27 febbraio 2010

I pugni in tasca (M. Bellocchio, 1965)

I pugni in tasca
di Marco Bellocchio – Italia 1965
con Lou Castel, Paola Pitagora
****

Rivisto in DVD, con Marisa, Ginevra, Eleonora e Marco.

In uno dei più grandi esordi del cinema italiano, Bellocchio racconta la storia della dissoluzione di una famiglia un tempo facoltosa ma ormai funestata dalla pazzia e dalla malattia. Le tare e le dipendenze ostacolano i possibili sogni di benessere e di riscatto individuali, lasciando spazio solo alla rabbia e all'autodistruzione. Il figlio maggiore Augusto, cinico e insensibile, è infatti l'unico relativamente "normale", il solo che lavora e che – nonostante la sua mediocrità – è integrato nella società. Gli altri tre fratelli vivono più o meno reclusi nella villa di famiglia, in provincia di Piacenza (il film è ambientato a Bobbio, città natale di Bellocchio, fra i colli della Val Trebbia), prigionieri di sé stessi e in compagnia della madre ormai cieca: Leone è un disabile mentale, completamente dipendente dagli altri; Giulia è infantile, irrazionalmente gelosa di Augusto (al punto da inviare lettere anonime alla sua fidanzata Lucia) e con un rapporto ai limiti dell'incestuoso con Alessandro; e quest'ultimo, il vero protagonista della pellicola, soffre di epilessia e matura propositi suicidi, decidendo poi di sopprimere uno alla volta – per calcolo o per pietà, per egoismo o per altruismo – tutti i suoi familiari. Il malessere e il disagio giovanile (il film anticipa di qualche anno il sessantotto), la tensioni malsane e autodistruttrici all'interno del nucleo familiare, il senso di inevitabile decadenza e di inutilità, le ossessioni narcisistiche e autocontemplative dei personaggi, l'incapacità di indirizzare le proprie energie in maniera costruttiva sono portate sullo schermo da Bellocchio anche per mezzo di un'ambientazione realistica e convincente, la regia ferma e controllata, la suggestiva fotografia in bianco e nero e la "disturbante" colonna sonora di Ennio Morricone, che sembra quasi scritta per un film di Dario Argento (ma nel finale, sulle immagini dell'attacco epilettico di Alessandro, scorrono le note della quasi orgiastica aria "Sempre libera degg'io" da "La Traviata"). Davvero ottime anche le prove degli attori, soprattutto quella di Lou Castel, capace di mostrare tutte le sfaccettature (rabbia, dolcezza, frustrazione, follia, consapevolezza, tristezza, violenza e rassegnazione) di un personaggio unico e indimenticabile. Fra le scene più dissacranti, quella del funerale della madre e quella in cui Alessandro e Giulia distruggono e bruciano il vecchio mobilio. È curioso come i nomi dei quattro fratelli evochino tutti grandi sovrani o imperatori: è un segno delle passate ambizioni della famiglia, che contrasta ancor di più con la sua decadenza attuale. Un film crudele ed emozionante, intimo e terribile, claustrofobico e tormentato, drammatico ma non melodrammatico: una vera pietra miliare della cinematografia degli anni sessanta.

5 commenti:

Marisa ha detto...

Sì, è proprio un film indimenticabile.
Anche se la cronaca ci ha ormai abituato a fattacci come quelli di Pietro Maso ed Erica di Nardo, questo film rimane un vero pugno nello stomaco ed interroga tutta la società "benpensante" ed amante della "famiglia". Emblematica la "cecità" della madre e l'assenza del padre. Sicuramente è morto, ma non ha lasciato nessuna vera traccia ed i figli si aggirano nel vuoto e nella noia, quando non si buttano, come Augusto in un lavoro conformista e senz'anima e nella ricerca di facili distrazioni.
E da allora la perdita dei valori è andata in caduta libera!
E' l'unico film di Bellocchio che mi sia veramente piaciuto e per cui merita di rimanere nella stpria del grande cinema.

Giuliano ha detto...

Sai che non ci ho mai capito molto? Non nel senso che non ho capito cosa succede, nel senso che non non ho mai avuto un gran feeling con Bellocchio, in nessuno dei suoi film.
Però dalla prima volta che l'ho visto mi sono innamorato di Paola Pitagora - penso che sia normale!
:-)

Christian ha detto...

Marisa: Ovviamente sono d'accordo!

Giuliano: Anch'io non rimango sempre soddisfatto dai film di Bellocchio. Per esempio, il recente "Vincere" non mi è piaciuto per niente. Ma questo suo lavoro d'esordio resta molto "potente" anche a rivederlo a distanza di anni.

Fabrizio ha detto...

Capolavoro.

Christian ha detto...

Senza dubbio! ^^