17 dicembre 2013

Lo Hobbit: la desolazione di Smaug (Peter Jackson, 2013)

Lo Hobbit: la desolazione di Smaug
(The Hobbit: The Desolation of Smaug)
di Peter Jackson – USA/Nuova Zelanda 2013
con Martin Freeman, Richard Armitage
**1/2

Visto al cinema Orfeo (in 3D), con Sabrina.

L'hobbit Bilbo Baggins e i tredici nani guidati da Thorin Scudodiquercia proseguono il loro viaggio verso Erebor, la Montagna Solitaria, dove il drago Smaug riposa a guardia del tesoro rubato. Sempre braccati dagli orchi di Dol Guldur (capeggiati stavolta da Bolg, figlio di quell'Azog che ha un conto aperto con Thorin), i nostri eroi dovranno separarsi dallo stregone Gandalf, che preferirà dirigersi verso sud per indagare sulla reale natura del misterioso Negromante; attraversare l'inospitale Bosco Atro, dove combatteranno contro una nidiata di ragni giganti; fuggire dalle prigioni degli elfi di Thranduil, signore del Reame Boscoso (e padre di Legolas, che torna prepontentemente in azione); viaggiare lungo il fiume – nascosti in tredici barili – fino a raggiungere Esgaroth, cittadina sulle sponde del lago, dove faranno la conoscenza dell'arciere Bard, in rotta con il corrotto governatore della cittadina; arrampicarsi sui fianchi della Montagna Solitaria, dove si cela un ingresso segreto per i saloni al suo interno; e infine affrontare il possente Smaug, senza però riuscire a sconfiggerlo e anzi scatenando la sua ira. Il resto (Battaglia dei Cinque Eserciti compresa) è rimandato al terzo e conclusivo capitolo, in uscita nelle sale fra un anno. La decisione di dividere l'avventura in ben tre parti, ora si può cominciare a dirlo, non è stata delle più felici: se la Terra di Mezzo rimane senza dubbio un posto meraviglioso da visitare, la narrazione soffre un po' per i ritmi dilatati, intervallati da lunghissime ed elaborate scene d'azione (la fuga nei barili, la lotta con il drago), mentre la sottotrama che coinvolge Gandalf (a proposito: la scoperta che il Negromante è in realtà Sauron non è in contraddizione con quanto si sapeva all'inizio de "Il Signore degli Anelli"?) è quasi una fonte di distrazione.

Anche stavolta non mancano diversi cambiamenti al testo originale: al ridimensionamento forse eccessivo di Beorn (manca purtroppo la divertentissima scena dell'introduzione dei nani – uno a uno – nella sua casa) fa da contraltare l'approfondimento di Bard, una scelta saggia visto la futura importanza del personaggio nella risoluzione del conflitto con Smaug. E sempre nell'ottica di aggiungere stratificazione e complessità alla vicenda va letta l'introduzione dell'elfa Tauriel, personaggio del tutto originale, e la sua "love story" (chiamiamola così) con il nano Kili, che riesce contemporaneamente a caratterizzare meglio uno dei compagni di Thorin (che nel libro di Tolkien, nomi e pochi dettagli a parte, erano quasi indistinguibili l'uno dall'altro) e ad aggiungere sottotrame interessanti a una storia che per il resto – e giustamente, trattandosi di una fiaba – è molto più lineare di quella de "Il Signore degli Anelli". Non aggiunge invece moltissimo il ritorno di Legolas, che come quelli di Saruman e Galadriel nel film precedente è soprattutto una strizzatina d'occhio per i fan della prima trilogia, anche se non si tratta di una forzatura visto che in effetti l'elfo interpretato da Orlando Bloom è di casa proprio nel Reame Boscoso (divertente lo scambio di battute con Glóin a proposito del figlioletto di quest'ultimo, Gimli). Thorin inizia a mostrare il suo lato oscuro, che si focalizza nell'avidità e nel desiderio di impadronirsi dell'Archengemma (e dunque del potere) a qualunque costo, anche a quello di sacrificare le vite dei suoi compagni, così come l'Anello comincia lentamente a esercitare il suo influsso nefasto su Bilbo, anche se per ora è più un utile oggetto magico che una reale minaccia.

