2 febbraio 2010

Getting any? (Takeshi Kitano, 1994)

Getting any? (Minna yatteruka!)
di Takeshi Kitano – Giappone 1994
con Dankan, Akiji Kobayashi
**

Rivisto in DVD, in originale con sottotitoli inglesi.

Il sempliciotto Asao ha un solo pensiero in testa: trovare un modo per fare sesso. Convinto che le donne si concedano senza problemi a chi possiede una bella macchina, cerca in tutti i modi di procurarsene una, ma gli rifilano solo catorci. Poi cambia strategia: immaginando che a bordo dei jet di linea le hostess si offrano ai passeggeri in prima classe, decide di compiere una rapina in banca per poter acquistare il biglietto aereo, ma fallisce miseramente. Il piano successivo è quello di diventare un celebre attore per approfittare delle fan, ma anche questo sfocia in un disastro. In seguito, scambiato per un sicario, entra a far parte di una banda di yakuza con esiti infausti. Infine si sottopone agli esperimenti di uno scienziato pazzo che vorrebbe renderlo invisibile. Trasformato in un uomo-mosca, verrà però sconfitto dall'esercito di difesa terrestre che lo attirerà in trappola con una montagna di escrementi. Nonostante Kitano ricordi questo film sgangherato e demenziale con particolare affetto (in un'intervista ha dichiarato che si tratta di uno dei suoi lavori preferiti, e rimpiange soltanto di non aver avuto a disposizione un budget superiore durante le riprese), la pellicola è stata definita da molti critici come un tentativo di suicidio artistico, un modo per distruggere l'immagine di regista "serio" che l'autore si era lentamente conquistato con i lavori precedenti. Se si pensa che nell'agosto del 1994, pochi mesi dopo averlo terminato, Kitano rimase vittima di un grave incidente in moto (di cui porta tuttora i segni in volto), sembra quasi che il film sia lo specchio fedele di una fase autodistruttiva della sua carriera, un attacco contro lo status quo dell'industria nipponica dell'intrattenimento di cui lui stesso faceva parte. "Ho fatto questo film per infangare il cinema giapponese", ha infatti dichiarato. "Avevo voglia di mostrare la realtà di questo cinema. È veramente un pessimo film, che nessuno vuole vedere perché puzza. Il Giappone, che è uno dei paesi economicamente più potenti, rifiuta un film come questo".

Eppure la pellicola non è certo un corpo estraneo alla poetica di Kitano, come potrebbe credere chi non conosce bene la vena paradossale e dissacratoria di "Beat" Takeshi: al contrario, è la summa di tutto ciò che aveva fatto fino a quel momento, a partire dalle trasmissioni televisive ironiche e demenziali (da noi riprese in "Mai dire Banzai") che lo avevano reso celebre presso il grande pubblico. E dimostra che Kitano, nonostante gli allori e la fama di "autore" impegnato, resta comunque un comico che non si prende sul serio ed è capace di giocare con sé stesso. Al di là del livello non sempre esaltante delle gag (ma alcune invece sono fenomenali: il samurai che taglia a pezzi con la sua spada oggetti sempre più piccoli, fino agli atomi; il pilota d'arero che finge di gettarsi fuori con il paracadute; le parodie dei più popolari generi cinematografici giapponesi, come i film erotici e quelli su yakuza, samurai e mostri di gomma), la struttura è proprio quella del flusso televisivo, con un susseguirsi di sketch senza soluzione di continuità e senza apparente concatenazione logica, in maniera non dissimile da "Ridere per ridere" di John Landis o "E ora qualcosa di completamente diverso" dei Monty Python. L'umorismo è demenziale, sarcastico e spesso volgare, a volte quasi imbarazzante nella sua vacua infantilità e a volte così surreale da rasentare il teatro dell'assurdo, e trova il suo apice nella montagna di escrementi su cui il protagonista termina poco degnamente la sua odissea. D'altronde in Giappone l'humour scatologico ha una tradizione lunga e consolidata (si pensi per esempio al manga "Dottor Slump e Arale" di Akira Toriyama), una cosa normale per un paese – come ha spiegato lo stesso Kitano – che storicamente è sempre stato legato all'agricoltura e che ha dunque fondato le proprie fortune sui... fertilizzanti! Oltre a ridicolizzare le icone del cinema e dell'intrattenimento nipponico, però, il film lancia uno sguardo sarcastico sulla società nel suo insieme, per esempio sulla dipendenza dal sesso e dal consumismo. La satira è dunque a livello globale, e non deve perciò stupire se la parodia colpisce anche il cinema occidentale (da "La mosca" a "Ghostbusters"). Da notare infine l'uso comico della musica ("Così parlo Zarathustra", "Beat it" di Michael Jackson, la colonna sonora de "Lo squalo", ecc.), l'espressività (o – al contrario – la sua totale assenza) nei volti di alcuni caratteristi (Yojin Hino, il venditore d'auto; Tetsuya Yuuki, il boss yakuza effemminato), l'immancabile presenza dei soliti habituè kitaniani (Ren Osugi, il sicario che spara alle monetine; Susumu Terajima, lo yakuza che più volte muore davanti ad Asao lasciandogli armi, auto e droga). Lo stesso "Beat" Takeshi si ritaglia una piccola parte, quella dello scienziato pazzo che vorrebbe rendere invisibile Asao. Il protagonista, Dankan (alias Minoru Iizuka, già visto in "Boiling Point"), era in quegli anni il partner abituale di Kitano negli sketch comici che faceva in televisione.

