18 ottobre 2011

Bright future (Kiyoshi Kurosawa, 2003)

Bright future (Akarui mirai)
di Kiyoshi Kurosawa – Giappone 2003
con Jō Odagiri, Tadanobu Asano
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Rivisto in DVD, in originale con sottotitoli inglesi.

Il giovane Juji Nimura sogna spesso un futuro “luminoso”, ma la sua realtà presente è ben diversa: una vita piatta e noiosa, priva di stimoli e di passioni (a parte ascoltare musica e frequentare le sale giochi), e un lavoro in fabbrica che porta avanti senza alcun entusiasmo, alle dipendenze di un capo invadente e fastidioso, reso più piacevole soltanto dall’amicizia con il collega Mamoru, l’unico con cui senta una certa affinità. Ma quando quest’ultimo, inspiegabilmente, massacra il capo e la sua famiglia e viene condannato all’ergastolo, Juji si ritrova da solo, intrappolato in un'esistenza vuota e senza via d'uscita. L’unico legame che gli rimane con l’amico è la medusa tropicale che Mamoru teneva nel proprio acquario e che, prima di compiere il suo folle gesto, ha affidato proprio a Juji. Tuttavia il ragazzo, in preda a uno scatto d’ira, rovescia la vasca facendo finire l’animale nelle acque che scorrono sotto la città. Dopo il suicidio di Mamoru in cella, Juji sembra destinato allo sbando, e a nulla servono i tentativi della sorella di trovargli un lavoro in ufficio: il ragazzo, anzi, devasta nottetempo il palazzo in compagnia di un gruppo di teppisti incontrati per caso in strada. Ma alla fine troverà un punto di riferimento nel padre di Mamoru, che lo accoglie con sé e lo assume come assistente nel proprio negozio di riparazione di vecchi elettrodomestici, meditando persino di adottarlo per sostuituire il figlio perduto (che comunque continua a frequentare il negozio sotto forma di fantasma invisibile). Nel frattempo, le meduse velenose proliferano nei fiumi e nei canali di Tokyo, fino a quando decidono di abbandonare la città e gli esseri umani al loro destino, dirigendosi verso il mare. Girata con una fotografia fredda, quasi monocromatica e spesso sgranata nelle scene notturne, quella di Kiyoshi Kurosawa è una pellicola ostica e spigolosa (anche se questa seconda visione mi ha dato qualcosa in più rispetto alla prima), che da un lato affronta temi interessanti come quelli del disagio giovanile (emblematica la scena finale, fra le migliori del film, che mostra la banda di teppisti annoiati e biancovestiti mentre percorre un viale, circondata da un alone bianco e luminoso che finisce col sommergerli tutti, mentre scorrono i titoli di coda e si intravede persino la troupe del regista al lavoro) e dall’altro sguazza in metafore sfuggenti e non sempre limpidissime (su tutte la presenza continua della medusa, animale marino adattatosi gradualmente al nuovo ambiente, che si aggira luminosa e minacciosa per le vie d’acqua della città e la cui iridescenza sembra l'unico faro che illumina la notte di personaggi sperduti come Juji e il padre di Mamoru).

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