16 febbraio 2010

The hurt locker (K. Bigelow, 2008)

The hurt locker (id.)
di Kathryn Bigelow – USA 2008
con Jeremy Renner, Anthony Mackie
**

Visto in DVD.

Nella Bagdad occupata dalle truppe americane, una squadra speciale composta da un artificiere e dai suoi due compagni – alle prese con bombe da disinnescare, terreni da bonificare e ordigni da rimuovere dalle strade della città (o, talvolta, direttamente dai corpi dei kamikaze) – sfida quotidianamente la morte e cerca di esorcizzare le proprie paure. Le loro missioni, scandite dal countdown dei giorni che mancano prima di tornare a casa, sono illustrate attraverso una serie di situazioni e di episodi slegati l'uno dall'altro. Il vero punto di forza del film non è infatti la trama ma l'ambientazione: un paese straniero, desolato e "alieno", ostile e pieno di nemici invisibili, dove i soldati sono circondati dagli sguardi e dalla curiosità di mille volti che li scrutano in silenzio dalle case attorno. I nemici, che si tratti di ribelli, di guerriglieri o di terroristi, rimangono quasi sempre nell'ombra, al limite intravisti a distanza attraverso le ottiche di un binocolo: la loro esistenza è per lo più testimoniata dalle bombe, dai fili e dagli inneschi che disseminano un po' dappertutto, sotto il terreno, dentro una macchina o persino all'interno del corpo di un bambino. Qualche ingenuità nella sceneggiatura e i dialoghi didascalici riducono in parte la forza della pellicola, che non brilla particolarmente nemmeno per la regia: ho trovato fastidiosi l'uso della camera a mano e il ricorso indiscriminato agli zoom e ai ralenti. Interessanti invece alcune suggestioni fantascientifiche: il robot che gli artificieri usano per controllare le bombe a distanza ricorda molto quelli che la NASA ha inviato in esplorazione su Marte, mentre la protezione che il protagonista indossa per avvicinarsi agli ordigni assomiglia a una tuta spaziale (l'inquadratura ravvicinata del casco fa venire in mente lo scafandro dell'astronauta di "2001"). Come dire: non siamo sulla Terra ma su un altro pianeta, e infatti la guerra in Iraq è completamente svuotata di contesto e di significato. Brevi apparizioni in ruoli minori, fra gli altri, per Guy Pearce (l'artificiere che salta in aria nella scena iniziale) e Ralph Fiennes (il capo del gruppo di contractors che i nostri incontrano nel deserto). Brutte le voci del doppiaggio italiano. Nel complesso, è un film che ha il merito di fuggire dalla classica impostazione del cinema bellico, anche a livello narrativo e semantico, e che – in mezzo a tanta astrazione – nel finale approfondisce il tema suggerito dalla didascalia introduttiva ("La guerra è come una droga"). Ma nove nomination agli Oscar sono francamente troppe.

15 commenti:

Marco (Cannibal Kid) ha detto...

io ho trovato fantastica la regia della bigelow. una visione realistica, cruda e originale senza soldati eroi ma solo un branco di tossici da guerra. sarà che non amo molto il cinema bellico, e questo nel suo essere così differente mi ha invece convinto in pieno. la parte finale, poi, è davvero grandiosa

Christian ha detto...

A me francamente la regia ha dato un'idea di confusione, di mancanza di coerenza fra scena e scena: a volte frenetica con la macchina a mano, a volte precisina con il ralenti, a volte inquadrature ravvicinate, a volte a distanza, senza che si capisse la ragione "narrativa" delle diverse scelte. Forse è una regia che andrebbe bene per un videoclip o per uno spot televisivo, ma non per il cinema. E anche il film, nel suo insieme, mi ha detto ben poco. Belle, sì, alcune singole scene, ma complessivamente mi sembra che manchi di sostanza: credo che lo dimenticherò piuttosto in fretta. Per fare un confronto, "Jarhead" di Sam Mendes mi era piaciuto molto di più.

Dan ha detto...

Sì, manca qualcosa a questo film. Trovo inoltre che la 2a parte sia molto meno riuscita. La prima ti catapulta lì, in mezzo ai soldati, ma poi...

Christian ha detto...

Forse non riesce a farti "vivere" fino in fondo la loro esperienza: rimani a guardare tutto a distanza, e alla fine non comprendi veramente il motivo della scelta finale del protagonista di tornare nella mischia.

Gegio ha detto...

Dici che nove candidature sono troppe? Credevo che questo exploit fosse giustificato...

Christian ha detto...

Sono troppe senza ombra di dubbio, anche considerando la scarsissima concorrenza di quest'anno.

Christian ha detto...

Aggiornamento Oscar: "The hurt locker" è stato il trionfatore di questa ridicola edizione, con sei premi vinti, fra cui miglior film, regia, sceneggiatura e montaggio. Che dire? In passato ci sono stati vincitori ben più insignificanti ("Shakespeare in love", "American beauty", "Chicago"...), e tutto sommato il film della Bigelow qualche pregio ce l'ha, ma un simile risultato non può che testimoniare - una volta di più - della mediocrità deprimente in cui versa attualmente il cinema americano.

Martin ha detto...

Per quanto sappia come tu l'abbia "odiato" non me la sentirei di definere "insignificante" American Beauty.
E' comunque un film ben girato e privo delle banalità degli altri film che citi. Che poi possa non piacere è un altro paio di maniche.
E poi dimentichi un altro film, questo sì davvero insignificante, quella boiata insopportabile di A beautiful mind!

Christian ha detto...

Ci credi se ti dico che è stato un lapsus? ^^
Volevo scrivere proprio "A beautiful mind", e invece, chissà come, è venuto fuori "American beauty"...!

Hai perfettamente ragione, "American beauty" l'ho odiato ma non lo definirei mai insignificante, anzi mi riprometto di rivederlo prima o poi.

Gegio ha detto...

Il film in questione è un caso, non solo per gli Oscar, ma per la distribuzione e per come è stato presentato. Credevo di trovarlo al cinema questa settimana, nel multisala, ma mi sa tanto che devo recuperare il dvd. Ormai gli Oscar non li c... più nessuno??? (vedi Precious)

E A beautiful mind non è così male!!!!

Christian ha detto...

Al cinema, da noi, è uscito nell'ottobre 2008: un anno e mezzo fa!! Forse, ora che ha vinto l'Oscar, lo rimetteranno fuori da qualche parte. Comunque passò inosservato, così come anche negli Usa quando è stato distribuito con un anno di ritardo (e per questo motivo ha potuto concorrere agli Oscar 2010).

Su "A beautiful mind" non cambio idea, mi dispiace. Ron Howard è un regista mediocre e quel film è una fastidiosa accozzaglia di luoghi comuni, non ultimi quelli sugli scienziati.

Martin ha detto...

"fastidiosa accozzaglia di luoghi comuni"
Questa è proprio bellissima!

missile ha detto...

Diciamola pure tutta: un film mediocre, in cui l'unica cosa che meritava di essere approfondita (la frase iniziale "la guerra è una droga")è stata colpevolemnte elusa; per il resto neppure l'indubbia bravura di Bigelow trova scampo da una sceneggiatura debolissima.
Passa senza lasciare traccia.

Missile

Christian ha detto...

Probabilmente è vero: se l'Academy (e chissà perché, poi) non avesse deciso di "adottarlo" e di premiarlo, questo film sarebbe stato del tutto dimenticato. Ora invece entrerà nella storia, sia per aver battuto "Avatar", sia per il primo Oscar a una regista donna.

Gegio ha detto...

Infatti qualche cinema ripropone The hurt locker, è uscita la news.