10 maggio 2012

About Elly (Asghar Farhadi, 2009)

About Elly (Darbareye Elly)
di Asghar Farhadi – Iran 2009
con Golshifteh Farahani, Shahab Hosseini
***

Visto in divx.

Alcuni amici di Teheran si recano sulle spiagge del Mar Caspio per trascorrervi un paio di giorni di villeggiatura. Del gruppo, oltre a tre coppie (fra cui quella formata da Amir e Sepideh, organizzatrice del viaggio), fanno parte Ahmad, tornato da poco dalla Germania e in cerca di una moglie, ed Elly, giovane insegnante che Sepideh ha invitato a unirsi a loro nella speranza che possa essere la donna giusta per l’amico. Ma la tragedia incombe: una mattina Elly scompare misteriosamente, inghiottita probabilmente dal mare in tempesta. Al momento di contattare i suoi familiari, si scoprirà che la ragazza era fidanzata, e che il fatto che abbia accettato di trascorrere alcuni giorni con degli sconosciuti (e soprattutto con Ahmad) solleverà dubbie questioni di ordine morale, oltre a far venire alla luce tutta una serie di menzogne e ipocrisie. Il film che ha fatto conoscere internazionalmente il talento di Asghar Farhadi (poi confermatosi ancor più alla grande con “Una separazione”), vincitore dell’Orso d’Argento al Festival di Berlino, è un esempio di cinema iraniano diverso, meno stereotipato e più contemporaneo e attuale rispetto alle pellicole “poetiche” e neorealiste dei vari Kiarostami e Makhmalbaf. Con l'intenzione di ritrarre le contraddizioni delle nuove generazioni "moderne", descrivendone i conflitti con le tradizioni del paese islamico, il regista costruisce lentamente un’atmosfera di angoscia e di attesa: parte con toni allegri, spensierati e “vacanzieri”, prosegue con la fortissima tensione della scena del mare in tempesta (con il figlio di una delle coppie trascinato via dalle onde), si snoda poi sul mistero della scomparsa di Elly (che rievoca addirittura “L’avventura” di Antonioni) e trova infine una degna conclusione – man mano che i segreti di Elly ma anche quelli di Sepideh vengono svelati – nelle sequenze del confronto con il fidanzato: il gruppo di protagonisti si trova di fronte al dilemma se dire la verità all’uomo o se proteggere l'onore della ragazza scomparsa (ma anche il proprio). Il dramma, raccontato con estrema naturalezza e senza alcuna punta di intellettualismo, sfocia comunque in una riflessione quasi filosofica sull'importanza della verità, degli obblighi sociali, del giudizio degli altri: più o meno gli stessi temi che il regista svilupperà ancora più a fondo nel suo capolavoro successivo. Centrale, anche se sparisce di scena dopo neanche metà del film, l'enigmatica e contraddittoria figura di Elly, di cui gli altri personaggi scoprono di non conoscere nemmeno il nome completo ("Elly" è solo un nomignolo), per non parlare dei suoi desideri, delle sue motivazioni e del suo destino. Ottimi tutti gli attori, con una menzione particolare per la bella Golshifteh Farahani nei panni della tormentata Sepideh.

6 commenti:

Marisa ha detto...

Film molto interessante in cui la stratificazione e la complessità degli argomenti si delineano in modo progressivo e naturale contemporaneamente alla presa di coscienza dei simpatici, ma ingenui personaggi che escono dalla brutta avventura profondamente cambiati: una vera e propria terapia d'urto.

Christian ha detto...

I film di Farhadi hanno una complessità interna che cresce con il procedere della narrazione. Certo, è una caratteristica di tutto il cinema iraniano, ma lui ha il pregio di dedicarsi alle contraddizioni dell'Iran moderno (i giovani che aspirano o si illudono di vivere in modo "occidentale" e che invece devono fare i conti con la tradizione) e non solo a bambini, contadini, villaggi arretrati, ecc. come Kiarostami. In questo è più simile al Panahi di "Oro rosso" o "Offside": speriamo che non faccia la stessa fine (nel senso che il regime non gli proibisca di continuare a girare film).

Nota a margine: l'attrice Golshifteh Farahani, quella che interpreta Sepideh, ora vive in Francia e non può più tornare in Iran: è stata esiliata dal gennaio 2012 (per aver posato nuda per una rivista francese!). Di recente è apparsa in "Pollo alle prugne" di Marjane Satrapi (era Iran, la bella ragazza di cui era innamorato il protagonista).

Anonimo ha detto...

Grazie per la recensione, non lo conoscevo e sembra davvero interessante!

A margine: il cinema mediorientale in questi anni sembra dare spesso notevoli prove, direi che è un buon segno.
Uno dei film che ho più apprezzato di recente è stato "Il responsabile delle risorse umane" di Eran Niklis, che per essere ambientato tra Israele e la Romania offre uno stimolante confronto tra culture (con una notevole, secondo me, interpretazione da parte di Mark Ivanir).

Alex

Christian ha detto...

È vero, dal Medio Oriente stanno venendo fuori parecchie pellicole interessanti, e per fortuna alcune di queste sono distribuite anche nelle nostre sale. Quella che citi non l'ho vista, ma altre che mi vengono in mente sono la citata "Una separazione", sempre di Asghar Farhadi, e il recente "E ora dove andiamo?" della libanese Nadine Labaki.

Anonimo ha detto...

"E ora dove andiamo" è stato il film più bello che ho visto quest'anno (finora, ovviamente, siamo appena a metà del 2012 ;-): davvero una rivelazione.

Se riesci, recupera "Il responsabile delle risorse umane" (è uscito anche in dvd), leggendo le tue recensioni credo sarà senz'altro un film nelle tue corde.

Alex

Christian ha detto...

Grazie del consiglio, proverò a recuperarlo! ^^