19 ottobre 2013

Il primo dei bugiardi (Gervais, Robinson, 2009)

Il primo dei bugiardi (The Invention of Lying)
di Ricky Gervais e Matthew Robinson – USA 2009
con Ricky Gervais, Jennifer Garner
**1/2

Visto in divx, con Sabrina.

Il film si svolge un mondo identico al nostro, tranne che per un "piccolo" particolare: non esistono le bugie e tutti dicono sempre e solo la verità. In un contesto del genere, le persone – non essendo capaci di simulare o di fingere – si dicono apertamente anche le cose più imbarazzanti, private od offensive. Ma un bel giorno, il protagonista Mark (interpretato dallo stesso Gervais), che lavora come "sceneggiatore" per una compagnia cinematografica (i cui film, non esistendo il concetto di "finzione" né quello di recitazione, consistono in riprese di un uomo seduto in poltrona che legge o racconta eventi storici agli spettattori), scopre all'improvviso di essere l'unico sulla Terra in grado di dire bugie. Questo gli darà potere (ogni cosa che si inventa viene di fatto ritenuta "vera" da tutti gli altri, incapaci anche solo di concepire l'esistenza delle menzogne), ricchezza (basta dichiarare in banca di avere una grande somma sul proprio conto corrente), fama (potrà creare per i suoi film "sceneggiature" appassionanti e avvincenti, ricche di elementi avventurosi e fantascientifici, senza essere costretto – come i suoi colleghi – a riproporre pedissequamente la grigia realtà) e, potenzialmente, l'amore (anche se sceglierà di non avvalersi fino in fondo del suo "potere" per conquistare la bella Anna). E quando dirà una bugia "pietosa" alla madre che giace nel letto d'ospedale, ovvero che dopo la morte andrà in Paradiso, creerà senza volerlo anche la religione: novello Mosé, di li a poco introdurrà nel mondo il concetto di Dio ("L'uomo che è in cielo") e le tavole della legge. Bizzarro divertissement che parte da un presupposto assurdo (l'assenza delle bugie) per portarlo alle estreme conseguenze. Se l'idea di base non è poi così nuova (chi non ricorda gli alieni di "Galaxy Quest"?), interessanti sono invece le riflessioni che ne scaturiscono, a partire da quelle sulla religione confessionale (che in fondo è una "finzione" tanto quanto i racconti d'avventura o i film di Hollywood). Da notare, però, che la visione atea dei due registi-sceneggiatori sembra escludere del tutto la possibilità di una spiritualità innata nell'uomo o, in generale, del semplice "sospetto" che qualcosa possa esistere anche se non la conosciamo. Ci sarebbe da chiedersi come persino la scienza possa essersi sviluppata in un mondo del genere, ma naturalmente per godersi il film la premessa deve essere accettata con la dovuta "sospensione dell'incredulità". In ogni caso, con una confezione migliore (la regia è televisiva, la sceneggiatura è schematica) e una maggior ampiezza di vedute avrebbe potuto essere un gioiellino, ma resta comunque una pellicola curiosa e che vale la visione. Piccoli cameo per Edward Norton (il poliziotto corrotto), Tina Fey (la segretaria) e Stephanie March (la donna della "fine del mondo").

4 commenti:

Marco Goi ha detto...

film caruccio, anche se dal perfido ricky gervais ci si poteva aspettare qualcosa di più...

Christian ha detto...

La prima parte è assai cinica e divertente, poi si perde un po' con il tema della religione...

marco c. ha detto...

quando scende dal letto bardato come cristo sono morto dal ridere! cmq filmetto. Particolare interessante: quello che dicono la verità sembrano dei ritardati, l'unico che si comporta con profondità intellettuale è proprio l'unico bugiardo. L'unico personaggio a tutto tondo, come se il mentire fosse un sintomo di evoluzione cerebrale. E forse è così. Gli animali più intelligenti riescono anche a fingere emozioni. La nostra capacità di mentire è riflesso del vivere civile. Era un tema da sviluppare per rendere il film davvero interessante.

Christian ha detto...

come se il mentire fosse un sintomo di evoluzione cerebrale

Infatti, proprio appena prima che il protagonista dica la sua prima bugia, viene mostrato che nel suo cervello "scatta" qualcosa, come se si modificasse una sinapsi. Comunque sì, l'idea è simpatica ma trattata in modo un po' superficiale...