interminabili e impeccabilmente coreografate, ma anche dotate di un senso del ritmo, di una concretezza e di una fisicità tali che lo spettatore "percepisce" quasi in prima persona il peso di ognuna delle innumerevoli pallottole che vengono scaricate; le scenografie, insolite per un film d'ambientazione urbana hongkoghese, come la chiesa in restauro dove si rifugia Jeffrey, dalle sale piene di candele e colombe bianche che diventeranno da qui in poi elementi iconici della filmografia del regista; e pure la colonna sonora al vibrafono di Lowell Lo) quanto da quello dei contenuti (l'eroismo, l'amicizia, la sensibilità, il rispetto delle regole, la colpa e la redenzione, in contrasto con il tradimento, la viltà, la rinuncia: sono questi, e non la semplice divisione fra bene e male, i paletti fra i quali si muovono i tormentati personaggi di Woo). D'altronde, è nella stessa natura del genere "Heroic bloodshed" quello di essere caratterizzato da storie di gangster e poliziotti impegnati in sparatorie all'ultimo sangue e vincolati da amicizie trasversali, generate più da codici d'onore che dai propri ruoli sociali. Da sottolineare lo scambio di sguardi fra Jeffrey e Jenny al momento dell'ingresso del killer nel locale, che prelude non solo al loro futuro rapporto ma anticipa il tema della perdita della vista. Jeffrey e Danny, invece, si terranno sotto tiro numerose volte in un mexican standoff la cui simmetria è messa in risalto con un montaggio di campi e controcampi che colloca i due in posizioni esattamente sovrapponibili nelle rispettive inquadrature. Il titolo originale significa "Due proiettili eroici". Sally Yeh intona anche la bella title song. Fra i comprimari, Shing Fui-on è il cattivo boss della triade, Kenneth Tsang (il tassista in ABT) è il compagno poliziotto di Danny, Paul Chu Kong è il collega-amico di Jeffrey che si sacrifica per lui.

2 commenti:

James Ford ha detto...

Un supercult totale del Cinema di genere.
Bellissimo, forse il miglior Woo di sempre.

Christian ha detto...

Supercult è la parola giusta! ^^
Quanto al miglior film di Woo, forse se la gioca con "Bullet in the head" (ma io sono rimasto molto affezionato anche al primo "A better tomorrow").