23 ottobre 2013

Ritorno a Cold Mountain (A. Minghella, 2003)

Ritorno a Cold Mountain (Cold Mountain)
di Anthony Minghella – USA 2003
con Nicole Kidman, Jude Law
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Visto in TV.

Il taciturno mandriano W.P. Inman (Jude Law) e la bella Ada (Nicole Kidman), figlia di un pastore protestante che si è da poco trasferito nella remota Cold Mountain, nel North Carolina, si dichiarano amore proprio nel giorno in cui lui parte volontario per la guerra di secessione contro gli Yankees. Siamo nell'America di fine ottocento, in piena guerra civile, ma pare di essere nell'Odissea di Omero. Dopo tre anni di combattimenti, sopravvissuto per miracolo al sanguinoso assedio di Petersburg, Inman decide di disertare per tornarsene dalla sua amata, che nel frattempo lo sta aspettando con pazienza, rimasta ormai sola dopo la morte del padre e costretta a fronteggiare le prepotenze di canaglie come Teague (Ray Winstone), che spadroneggia nella regione proteggendosi con l'uniforme della guardia civile. Mentre lui attraversa a piedi tutto il paese e fa incontri di ogni tipo con personaggi stravaganti, lei verrà aiutata dalla vivace e scapigliata Ruby (Renée Zellwegger) a gestire la propria fattoria e a sopravvivere in un mondo violento in attesa del ritorno dell'amato. Kolossal bellico-romantico che segue parallelamente le vicende dei due protagonisti, facendoli rincontrare solo nel finale. Anche se le corrispondenze con il viaggio di Ulisse sono evidenti – le sirene (le donne che tradiscono i disertori), Circe (la vecchia sciamana), Nausicaa (la giovane vedova), i Proci (la guardia civile) – il regista, che adatta un romanzo di Charles Frazier, sembra più interessato ad allungare il racconto il più possibile (la pellicola dura quasi tre ore, decisamente troppe, ma pare che il girato fosse molto di più: anche se, va detto a suo favore, si lascia seguire senza annoiare troppo) per portare sullo schermo banalità anti-belliche e sentimenti da romanzo Harmony (o, nel migliore dei casi, da "Vento di passioni"; non scomodiamo "Via col vento", per favore!). Abbonato ai polpettoni sin da "Il paziente inglese", Minghella non ci fa mancare niente: le scene di battaglia trasmettono l'atrocità della guerra (e il concetto, se non bastasse, viene ribadito più volte a parole), i cattivi sono cattivi (anzi, cattivissimi), i buoni sono buoni, il protagonista avanza fra mille difficoltà mantenendosi puro e senza distogliersi dal suo obiettivo finale, e le donne lottano da sole contro la violenza e la prepotenza degli uomini, oppure attendono silenziose i loro cari partiti per il fronte e dei quali non hanno più notizie. Nel ricco cast, fra gli altri, anche Donald Sutherland (il padre di Ada), Brendan Gleeson (il padre di Ruby), Natalie Portman (la giovane vedova con il bambino), Philip Seymour Hoffman (il prete "spretato") e Cillian Murphy (il più giovane dei tre soldati nordisti che assaltano la Portman), e ancora Giovanni Ribisi, Eileen Atkins, Kathy Baker, James Gammon. La Zellwegger, grazie a un personaggio "simpatico" e scritto su misura, ha vinto l'Oscar come miglior attrice non protagonista.

2 commenti:

marco c. ha detto...

A mia mamma piacque enormemente. D'altronde ha visto tutte le fiction rai con tema simile. Dovresti produrre un film così. Soldi a palate!

Christian ha detto...

Il paragone calza a livello di contenuti, ma ovviamente recitazione e regia sono anni luce sopra le fiction Rai. Produrre un film così è dispendioso soprattutto per il cachet degli attori e per costumi, scenografie, ecc., non certo per la sceneggiatura... ^^