2 settembre 2011

Él (Luis Buñuel, 1952)

Lui (Él)
di Luis Buñuel – Messico 1952
con Arturo de Córdoba, Delia Garcés
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Rivisto in DVD alla Fogona, con Rachele e Marisa, in originale con sottotitoli.

Il benestante Francisco Galván è un pilastro rispettabile della sua comunità: stimato dagli amici e dal parroco, che ne ammira la "razionalità" e la correttezza, si innamora perdutamente di una donna conosciuta in chiesa e riesce a sposarla, strappandola all'amico architetto con cui era fidanzata. Ma a causa della sua folle gelosia le renderà la vita un inferno, torturandola fisicamente e psicologicamente. Considerato dai critici (e dallo stesso Buñuel) uno dei suoi film più interessanti del periodo messicano, "Él" ("Lui") è un vero e proprio saggio sulla paranoia, al punto da essere stato usato da alcuni psichiatri durante le lezioni per illustrare i casi clinici. Oltre che condizionato dalla gelosia del marito, il rapporto fra Francisco e Gloria è venato di sadomasochismo: tanto l'uomo è imprevedibile e soggetto a repentini sbalzi d'umore (dovuti anche a preoccupazioni di carattere professionale ed economico), tanto la donna è succube della sua autorità e si dimostra incapace di lasciarlo, persino di fronte ai maltrattamenti che è costretta a subire. Francisco la picchia, minaccia di buttarla giù da un campanile, arriva addirittura a spararle con una pistola a salve, in una sequenza a sorpresa (visto che viene raccontata in prima persona da colei che ne è la "vittima"); ma supera il confine quando progetta di introdursi in camera sua, di legarla al letto e poi di cucirle la vagina, come un novello Marchese de Sade. A quel punto, anche la moglie non ne può più e fugge di casa: credendo di inseguirla, Francisco giunge fino in chiesa dove ha una visione allucinatoria in cui gli sembra che tutti i presenti – dai fedeli al parroco e al chierichetto – si stiano prendendo gioco di lui. Tratto da un romanzo semi-autobiografico di Mercedes Pinto, il film ha molti elementi buñueliani: l'ossessione senza limiti del protagonista, il suo feticismo per i piedi (si innamora della donna guardandole le scarpe), il finale ambiguo in cui cammina a zig-zag per il sentiero del convento in cui viene "ricoverato". Ottima la prova degli interpreti, avvolgente la fotografia da film noir di Gabriel Figueroa, e memorabili le scenografie, soprattutto quelle della casa in stile art noveau di Francisco, costruita da suo padre e che contrasta notevolmente con il carattere preciso e metodico dell'uomo (che chiede al cameriere di raddrizzare un quadro storto, o che mette a posto le scarpe lasciate in giro dalla moglie).

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