9 gennaio 2013

I sospiri del mio cuore (Y. Kondo, 1995)

I sospiri del mio cuore (Mimi o sumaseba)
di Yoshifumi Kondo – Giappone 1995
animazione tradizionale
***

Visto in divx, con Alberto, Eva ed Elena.

Shizuku, studentessa di terza media, è una gran divoratrice di libri. Quando scopre che tutti i volumi che prende in prestito dalla biblioteca sono stati letti prima di lei da un ragazzo, Seiji Amasawa, comincia a domandarsi che tipo sia. Seguendo un misterioso gatto incontrato in metropolitana, giunge in cima a una collina nei sobborghi della città, dove si trova un vecchio negozio di antiquariato, e stringe amicizia con l'anziano proprietario, il cui nipote si rivela essere proprio Seiji. L'iniziale diffidenza verso il ragazzo si trasforma in amore quando Shizuku rimane ammirata dal suo forte carattere e dalle sue molteplici qualità: suonatore di violino e aspirante liutaio, Seiji progetta di trasferirsi in Italia per studiare a Cremona, la culla della liuteria. Seguendo il suo esempio, la ragazza decide a sua volta di impegnarsi seriamente a fare qualcosa, vale a dire la scrittura di un romanzo: e come protagonista sceglie il Barone, la statua di un gatto antropomorfo che aveva colpito la sua attenzione nel negozio d'antiquariato. I primi turbamenti amorosi, i problemi famigliari (i rapporti quotidiani con i genitori e la sorella maggiore), le amicizie, la scoperta di un mondo più vasto e della responsabilità, sullo sfondo delle vacanze scolastiche e delle giornate estive, sono narrati con grande realismo, sensibilità e delicatezza. Tratto da un manga di Aoi Hiragi, è stato il primo film dello Studio Ghibli a non essere diretto né da Hayao Miyazaki (che ne firma la sceneggiatura) né da Isao Takahata: Yoshifumi Kondo, già loro assistente, ne era considerato il legittimo successore e tutti si aspettavano che ne avrebbe raccolto l’eredità, prendendo le redini dello studio. Kondo però morì tragicamente nel 1998, e questo rimane il suo unico film da regista. Il titolo originale significa "Se tendi l'orecchio". Nella colonna sonora spicca la classica ballata country di John Denver, "Take Me Home, Country Roads", di cui Shizuku redige due traduzioni in giapponese (che nella nostra edizione sono ovviamente in italiano) per il coro della scuola, una più letterale e l'altra invece umoristica ("Concrete Road", che parla del suo quartiere di Tokyo). Assai mediocre la versione italiana, con un pessimo adattamento dei dialoghi che manca di naturalezza e che ricorre a espressioni esageratamente ricercate (per esempio, quando il padre vede Shizuku in biblioteca, esclama un bizzarro "Quale rarità!" anziché un più naturale "Che strano!"). Il Barone tornerà in una sorta di spin-off, "La ricompensa del gatto", nel 2002.

4 commenti:

marco c. ha detto...

E' colpa di Gualtiero Cannarsi se tutte le nuove traduzioni dei film della Ghibli sono piene di locuzioni desuete! Glielo hanno già detto ma l'esimio pensa che sia meglio così. Rovina solo la fluidità e la godibilità del film. Parlando invece della trama, bisogna dire che è davvero un buon prodotto. Meglio di quelli di Goro e di Yonebaiashi (si scrive così il nome del regista degli Arrietty?). La parte più Miyazakiana è quella della passeggiata col Barone in mezzo al cielo. Mi ricorda l'inizio del Castello errante. Mi spiace per Kondo ma se non fosse morto non avremmo avuto La città incantata!

Christian ha detto...

È sicuramente uno dei più belli (se non il più bello) dei film Ghibli non diretti dai due fondatori: molto attento alla quotidianità e ai sentimenti adolescenziali. Peccato per quel doppiaggio! (Anche in "Totoro" non sopporto l'eccessiva aderenza alla costruzione giapponese delle frasi).

Su Wikipedia si legge: "Kondo è morto per un aneurisma, si dice causato dall'eccesso di lavoro, e questa sarebbe stata la ragione principale dell'annuncio di Hayao Miyazaki di ritirarsi nel 1998. Anche se alla fine Miyazaki non si è ritirato, la morte di Kondo lo avrebbe convinto a lavorare con un ritmo più rilassato."

Kotatsu ha detto...

Il film racconta una storia molto tenera, pur appartenendo ad un genere un po' troppo "sentimentale" per i miei gusti.
Comunque l'ho visto 3 volte (in genere non rivedo mai un film - per problemi di tempo) e ogni volta ne ho potuto apprezzare diverse sfumature.
L'animazione non mi sembra all'altezza dello standard dello Studio Ghibli dell'epoca, ma sicuramente il coinvolgimento che riesce ad offire allo spettatore lascia chiudere un occhio di fronte ad alcune imperfezioni. Io gli avrei dato 3 e mezzo o quasi 4.

Christian ha detto...

Quattro stelle è il mio massimo, e lo dò molto raramente (a Miyazaki, comunque, già diverse volte!)...
Per il resto, concordo con il tuo giudizio! :)
L'animazione mi è parsa adeguata.