11 commenti:

Martin ha detto...

Nonostante tutto ciò che si è detto ammetto che il senso dell'operazione continua a sfuggirmi.
Uno dei problemi è che nemmeno come film demenziale, avulso dal contesto della filmografia di kitano, riesce a stare i piedi con le proprie gambe.
Se è uno sberleffo, purtroppo è anche riuscito abbastanza male.

Christian ha detto...

Ahimè, sono d'accordo. Pur avendolo ormai visto diverse volte, e apprezzandone alcuni passaggi e in generale la fantasia sempre all'opera, nel complesso continuo a trovarlo un film poco riuscito e troppo raffazzonato, a volte anche esagerato nel suo cattivo gusto. Non amo il termine "trash" riferito al cinema, ma in questo caso ci calza quasi a pennello...

Dan ha detto...

Concordo, sicuramente. Ricordo che per la prima mezz'ora mi aveva coinvolto e divertito, poi... il finale è uno dei più imbarazzanti di sempre! :D

Questo è uno dei due (gli unici) film "brutti" di Kitano (l'altro è Kantoku banzai), ma il fatto è che lui probabilmente sapeva già che il risultato non sarebbe stato esaltante, ma l'ha voluto portare a termine ugualmente, quasi per gioco (come con Kantoku)!

Christian ha detto...

"Kantoku banzai" devo ancora vederlo, così come vorrei cercare di rivalutare "Takeshis"...

Comunque Kitano è il tipico regista di cui mi tengo ben stretti anche i film "brutti", anzi me li rivedo pure volentieri (non troppo di frequente, però...) ^^

Martin ha detto...

A me Takeshis' non è dispiaciuto, un suo senso ce l'ha, seppure contorto e un po' autoreferenziale.
Paradossalmene, viste le mie altissime aspettative, Dolls mi ha deluso di più.
Takeshis' non è il miglior Kitano, Dolls è un Kitano riuscito non troppo bene.
Non so se è chiara la differenza,

Christian ha detto...

Invece a me "Dolls" era piaciuto molto, più di "Brother" e "Zatoichi", per dire.
Comunque questi sono film che ho visto solo una volta, a differenza dei primi sette-otto della sua filmografia, e dunque attendo visioni successive per comprenderli e collocarli meglio.

dan ha detto...

Forse sono uno dei pochi, ma per me Dolls oltre a essere il film più bello di Kitano è anche uno tra i primi 30-40 film del cinema. Arte pura.

Christian ha detto...

"Dolls" spiazza anche per la sua atipicità, è un film unico persino nella filmografia di Kitano...

Ismaele ha detto...

per me è un film così folle e così unico che merita di essere ricordato, in bene dico.
guardandolo fra le risate, l'ho visto tre o quattro volte, in compagnia rende di più, mi venivano in mente "Oggi le comiche", che passavano in tv quando ero bambino, si rideva e questo bastava.
forse il segreto, per godere di questo film, è vederlo con gli occhi di un bambino, senza confrontarlo agli altri film di Kitano.

Christian ha detto...

Alcune singole gag fanno ridere anche me (non tutte, però: alcune sono davvero eccessivamente trash), ma è un tipo di comicità di grana troppo "grossa" per riuscire a entusiasmarmi. Forse hai ragione, guardarlo con un gruppo numeroso di amici può aiutare a divertirsi di più. Comunque apprezzo sempre moltissimo l'arte di Kitano e la sua capacità di mettersi in gioco completamente, nonché lo sprezzo del ridicolo.

marco c. ha detto...

Sentiamo cosa dice Kitano sull'argomento 3D ---> Festival di Venezia. Kitano: «il 3D serve solo per il porno o i film erotici»

Read more: http://it.ibtimes.com/articles/35394/20120903/venezia-69-venezia-69-kitano-3d-porno-outrage-beyond-trama-outrage-beyond-kitano-outrage-sequel-assa.htm#ixzz25Qxf0ztE