13 novembre 2011

Gli ultimi giorni di Pompei (M. Caserini, 1913)

Gli ultimi giorni di Pompei
di Mario Caserini [ed Eleuterio Ridolfi] – Italia 1913
con Fernanda Negri Pouget, Ubaldo Stefani
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Visto in DVD.

Infatuato della bella Jone, amante del nobile Glaucus, il perfido sacerdote egizio Arbace sfrutta l'amore della schiava cieca Nidia per il patrizio e la convince a fargli bere quello che la ragazza crede essere un filtro d'amore. Si tratta invece di un veleno che rende Glaucus folle, dando così ad Arbace la possibilità di accusarlo dell'omicidio di un suo discepolo. Ma proprio mentre Glaucus sta per essere gettato in pasto ai leoni nell'arena, il Vesuvio comincia a eruttare... Tratto da un romanzo un tempo assai popolare di Edward Bulwer-Lytton (scrittore che probabilmente resterà nella storia soprattutto per aver coniato la frase "Era una notte buia e tempestosa"), già adattato per il cinema nel 1900 e nel 1908 (e lo sarà ancora più volte: da segnalare la versione del 1959, che vede l'esordio alla regia – non accreditato – di Sergio Leone), è un film che mantiene fede al suo titolo soltanto negli ultimi minuti: nulla, in precedenza, lascia presagire la tragica fine della città, e per tutta la pellicola seguiamo in parallelo gli intrighi del malvagio sacerdote (simbolo di una cultura antica ed esoterica) e le pene d'amore della giovane e sfortunata Nidia. Rispetto al romanzo originale e alle versioni cinematografiche successive, manca curiosamente il tema dell'avvento del cristianesimo. L’impostazione è completamente teatrale, con una totale assenza di movimenti di macchina o di montaggio alternato (la lezione di Griffith era ancora di là da venire). Belle, comunque, le sequenze finali della distruzione di Pompei, con l’utilizzo anche di alcuni effetti speciali (cui contribuisce, involontariamente ma in modo molto appropriato, il deterioramento della pellicola proprio in quelle sequenze) e una buona profondità di campo. La discreta fattura dei suddetti effetti (anche nella tempesta che scoppia mentre Glaucus e Jone fanno la loro gita sul monte e nel bizzarro split screen con cui Arbace mostra a Jone le immagini menzognere di Glaucus in compagnia di una cortigiana) e la cura nelle scenografie sottintendono un certo budget: per l'epoca si trattava certamente di una produzione imponente. Da notare che i cartelli e le didascalie annunciano in anticipo quello che accadrà nella scena seguente. Una curiosità: ben prima dell’Amelia di Carl Barks, scopriamo che sulle pendici del Vesuvio viveva una fattucchiera!

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