Se il secondo episodio de "Il Signore degli Anelli" brillava per l'introduzione di Gollum, il capitolo centrale de "Lo Hobbit" sarà ricordato per il drago Smaug, creatura digitale stupefacente, dinamica e carismatica. Si temeva che mostrare una tale belva che parla (la voce in originale è di Benedict Cumberbatch) potesse risultare ridicolo o "disneyano", ma così non è stato. Anzi, le sequenze di Bilbo alle prese con il mostro sono forse le più visivamente impressionanti e memorabili dell'intera pellicola, ravvivandola nel finale, giusto in tempo perché la storia si interrompa sul più bello (nessuno degli altri quattro film tolkieniani di Jackson aveva mai avuto un simile cliffhanger). Per il resto, sul versante degli attori sono da segnalare le new entry Luke Evans nei panni di Bard (il cui ruolo, come già detto, è stato considerevolmente aumentato rispetto al romanzo, dandogli un notevole background), Lee Pace in quelli di re Thranduil (già apparso brevemente nel film precedente) ed Evangeline Lilly in quelli dell'elfa Tauriel. Mikael Persbrandt è Beorn, Lawrence Makoare (già pluri-cattivo ne "Il Signore degli Anelli") è Bolg, Stephen Fry è il Governatore di Esgaroth. Quanto ai camei, Peter Jackson continua a mangiare carote per le strade di Brea, mentre le due figlie di Bard sono interpretate dalle figlie di James Nesbitt (Bofur). A proposito dei nani, oltre al già citato Kili e agli evidenti Thorin e Balin, c'è un po' più di spazio e di caratterizzazione per Bombur, Bofur, Glóin e Dwalin. Meno memorabile del solito la colonna sonora di Howard Shore, e niente canzoni stavolta, mentre l'unico flashback è all'inizio e mostra l'incontro a Brea fra Gandalf e Thorin (narrato da Tolkien nei "Racconti incompiuti").

6 commenti:

Babol ha detto...

Spero tanto di riuscire a vederlo, con tutti i casini delle Festività. Leggo recensioni contrastanti...

Christian ha detto...

La mia (parziale) delusione dipende dal fatto che per la prima volta mi è sembrato di vedere una pellicola poco "tolkieniana". Nei quattro film precedenti lo spirito dell'opera originale era molto più diffuso e presente. Dal punto di vista cinematografico resta comunque un gran bello spettacolo, ma questa volta, non appena è terminato, non ho sentito per nulla l'impulso di volerlo rivedere subito.

marco c. ha detto...

L'ho trovato molto infantile e per nulla interessante. Inoltre ci sono almeno un paio di casi in cui i protagonisti assumevano comportamenti superficiali. Mi riferisco a: 1) il nano e l'elfa si innamorano in 5 minuti e lei lo insegue per salvarlo; 2) i nani provano ad aprire una porta nella roccia, non ci riescono ed abbandonano l'obiettivo dell'impresa dopo pochi secondi; 3) non capisco l'utilità di "dorare" un drago. Pensavano che lo avrebbe sconfitto? 4) fastidiosissimo cliffhanger finale; 5) Orlando Bloom effettua una citazione dal "SdA" scivolando come sullo skateboard durante l'inseguimento delle rapide; 6) ma non muore mai nessun nano?! 7) il drago è disneyano e infatti non mangia nessuno ma conversa amabilmente 8) i nani non riescono a trovare la toppa della porta però quando entrano quello con il barbone bianco si lascia andare a considerazioni del tipo: "Mi ricordo queste sale invase dalla luce a dalle persone". Ma se non trovavi la toppa fino a 1 minuto fa? etc.

