9 ottobre 2011

Fantasy mission force (Chu Yen-Ping, 1982)

Fantasy mission force (Mi ni te gong dui)
di Chu Yen-Ping – Hong Kong 1982
con Jackie Chan, Brigitte Lin
**

Rivisto in VHS, in inglese.

Durante la seconda guerra mondiale (più o meno: l’ambientazione è assai confusa), i giapponesi catturano i generali in capo delle forze alleate, fra i quali c’è anche Abramo Lincoln (!), e li nascondono in Lussemburgo (!!). Per liberarli, il capitano Don Wen (Jimmy Wang Yu) – prescelto dopo che sono stati scartati, fra gli altri, l’agente 007, “Iena” Plissken e Rocky Balboa (!!!) – viene incaricato di allestire un’eterogenea squadra di rinnegati e mercenari, in stile “Quella sporca dozzina”, ai quali è promessa una generosa ricompensa in denaro se riusciranno nel loro intento. Del gruppo fanno parte un vagabondo ubriacone, un artista della fuga, un cantante biancovestito e la sua amante, e infine due soldati cinesi in kilt scozzese. Durante il lungo viaggio, i nostri eroi dovranno battersi contro una tribù di amazzoni guerriere in pelli di leopardo, pernottare in una casa infestata da fantasmi, e infine sconfiggere una banda di gladiatori nazisti motorizzati (a bordo di automobili anni ’70) che sembrano usciti da “Mad Max”. Uno dei film più sconclusionati e assurdi che mi sia mai capitato di vedere, un B-movie talmente privo di senso da strappare ben più di una risata e meritevole, proprio per questo, di essere ricordato con affetto. Una trama idiota, un’ambientazione colma di anacronismi di ogni tipo, uno sviluppo incoerente e ricco di non sequitur (nonché pieno di errori di continuità: per dirne una, i generali rapiti passano, senza motivo, da quattro a tre), un montaggio deficitario, personaggi improbabili e sviluppi totalmente inaspettati (nel senso peggiore del termine). Dal punto di vista del ritmo, comunque, la pellicola non ha un attimo di pausa, e nella sua folle corsa attraversa senza pudore davvero tutti i generi: il bellico, l’avventura, l’horror (gli spettri che giocano a mahjong), il western (Brigitte Lin è la cavallerizza con il bazooka e gli stivali rossi, che si presenta mentre è impegnata in una gara di bevute in stile “I predatori dell’arca perduta”), lo sportivo (l’incontro di wrestling fra Jackie Chan e un lottatore di sumo), il wuxiapian (l’attacco delle amazzoni ninja con i tessuti colorati), il carcerario (l’evasione dal campo di lavoro), il fantascientifico post-apocalittico (lo scontro con i nazisti), la commedia demenziale e slapstick, la comica alla Benny Hill (le gag con i soldati in kilt), il musical (la canzoncina imbecille al ristorante) e naturalmente le arti marziali. E nel finale c’è anche un colpo di scena sull’identità del cattivo. Jackie Chan, che ha partecipato alla pellicola soltanto per fare un favore all’amico Wang Yu, non è nemmeno il protagonista e non fa parte del gruppo impegnato nella missione: lo segue da lontano e compare solo di tanto in tanto, lasciando spazio sullo schermo al nutrito gruppo di comprimari.

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