8 dicembre 2013

L'odio (Mathieu Kassovitz, 1995)

L'odio (La haine)
di Mathieu Kassovitz – Francia 1995
con Vincent Cassel, Saïd Taghmaoui, Hubert Koundé
***1/2

Rivisto in TV.

"Questa è la storia di un uomo che cade da un palazzo di 50 piani. Mano a mano che cadendo passa da un piano all'altro, il tizio per farsi coraggio si ripete: «Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene». Il problema non è la caduta, ma l'atterraggio". Potente ed espressivo, girato in tempi record a ridosso delle sommosse del 1995 nelle banlieu parigine (le immagini che si vedono sui titoli di testa sono reali riprese d'archivio), il film usa il meccanismo della metafora per mettere in guardia dal vortice di odio e violenza nel quale il disagio sociale stava facendo precipitare la Francia multirazziale (non mancano, fra l'altro, riferimenti polemici al modo in cui la destra di Le Pen "cavalcava" la situazione): il contrasto non è solo quello fra teppisti o emarginati (spesso immigrati di seconda generazione) e le forze dell'ordine, ma anche fra gli abitanti delle periferie e quelli del centro (esemplificativa la scena in cui i protagonisti provano ad "attaccar bottone", senza successo, con due ragazze parigine: fra mondi diversi pare esserci una totale incomunicabilità). Protagonisti della pellicola, che si svolge nell'arco di 24 ore, sono tre ragazzi (l'ebreo Vinz, l'arabo Saïd e il nero Hubert: i nomi sono gli stessi dei giovani attori) che, dopo una nottata di scontri con la polizia in seguito al pestaggio di un giovane immigrato da parte di un agente, sono entrati in possesso della pistola di un poliziotto. Vinz intende usarla "per pareggiare i conti" nel caso che l'amico picchiato, finito in coma, non dovesse sopravvivere. I tre trascorrono l'intera giornata vagabondando per il quartiere, per poi trasferirsi a Parigi e infine fare ritorno in periferia. Nel loro viaggio allucinato, senza prospettive e senza speranze, ci saranno avventure di vario tipo, momenti di tensione e altri persino umoristici, nonché incomprensioni e chiarimenti che sembrano portare uno spiraglio di luce nelle loro esistenze: ma il duro finale dimostra come è difficile uscire dalla spirale dell'odio. Capo d'opera di Kassovitz (che recita nella parte del naziskin "catturato" dai tre protagonisti), girato interamente in bianco e nero e vincitore del premio per la miglior regia al Festival di Cannes, il film ha lanciato l'attore Vincent Cassel (già apparso in precedenza nella pellicola d'esordio di Kassovitz, "Métisse") ed è da apprezzare per il modo assai naturale con cui mette in scena il disagio giovanile e la rabbia sempre pronta ad esplodere in violenza (almeno per quanto riguarda Vinz, mentre Hubert è più calmo e lucidamente fatalista, e Saïd sembra più deciso a "tirare a campare": i tre personaggi non sono uguali fra loro). L'uso del bianco e nero accentua la natura quasi documentaristica, soprattutto nella descrizione delle architetture urbane, dello sguardo di un regista che comunque non ha paura di prendere posizione. Peccato che nel prosieguo della sua carriera non sia più riuscito a sfornare film di pari livello. A livello di singole scene, da notare alcune piccole citazioni "cinefile", più o meno dichiarate ("Taxi Driver", "Il cacciatore", "Scarface").

5 commenti:

James Ford ha detto...

Grandissimo film davvero, arrabbiato e tosto quanto basta.
Peccato che poi Kassovitz si sia completamente perso.

Christian ha detto...

Sì, in seguito Kassovitz non ha mantenuto le promesse. Questo rimane il suo unico film degno di nota...

Lakehurst ha detto...

Il Film europeo degli anni '90. Poi kassovitz ha perso il manuale di cinema... (anche se i fiumi non mi era dispiaciuto)

Christian ha detto...

Film europeo degli anni 90? Sì, forse insieme a "Underground" di Kusturica...

Lakehurst ha detto...

L'odio lo considero perfetto (che esagerato che sono), Underground non del tutto, però si, direi che pure quello è stato epocale per quel decennio cinematografico.