12 gennaio 2010

Racconto di primavera (E. Rohmer, 1990)

Racconto di primavera (Conte de printemps)
di Eric Rohmer – Francia 1990
con Anne Teyssèdre, Florence Darel
***

Rivisto in DVD.

Gran parte dei film di Eric Rohmer, il grande regista della nouvelle vague scomparso ieri all'età di 89 anni e che ho voluto ricordare riguardandomi uno dei suoi lavori da me preferiti, sono suddivisi programmaticamente in cicli tematici, pur essendo godibili anche come pellicole a sé stanti. Dopo il ciclo dei "Sei racconti morali" e quello delle "Commedie e proverbi", nel 1990 il cineasta francese ne iniziò uno nuovo, denominato "Racconti delle quattro stagioni", dove i titoli dei lungometraggi non si riferiscono solo al periodo dell'anno nel quale le storie sono ambientate, ma anche – metaforicamente – a un determinato momento della vita dei personaggi. In questo primo film, per esempio, le protagoniste si trovano ad attraversare una fase di cambiamento (entrambe si sentono trascurate dai rispettivi ragazzi) che potrebbe forse portare alla fioritura di nuovi rapporti sentimentali. Jeanne, una giovane insegnante di filosofia, e Natasha, una studentessa di pianoforte, si conoscono per caso a una festa e diventano subito amiche e confidenti. La prima, che ha prestato il proprio appartamento alla cugina, viene ospitata per qualche giorno dalla seconda, che in seguito la invita anche a trascorrere insieme a lei un weekend nella casa di famiglia in campagna. Che il sogno di Natasha sia quello di far scoccare un colpo di fulmine fra l'amica e il padre divorziato, con la giovane amante del quale, Eve, non va assolutamente d'accordo? Come suo solito, Rohmer gira un film assai "parlato", dove i personaggi discutono a cuore più o meno aperto di sentimenti, filosofia, comportamenti, gusti, manie, ossessioni, ricordi, e che vivono la propria vita più mentalmente e intellettualmente che fisicamente... Questo contribuisce a tracciarne un vibrante quadro psicologico, approfondendoli e rendendoli distanti dalle solite macchiette delle pellicole a sfondo romantico. Jeanne, ordinata e controllata, non sopporta il caos e l'intrusione nelle vite degli altri, cerca di non lasciarsi coinvolgere dalla complessa situazione familiare di Natasha e finisce col mantenere il proprio status quo (un fidanzato che non vediamo mai, con il quale forse non c'è perfetta sintonia), rinunciando all'opportunità di cambiare vita che la primavera le aveva offerto. Natasha, spigliata e immatura, si lascia invece trasportare in maniera quasi impulsiva dalle proprie simpatie e antipatie, come quando fa la guerra alla "saccente" Eve (che accusa persino di aver rubato una collana; ma il vero timore è che le sottragga il padre, non a caso il fidanzato di Natasha ha quasi la stessa età del genitore). Ecco dunque che i ciliegi in fiore, i cambi d'abiti negli armadi, i lavori di giardinaggio e tutti gli elementi che indicano che la primavera è arrivata non si traducono in luoghi comuni o in scelte scontate, ma diventano sintomi dell'irrequietezza e della ricerca di un nuovo equilibrio che però non viene mai raggiunto. Alla fine, dopo una serie di litigi, incomprensioni e rifiuti, la situazione torna la stessa di partenza, come se "non fosse successo niente". Le occasioni di cambiamento non sono state colte: ma chissà che sotto il terreno non ci siano germogli già pronti a sbocciare. Controllatissima ed essenziale la regia, che si concede appena un paio di lenti zoom e si preoccupa di mostrare il più possibile l'ambiente attorno ai personaggi, come le diverse case in cui vivono. Davvero convincenti gli attori, in particolare le due protagoniste (molto bella la distaccata Teyssèdre, con la sua acconciatura da maschietto; spontanea e comunicativa la giovane Darel). E assai indovinata, seppure ridotta ai minimi termini, anche la colonna sonora, dove spicca la deliziosa sonata per pianoforte e violino di Beethoven intitolata appunto "La primavera".

7 commenti:

Roberto Fusco Junior ha detto...

Che bei film ha girato Rohmer.

Dan ha detto...

Un Rohmer che detesto.

Christian ha detto...

Roberto: Belli e numerosi!

Dan: Perché? A me invece piace molto, forse è il mio preferito fra quelli delle quattro stagioni, insieme a "Racconto d'autunno".

Jack Skellington ha detto...

Non ho mai visto un film di Rohmer e considerando che ne ha girati un'infinità non so da dove partire. Consigli?

Christian ha detto...

Potresti cominciare dal suo primo lungometraggio, "Il segno del leone" (1959), che pur essendo diverso dalle cose che farà in seguito rimane un film bellissimo.

Oppure affrontare uno dei suoi grandi cicli. In questo caso, il più breve (solo quattro film) è proprio quello dei racconti delle quattro stagioni (occhio che in italiano "Racconto d'estate" è stato intitolato "Un ragazzo, tre ragazze"). Ma anche il ciclo dei racconti morali vale la pena di essere visto nella sua interezza.

Delle "commedie e proverbi", assolutamente imperdibili sono "Il raggio verde" (forse il suo capolavoro!) e "L'amico della mia amica", ma anche "Pauline alla spiaggia" e "Le notti della luna piena".

Con i film singoli, fuori dai cicli, c'è maggiore varietà. Personalmente mi piacciono molto alcuni film di ambientazione storica come "La marchesa von..." e "La nobildonna e il duca" (con quest'ultimo, a ottantun anni, si è messo a sperimentare con il digitale!).

Jack Skellington ha detto...

Azz, praticamente mi hai suggerito di guardare tutto :D
Ok, scelgo Il raggio verde perchè è quello di cui ho più sentito parlare.

Marisa ha detto...

Che incanto i film di Rohmer!
Effettivamente non si sa quale scegliere perchè in tutti più che la trama o l'argomento domina l'atmosfera,sempre così leggera,ma mai banale o scontata.
Rohmer è un maestro che costruisce le cose di tutti i giorni "
con le stesse sostanze di cui sono fatti i sogni"
Anch'io prefesisco comunque il ciclo sulle stagioni forse perchè la nostra caducità è trattata con grande indulgenza e amore.