28 maggio 2010

Ghost dog (Jim Jarmusch, 1999)

Ghost dog - Il codice del samurai (Ghost Dog: The Way of the Samurai)
di Jim Jarmusch – USA 1999
con Forest Whitaker, John Tormey
***1/2

Rivisto in DVD, con Giovanni, Rachele, Paola, Ilaria, Ginevra e Giuseppe.

Ghost Dog è un misterioso killer afro-americano che vive su un tetto, comunica con i suoi mandanti per mezzo di piccioni viaggiatori e segue fedelmente gli insegnamenti dello "Hagakure", la guida pratica e spirituale scritta dal samurai Yamamoto Tsunetomo, numerosi brani del quale vengono citati e compaiono in sovrimpressione sullo schermo. Fra questi spicca quello che predica l'assoluta fedeltà di un samurai verso il proprio padrone, che Ghost Dog identifica in Louie, un mafioso italo-americano che anni prima gli aveva salvato la vita. Ma dopo che ha portato a termine un incarico per suo conto, i boss di Louie decidono che lo stesso killer deve essere eliminato: seguiranno vendette. Straordinario film su uno straordinario personaggio che si muove in un ambiente caratterizzato con sintetica efficacia: le desolate periferie di una città americana senza nome, popolate da tribù e razze in via di estinzione, dove il senso di fine ineluttabile è sempre presente e lo scontro fra le diverse culture appare inevitabile. Ma l'incomunicabilità è solo apparente: basti pensare al rapporto fra Ghost Dog e il suo "miglior amico" Raymond, che parlano due lingue diverse, l'inglese e il francese, eppure in qualche modo si comprendono, tanto da ripetere ciascuno – senza saperlo, naturalmente – le identiche frasi che l'altro ha appena detto (significativo il momento in cui i due assistono alla surreale costruzione di una barca sul tetto da parte di un uomo, che a sua volta parla una lingua ancora differente, lo spagnolo); o all'inaspettata passione di uno dei mafiosi per il rap e la musica dei "negri"; e naturalmente alla divertente scena in cui i gangster, dopo essersi presi gioco dell'abitudine dei rapper e degli indiani d'America di assumere pseudonimi o nomignoli coloriti, dimostrano di farne uso a loro volta. Ci si muove dunque in un ambiente illogico e violento, dove però la cultura, l'etica e la spiritualità sembrano offrire appigli per una qualche forma di speranza e di sopravvivenza. Sono scenari che ci vengono mostrati – fin dalla prima sequenza – dall'alto e a "volo d'uccello", attraverso lo sguardo dei piccioni viaggiatori, prima di essere nuovamente esplorati dal basso e fra le luci notturne della splendida fotografia di Robby Müller.

Ghost Dog è un personaggio fuori dal tempo e dal mondo, che vive attraverso rituali personali e meditativi, si affida a un codice etico e filosofico proveniente da un'altra cultura e si identifica con gli orsi, come lui creature nobili e dallo spirito indomabile che stanno però per scomparire. Nel suo lavoro è efficace e metodico, si muove come un fantasma e non sembra esprimere emozioni. Eppure ha un forte legame con il suo territorio, è rispettato da tutti e stringe facilmente amicizia con una bambina, amante della lettura, che riesce a cogliere la sua vera natura e alla quale nel finale trasmette la propria filosofia, lasciandole in eredità il libro di Tsunetomo. Oltre agli orsi e ai piccioni, l'altro legame che ha con il mondo animale è costituito dal cane nero che gli appare di fronte in alcuni momenti, osservandolo fisso negli occhi come per riflettersi in uno specchio: anche lui è un "cane fantasma". Se narrativamente e formalmente il film può ricordare pellicole a sfondo gangsteristico come quelle di Besson ("Leon") e Tarantino ("Pulp fiction"), in realtà affonda le radici soprattutto nel cinema polar di Jean-Pierre Melville (in particolare "Frank Costello faccia d'angelo", che non a caso in originale si intitolava "Le samourai") e naturalmente in quello giapponese sui samurai ("Rashomon", il libro di Ryunosuke Akutagawa al quale Akira Kurosawa si è ispirato per l'omonimo film, passa di mano in mano attraverso più personaggi). Originale anche il modo in cui vengono ritratti i mafiosi italo-americani: stanchi, anziani, legati a codici e a pratiche ormai in declino, irrisi dalle nuove generazioni (vedi la scena del bambino che li bombarda di oggetti dalla finestra), non possono far altro che radunarsi a giocare a carte nel retro di un ristorante cinese o passare il loro tempo a guardare vecchi cartoni animati (Betty Boop, Felix the Cat, Woody Woodpecker; ma ci sono anche Grattachecca e Fichetto), che curiosamente sembrano sempre aver qualcosa in comune con gli eventi e la realtà che li circonda. La scena in cui Ghost Dog spara a un nemico dal tubo del lavandino, per esempio, pare proprio uscire da uno di questi cartoon. Fondamentale, nel creare l'atmosfera e caratterizzare l'ambiente sub-urbano in cui si svolge la vicenda, la musica hip-hop di RZA del Wu-Tang Clan (che compare in un cameo in tuta mimetica nel finale), in grado di fondersi con la meditazione spirituale del personaggio (per esempio attraverso il rituale dell'ascolto del cd nelle automobili che ruba). Ottimo anche il cast, con volti indimenticabili per i mafiosi (come quello del veterano Henry Silva, una vera maschera) e per i personaggi di contorno (l'ivoriano Isaach De Bankolé è Raymond, Tricia Vessey è la figlia del boss).

6 commenti:

Giuliano ha detto...

Grande e inquietante, da vedere con "Dead man" che è ancora più fuori dal comune.
Giusto anche il richiamo ai cartoni animati, per entrambi i film. Jarmusch è uno dei pochi ancora capaci di sorprendere!

Christian ha detto...

Tra l'altro, uno dei personaggi di "Deadman" ricompare anche qui! Gary Farmer, che viene ucciso dai mafiosi su un tetto, era la guida indiana di Johnny Depp nel film precedente, e ripete anche una delle frasi che diceva lì ("Stupido uomo bianco...").

Marco (Cannibal Kid) ha detto...

un miracolo, più che un film, per come tiene insieme riferimenti a culture diverse e li fonde in un'opera unica, superlativa, profonda, sorprendente

Christian ha detto...

Di solito non amo molto i film che mescolano troppi spunti diversi. Invece in questo caso tutto funziona benissimo!

Ismaele ha detto...

un film eccezionale, secondo me.
poi ho letto l'Hagakure, il libro del samurai che legge Forest Whitaker nel film e aiuta a capire.
nel film si tiene tutto, ogni personaggio, per quanto "estremo" sembbra naturale e ogni scena è indispensabile, diciamo che siamo dalle parti del capolavoro.

Christian ha detto...

Sono d'accordo, non c'è dispersione, ogni elemento ha la sua ragione d'essere.
Che l'Hagakure sia importante per capire il personaggio di Ghost Dog, poi, è fuori di dubbio. Anche per questo Jarmusch non si è limitato a mostrare il personaggio che legge il libro ma ha scelto di riportarne diversi brani sullo schermo per condividerli con lo spettatore.