21 settembre 2010

Silent souls (A. Fedorchenko, 2010)

Silent souls (Ovsyanki)
di Aleksei Fedorchenko – Russia 2010
con Igor Sergeyev, Yuriy Tsurilo
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Visto al cinema Arcobaleno, in originale con sottotitoli
(rassegna di Venezia), con Marisa e Lucia.

Aist appartiene ai Merja, un'antica etnia russa di origine finnica, le cui tradizioni sono ancora vive sebbene in via d'estinzione. I suoi ricordi d'infanzia, legati in particolare al padre poeta, lo spingono a mettere per iscritto memorie, riti e sensazioni. Alla morte della moglie di Miron, suo amico e superiore, lo accompagna nel viaggio di addio alla salma: come prevedono le antiche usanze dei Merja, infatti, il cadavere deve essere agghindato, trasportato fino alla riva di un fiume e bruciato su una pira funebre, per poi spargere le ceneri nell'acqua. Impossibile non pensare, anche solo in parte, a "Departures": anche qui, naturalmente, il riferimento è al mito di Caronte. Ma rispetto al film giapponese, in questo riflessivo viaggio di accompagnamento verso la morte – nel corso del quale non viene mai smarrito il contatto con la vita, anche attraverso la carnalità e il sesso – manca qualcosa in termini di emozioni, e soprattutto il finale improvviso e irrisolto lascia un po' perplessi: nell'insieme, è più accademico che poetico. Il titolo originale significa "gli zigoli", come la coppia di uccellini in gabbia che il protagonista acquista al mercato e che faranno compagnia ai due uomini durante il viaggio, causando in ultima istanza anche la loro morte.

2 commenti:

Marisa ha detto...

La tristezza per la morte della moglie di Miron e la nostalgia per la scomparsa quasi totale del popolo Merja e delle sue leggende viaggiano parallelamente e si sovrappongono nella ricerca di trasformazione e di liberazione attraverso l'acqua.
Si tratta di uno spunto molto bello, ma effettivamente manca qualcosa .
Pur essendoci tanta acqua mi verrebbe da dire che mancano proprio la sua cangiante bellezza e quella enigmatica profondità che rendono la vita e le opere d'arte poetiche.

Christian ha detto...

Il film ha la sua ragione d'essere proprio nel parallelo fra la morte della moglie e la fine delle tradizioni di un antico popolo. E mi è piaciuto anche il contrasto fra il tema funebre e questa figura femminile così viva, rubiconda, carnale e materna. Però, come dici anche tu, lo spunto avrebbe forse meritato uno sviluppo migliore e più coinvolgente.