5 marzo 2011

Sanshiro Sugata (A. Kurosawa, 1943)

Sanshiro Sugata (Sugata Sanshiro)
di Akira Kurosawa – Giappone 1943
con Susumu Fujita, Denjiro Okochi
**1/2

Visto in divx, in originale con sottotitoli inglesi.

È il film d'esordio di Kurosawa. Attraverso il racconto dei primi passi di un giovane campione di judo, il regista nipponico affronta da subito uno dei temi fondamentali del proprio cinema: l'iniziazione alla vita di un personaggio inesperto che, in un progressivo percorso di apprendimento, impara a conoscere sé stesso e a rapportarsi con il mondo esterno. Sanshiro è l'antesignano del Murakami di "Cane randagio", del Katushiro dei "Sette samurai", dello Yasumoto di "Barbarossa": inizialmente interessato a frequentare una prestigiosa scuola di jujitsu, rimane colpito non solo dall'abilità ma soprattutto dall'umanità del maestro di judo Shogoro Yano, e decide di diventarne l'allievo. Ingenuo e infantile, ma dotato di una straordinaria forza e di un'ottima tecnica, dovrà imparare ad autodisciplinarsi (memorabile la sequenza in cui rimane orgogliosamente a mollo nello stagno per un'intera notte, fino a raggiungere una sorta di purificazione che gli consente di superare "la notte oscura dell'anima" attraverso la contemplazione della bellezza del mondo, in questo caso un fiore di loto che si schiude alla luce dalla luna). Tra i suoi avversari spicca il subdolo Higaki, che veste all'occidentale, usa un fiore come portacenere (a sottolineare il suo disprezzo verso quel mondo che invece Sanshiro contempla in ammirazione) e che del protagonista è anche rivale in amore. La pellicola si conclude proprio con il duello finale fra i due, splendidamente ambientato su una collina erbosa spazzata dal vento. Stilisticamente "l'imperatore" fa subito sfoggio di un'ottima tecnica cinematografica (d'altronde lavorava come aiuto regista già da cinque anni). Sono interessanti, in particolare, i movimenti di camera laterali, come nella panoramica iniziale o nelle scene dello scontro notturno fra Yano e i suoi aggressori, ma soprattutto nel duello all'interno del dojo fra Sanshiro e Monma: dopo la sconfitta di quest'ultimo, la macchina da presa compie una lunga carrellata, mostrando lo stupore dei presenti fino a soffermarsi sul corpo inerme del rivale; segue poi un primo piano prolungatissimo sullo sguardo intenso della figlia di Monma. Altra trovata memorabile è quella di mostrare il passaggio del tempo attraverso inquadrature ripetute degli zoccoli di legno abbandonati da Sanshiro dopo l'incontro con Yano e soggetti prima alle intemperie stagionali e poi trasformati in giocattoli per bambini: la sequenza, secondo Aldo Tassone, simboleggia anche "il progressivo raffinamento dell'allievo, purificato e levigato dagli insegnamenti del maestro". Bella anche la musica d'accompagnamento, vagamente ciaikovskiana. I censori dell'epoca non apprezzarono il taglio dato da Kurosawa alla pellicola, e in particolare l'inserimento della storia d'amore fra Sanshiro e Sayo, la figlia di Murai, capo della scuola rivale: le delicate sequenze degli incontri fra i due giovani sulla scalinata del tempio (con Sanshiro che ammira la bellezza della ragazza che prega per la vittoria del padre, senza sapere che si tratta del suo prossimo rivale), a loro dire, banalizzavano la vicenda e il personaggio appariva tutt'altro che virile ed eroico (dopo ogni vittoria sembra quasi chiedere scusa!). A difendere Kurosawa davanti alla commissione di censura intervenne addirittura Yasujiro Ozu, a quel tempo un maestro già affermato, che evidentemente aveva riconosciuto il valore del giovane collega. Purtroppo la versione del film oggi in circolazione risulta mancante di alcune sequenze, tagliate dai censori e andate irrimediabilmente perdute. In ogni caso la pellicola riscosse un grande successo di pubblico, tanto che due anni dopo i produttori chiesero al regista di girare un sequel ("Sanshiro Sugata II", uscito nel 1945 e unico film di Kurosawa realizzato su commissione in tutta la sua carriera). Nel ruolo di Murai, vecchio e alcolizzato maestro di jujitsu, recita già Takashi Shimura, che diventerà il più assiduo habituè di Kurosawa (sarà presente in 21 dei suoi 30 film).

7 commenti:

Pau ha detto...

Pensavo che anche "Sanjuro" (del 1962, mi pare) fosse stato realizzato su commissione.
L'esordio del Maestro mi manca, lo recupererò di certo anche perchè Takashi Shimura è un attore che apprezzo particolarmente.

Christian ha detto...

È vero, anche "Sanjuro" è un sequel e come tale, probabilmente, è stato realizzato su richiesta dei produttori. Ma in quel film Kurosawa comunque porta avanti un suo discorso personale, mentre pare che "Sanshiro Sugata II" (che non ho ancora visto) sia stato girato solo per esigenze "alimentari".

Riguardo a Takashi Shimura (che anche a me piace molto), tieni però conto che appare in un ruolo decisamente minore. Il vero protagonista è Susumu Fujita, all'epoca una star, che sarebbe poi apparso a sua volta in diversi altri film di Kurosawa ("Gli uomini che camminano sulla coda della tigre", "Non rimpiango la mia giovinezza", "La fortezza nascosta").

Pau ha detto...

Ne "La fortezza nascosta" che ruolo ha? ("Non rimpiango la mia giovinezza" mi manca, mentre temo che faticherei a ricordarmelo ne "Gli uomini che camminano....", perchè l'ho visto svariati anni fa)

Christian ha detto...

Era il "cattivo", ovvero il generale Tadokoro. Fra l'altro aveva un ruolo simile anche ne "Gli uomini che camminano...", dove era il capo delle guardie del posto di blocco: in entrambi i casi mostrava una certa umanità, empatizzando con i suoi nemici.

Pau ha detto...

Grazie della risposta!

curiositizen ha detto...

Ottimo recupero, questo dell'esordio di Kurosawa. Io lo vidi alcuni fa in vhs (qualità scarsissima). Seppur datato e imperfetto, mi piacque davvero molto. Sempre legato al genere "judo", non so se hai mai visto Throwdown di Johnnie To. Te lo consiglio, anche perché cita apertamente questo film e ne è una specie di rivisitazione moderna. ciao, c

Christian ha detto...

No, il film di To che citi non l'ho visto, e non sapevo che fosse legato a questo: lo recupererò di certo, prima o poi. Ciao e grazie! ^^