16 dicembre 2013

La tragedia di un uomo ridicolo (B. Bertolucci, 1981)

La tragedia di un uomo ridicolo
di Bernardo Bertolucci – Italia 1981
con Ugo Tognazzi, Anouk Aimée
*1/2

Visto in divx, con Marisa.

Una misteriosa banda di rapitori sequestra Giovanni, unico figlio dell'industriale parmense Primo Spaggiari. Quando l'uomo si convince che il figlio sia stato ormai ucciso, progetta di utilizzare i soldi del riscatto (ottenuti attraverso prestiti particolarmente favorevoli) per salvare il proprio caseificio dal fallimento. Un film confuso e non troppo riuscito, che da un lato vorrebbe far riflettere sul rapporto fra padri e figli (tema cardine di tutto il cinema di Bertolucci) e dall'altro offrire un amaro ritratto dei piccoli imprenditori in un'Italia che aveva ormai passato il momento del boom economico ed era scossa dalle contestazioni giovanili e dal terrorismo (evidente il distacco fra le vecchie e le nuove generazioni, incapaci di capirsi o di parlarsi). Il tutto attraverso lo sguardo e la voce (spesso fuori campo, rivolgendosi direttamente agli spettatori) di un personaggio consapevole di essere inadeguato, o meglio – come recita il titolo – "ridicolo", e che cerca disperatamente di tenersi a galla pur trovandosi inviluppato in una ragnatela di misteri (portati avanti anche dagli evasivi personaggi interpretati da Laura Morante e Victor Cavallo, rispettivamente la ragazza di Giovanni e il "prete operaio" suo amico) la cui matassa viene lasciata da sbrogliare allo spettatore (il film si conclude con le parole "Il compito di svelare l'enigma lo lascio a voi": eh no, Bertolucci, così è troppo facile!). La pellicola, che punta le sue carte sull'ambiguità e su un'impalpabilità quasi metafisica, risulta al tempo stesso semplicistica e contraddittoria, e soffre – oltre che per il finale onirico e appicicaticcio – per una malriuscita e ondivaga fusione fra dramma e satira (si pensi alla presenza di macchiette sopra le righe, se non grottesche, come il commissario di polizia o gli usurai; per non parlare di scene del tutto fuori contesto, come Laura Morante che si denuda o l'inciampo del suddetto commissario). Non riescono purtroppo a salvarla né la buona interpretazione degli attori (Tognazzi vinse a Cannes) né la consueta ambientazione tanto cara al regista (la "Bassa", con i suoi argini e le sue fattorie, i formaggi, i prosciutti, la musica di Verdi). Volendo, il film potrebbe essere considerato "speculare" a "La strategia del ragno": a parte il setting simile, lì c'era un figlio che indagava i segreti del padre, qui è il contrario (Primo scopre per esempio che Giovanni frequentava e proteggeva estremisti di sinistra). Per una volta Bertolucci (autore anche del soggetto e della sceneggiatura) non si affida a Vittorio Storaro per la fotografia ma a Carlo Di Palma. Colonna sonora di Ennio Morricone. Giovanni è interpretato da Ricky Tognazzi, figlio di Ugo anche nella realtà.

4 commenti:

Marisa ha detto...

Una completa delusione!
Ogni tanto anche Omero dorme...

Christian ha detto...

Il film è brutto, però per temi e ambientazione è comunque "bertolucciano".

marco c. ha detto...

"Laura Morante che si denuda". Ma quella rimaneva sempre nuda in ogni pellicola dell'epoca!

Marisa ha detto...

Proprio perchè i temi sono "bertolucciani" è un peccato che sia finito così...