06 gennaio 2014

Harry Potter 7 - parte 2 (David Yates, 2011)

Harry Potter e i doni della morte - parte 2 (Harry Potter and the Deathly Hallows – Part 2)
di David Yates – USA/GB 2011
con Daniel Radcliffe, Rupert Grint, Emma Watson
**

Visto in divx.

L'ottavo e ultimo film di Harry Potter, seconda parte della vicenda raccontata nel settimo volume della saga di J.K. Rowling, presenta il tanto atteso scontro finale fra il protagonista e la sua nemesi, Lord Voldemort. La battaglia – perché di una vera e propria guerra si tratta, con tanto di caduti anche fra le fila dei buoni (tutti personaggi minori, non preoccupatevi!) – si svolge, come doveva essere, fra le mura della scuola di magia di Hogwarts, luogo che aveva fatto da sfondo quasi esclusivo alle prime sei avventure e che spiccava invece per la sua assenza nel film precedente. In effetti, il tono di quest'ultimo capitolo è distante anni luce da quelli passati: niente lezioni, niente vita "scolastica", niente Quidditch, niente più intrighi e sotterfugi ma uno scontro solenne e risolutivo, in cui tutti i nodi vengono al pettine. Se Yates si conferma un regista di uniforme mediocrità anche nel mettere in scena un finale di tale portata, i pregi del film (comunque migliore della parte 1) stanno nella fedeltà al testo di partenza e nell'aver saputo chiudere con coerenza una trama di largo respiro che la Rowling aveva progettato sin dall'inizio, seminando numerosi indizi nei capitoli precedenti (non sempre colti dai cineasti che ne realizzavano gli adattamenti: a loro parziale discolpa, si ricordi comunque che i film sono stati messi in cantiere quando gli ultimi volumi dovevano ancora essere scritti, e dunque quando i retroscena di alcuni personaggi, anche di primo piano, non erano ancora noti). Se il ruolo dei "doni della morte" nell'economia della storia si rivela marginale (e il mantello dell'invisibilità ce lo siamo scordato?), e molti retroscena sono bellamente omessi (quelli sulla famiglia di Silente, per esempio), fra una scena di battaglia e l'altra si scopre finalmente perché il cattivo era indissolubilmente legato ad Harry, oltre a venire a conoscenza del vero piano del preside e della reale fedeltà del professor Piton. Quest'ultimo, personaggio pivotale e probabilmente il più complesso della serie, è un po' sacrificato sullo schermo rispetto alle pagine dei libri, ma può contare sull'interpretazione di quello che è forse il miglior attore del cast (Alan Rickman): la sua parabola, che sin dal primo capitolo è legata a quella – quasi speculare – di Silente, dona nel complesso profondità all'intera vicenda, che se avesse dovuto appoggiarsi soltanto sulla personalità del protagonista Harry non avrebbe fatto molta strada. Visto che siamo giunti alla fine, dopo undici anni di film (dal 2001 al 2011), mi pare giusto trarre anche un consuntivo sull'intera saga cinematografica, che nel complesso è stata deludente: i film peggiori sono stati sicuramente il secondo, il sesto e il settimo, mentre i migliori (leggi: gli unici che si stagliano oltre la sufficienza) mi sono parsi il terzo e il quinto. E non a caso: "Il prigioniero di Azkaban" è stato il solo che ha potuto contare su un grande regista (Alfonso Cuarón), mentre "L'ordine della fenice" è stato l'unico non sceneggiato da Steve Kloves, scrittore la cui attività cinematografica consiste essenzialmente solo nell'adattamento di libri... cosa che fa pure male, in maniera piatta e letterale. Apprezzabile l'andamento in crescendo dei toni, da quelli più infantili dei primi capitoli a quelli più cupi degli ultimi (caratteristica riflessa dai libri), peccato che non sempre la caratterizzazione dei personaggi andasse di pari passo. Capitolo attori: scegliere tre bambini di 10-12 anni e sperare che "crescessero bene" nella successiva decade era certo un azzardo, ma sin dal primo film era parso evidente che Radcliffe sarebbe stato il punto debole dell'intera operazione. Meglio la Watson e (mi costa un po' dirlo) un Grint che negli ultimi lungometraggi è andato in crescendo. Eccezionale invece il cast di supporto, in tutti i sensi (almeno i personaggi adulti: per Draco e gli altri ragazzi, invece, vale lo stesso discorso fatto per i tre protagonisti): Ralph Fiennes, Michael Gambon, David Thewlis, Helena Bonham Carter, Robbie Coltrane, Maggie Smith e via dicendo, fino al già citato Alan Rickman, erano delle garanzie, per non parlare di quelli che sono apparsi praticamente in un solo episodio (da Kenneth Branagh a Jim Broadbent, da Emma Thompson a Gary Oldman, da Brendan Gleeson a Imelda Staunton). Bene, è finita: ciao Harry, la tua versione cinematografica non mi mancherà.

6 commenti:

marco46 ha detto...

Condivido: gli episodi migliori sono il III (Cuaròn) e il V
i migliori attori britannici di questa generazione (Branagh, Broadbent, Rickman, Gambon, Emma Thompson, Helena Bonham Copricatena, Maggie Smith, Fiennes ecc) hanno fatto a pugni per entrare nel cast; dove purtroppo è fisso quel baccalà di Radcliffe

Christian ha detto...

Siamo d'accordo! ^^

Fabio ha detto...

La cosa che ho trovato più interessante della saga di Harry Potter è la natura del cattivo. E' singolare che questo "signore del male" non sia un'entità ultraterrena, un assoluto della malvagità o cose del genere... è semplicemente un mago della generazione precedente. Questo lo rende presente, vivo, senza sminuirne comunque la statura... anzi, siamo piuttosto noi spettatori che ci sentiamo in una posizione privilegiata (un po' come nell'Iliade), ad osservare l'epoca in cui accadono gesta epiche.
Grande merito allo script quindi. Quanto ai film io devo essere uno dei pochi a cui è piaciuto il Principe Mezzosangue...

Christian ha detto...

Molto interessante: effettivamente per Harry e i suoi amici sconfiggere Voldemort significa anche sconfiggere la generazione precedente, e dunque trovare il proprio posto nel mondo (e nel finale, lasciano a loro volta spazio alla generazione successiva). In generale comunque, a livello basico, la saga di Harry Potter ha parecchi elementi interessanti, a partire dall'aver scelto un'ambientazione "normale" (la scuola) e averla "virata" (ma senza stravolgerla) in chiave fantastica, permettendo così ai giovani lettori/spettatori di immedesimarsi molto più di quanto non sarebbe accaduto se la storia fosse stata ambientata in un mondo fantasy o appunto epico. Altro aspetto interessante è la convivenza di ragazzi che sono figli di maghi (come Ron) e altri che invece sono figli di babbani (come Hermione), come a dimostrare che non importa da dove parti, conta quello che fai. Peccato che quasi tutti i pregi dei libri (che appunto non sono pochi) sono stati però "annacquati" parecchio nei film, interessati soltanto ai lati più spettacolari.

Jean Jacques ha detto...

A mio modesto parere un film di assoluta mediocrità, che chiude in maniera assai blanda una saga che, nel bene e nel male, ha accompagnato molte persone nella loro infanzia.

Christian ha detto...

La penso anch'io così. Chissà che con il passare del tempo i film non verranno rivalutati (ma ne dubito...).