17 agosto 2012

La moglie del fattore (A. Hitchcock, 1928)

La moglie del fattore (The Farmer's Wife)
di Alfred Hitchcock – GB 1928
con Jameson Thomas, Lillan Hall-Davis
*1/2

Visto in DVD, alla Fogona.

Dopo il matrimonio della figlia, un fattore vedovo decide che è giunto anche per lui il momento di risposarsi. Con l'aiuto della fedele domestica Araminta stila così un elenco delle possibili pretendenti, tutte donne vedove o zitelle del circondario che però, per una ragione o per l'altra, lo respingono. Alla fine scoprirà che la compagna ideale per lui è proprio quella che ha già in casa e che si prende cura di lui, e cioè la servizievole domestica. Meccanico e noiosetto, è decisamente un lavoro minore nella filmografia di Hitchcock, senza particolari guizzi o i tipici marchi di fabbrica del regista britannico: di suspence ce n'è ben poca, visto che sin dall'inizio è evidente che nessuna delle donne nella lista sarà quella giusta per il nostro eroe. Il tema del passaggio "sociale" del protagonista da un ruolo rispettabile a quello di emarginato è poi accennato solo per un attimo, nella sequenza in cui è deriso da tutto il villaggio dopo i suoi goffi approcci non andati a buon fine. E c'è anche una punta di misoginia (la domestica non si offende a essere chiesta in moglie come ultima di una lista, e solo dopo che l'uomo è stato respinto dalle altre). La messa in scena è classica, quanto basta per un dramma familiare riflessivo e intimista, a parte la lunga e inutile sequenza della festa, con goffi tentativi di umorismo non proprio british, gran parte dei quali riguardanti il servitore Ash (il caratterista Gordon Harker, presenza ricorrente nei film muti di Hitchcock: era l'allenatore in "Vinci per me!" e sarà il padre della protagonista in "Tabarin di lusso"). Si salvano la buona recitazione degli interpreti, segnatamente del protagonista Jameson Thomas, e l'ambientazione nel villaggio rurale, che a tratti ricorda quasi Dreyer. Proprio all'aspetto scenografico del film si appigliarono critici illustri come Rohmer e Chabrol per salvare la pellicola: "Quello che ha interessato in The Farmer's Wife", scrissero infatti, "è stato certamente il décor, la campagna gallese... Il clima della vita rurale ingelse, all'inizio del secolo, è stato reso con grande precisione".

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