28 dicembre 2012

L'arco (Kim Ki-duk, 2005)

L'arco (Hwal)
di Kim Ki-duk – Corea del Sud 2005
con Jeon Seong-hwang, Han Yeo-reum
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Rivisto in DVD, con Sabrina.

Su un barcone ancorato al largo della costa vivono un vecchio e una ragazza, che lui ha trovato quando era una bambina e che tiene con sé con l'intenzione di sposarla non appena avrà compiuto diciassette anni. Il vecchio si guadagna da vivere portando sulla chiatta (tramite una barca a motore) piccoli gruppi di pescatori, dai quali talvolta è costretto a difendere la ragazza per mezzo del suo arco: con questo è inoltre in grado di "prevedere il futuro" in maniera bizzarra, ossia scagliando frecce contro l'immagine di Buddha dipinta sulla fiancata del barcone mentre la ragazza vi si dondola davanti con un'altalena. Proprio quando il compleanno della ragazza è ormai imminente (e il vecchio ha già acquistato gli abiti per il matrimonio), lei si innamora di un giovane pescatore... Un'ambientazione che ricorda in parte "L'isola" (le piattaforme galleggianti per i pescatori), ma anche "Primavera, estate, autunno, inverno" (il luogo circondato dall'acqua, raggiungibile solo con una barca) e "The Birdcage Inn", per un film che però non riesce a rivelarsi alla loro altezza: se la scenografia ha il suo fascino e la bellezza delle immagini è innegabile (così come quella della protagonista, acerba e maliziosa al tempo stesso), il simbolismo è alquanto scontato (vedi il finale, con la freccia scagliata in aria – ovvero lo spirito del vecchio – che ricade dal cielo per togliere la verginità alla ragazza), troppi elementi sono buttati lì (l'arco che viene utilizzato anche come strumento musicale), e soprattutto c'è molta "poeticità" gratuita, che spesso si traduce in uno sfoggio di estetica fine a sé stessa, manieristica e non sempre sincera. I due personaggi principali non parlano mai, anche se ovviamente non sono muti.

2 commenti:

Sabrina ha detto...

Il maestro raggiunge l'epitome della sua poetica immergendo totalmente lo spettatore nel simbolismo contemplativo che lo ha reso famoso.Chissà come si traduce in coreano "il troppo stroppia" ...

Christian ha detto...

Più che troppo, a tratti si ha la sensazione che dietro il simbolismo ci sia troppo poco. E che Kim in quel periodo (vedi anche "Soffio") si fosse convinto che per realizzare un film bastassero poche righe di sceneggiatura e pochi giorni di riprese.