In conclusione, è una fiaba di natale. Nulla di più. Inoltre si poteva tagliare dalla versione finale tutta la tiritera sul barcarolo, nipote dell'uccisore di draghi. A momenti lo scambiavo per V per Vendetta. Ci somigliava pure.

Christian ha detto...

Come già detto l'anno scorso, "Lo Hobbit" è una storia più infantile e fiabesca rispetto al "Signore degli Anelli". Però è anche vero che molti passaggi del film risultano un po' affrettati o tirati via (Beorn, Bosco Atro) e altri artificiosi o superflui (la storia d'amore fra l'elfa e il nano). Era meglio limitarsi a una o, al massimo, a due pellicole. L'approfondimento di Bard invece ci sta, visto che nel libro spuntava dal nulla solo per scagliare la freccia contro il drago: almeno qui il personaggio è stato "costruito" in anticipo! ^^

Venendo ai tuoi punti;
1) Complessivamente d'accordo, è un cliché hollywoodiano e per nulla tolkieniano.
2) Idem, ma questo tipo di semplificazioni ci può stare in un adattamento cinematografico.
3) Speravano che l'oro solidificasse più in fretta, bloccandolo. Oppure avevano appena rivisto "Goldfinger" ^^.
4) Sono d'accordo. Gli altri film avevano un "finale" più consistente.
5) Io avrei preferito per Legolas un semplice cameo, a fianco del re suo padre, senza che poi partisse al salvataggio. Un'apparizione veloce come quelle di Saruman e Galadriel nel primo film, per esempio.
6) Se restano fedeli al romanzo, 3 nani su 13 ci lasceranno la pelle nel prossimo film.
7) No, più che disneyano si rifà alle antiche saghe nordiche. Secondo me la scena di Bilbo che conversa con il drago è la migliore del film (peccato che dopo ci sia tutto il combattimento).
8) Si ricordava le sale dall'interno. Mica entrava dalla porta di servizio, ma dal portone principale, quello distrutto dal drago! ^^

marco c. ha detto...

7) No, più che disneyano si rifà alle antiche saghe nordiche => mi aspettavo un drago più affamato e più tenebroso. Circa le sagre nordiche, mi viene in mente solo Sigfrido e il Drago. In effetti anche lì c'era molto oro. Ma questo drago incute minor timore.

Secondo me la scena di Bilbo che conversa con il drago è la migliore del film (peccato che dopo ci sia tutto il combattimento)=> il combattimento non l'ho ricordo nemmeno. A meno che tu non ti riferisca alla parte realizzata apposta per il 3D. Il mio solito compagno di visione di queste robe commerciali, mi ha detto: "Te lo immagini in 3D!". Il 3D vende, ma la trama ne risente!

8) Si ricordava le sale dall'interno. Mica entrava dalla porta di servizio, ma dal portone principale, quello distrutto dal drago! => ah, ecco. Il primo film non l'ho visto. Pensa che ero convinto che Smaug fosse una specie di Smigol.

Per il resto, credo che ne tireranno fuori almeno due film per la TV data la lunghezza sconcertante. Ed almeno un videogioco.

Cmq pare che al pubblico in sala non sia piaciuto granché. Non li ho visti come al solito lanciatissimi. Con Thor si strappavano le vesti.

Un'ultima cosa: perché si sono portati un hobbit?

PS: http://streamingdb.tv/ayakashi-japanese-classic-horror/ guarda quello del gatto

Christian ha detto...

Si sono portati un hobbit perché gli serviva uno "scassinatore" che si muovesse silenziosamente e senza farsi notare. E poi perché glielo aveva suggerito Gandalf! ^^ (C'è un brano di Tolkien molto bello, a questo proposito, nei "Racconti incompiuti", su cui si basa appunto il flashback che apre il film).