30 dicembre 2008

Soffio (Kim Ki-duk, 2007)

Soffio (Soom, aka Breath)
di Kim Ki-duk – Corea del Sud 2007
con Park Ji-a, Chen Chang
*1/2

Visto in DVD.

Dopo aver scoperto che il marito che la tradisce, una donna comincia periodicamente a far visita a un detenuto imprigionato nel braccio della morte e che ha tentato più volte il suicidio. Gli porterà baci, canzoni, colori e immagini delle stagioni, ma alla fine lo lascerà al suo destino per rappacificarsi con il coniuge. Ennesima pellicola deludente, esile e inconcludente, per un regista che ormai sembra lontano anni luce da quello che avevo amato ai suoi esordi. Ormai il suo cinema è solo aria fritta: qui si salvano le brevi sequenze in cui la donna canta per il prigioniero, dopo aver decorato le stanze della sala delle visite del carcere con fotografie delle quattro stagioni, mentre la mancanza di dialoghi è ai limiti dell'insopportabilità (la protagonista fa scena muta con il marito, il prigioniero non parla perché ferito alla gola). Da diverso tempo Kim non ha più nulla da dire (vedi anche i precedenti "Time" e "L'arco") e realizza film che sembrano essere stati sceneggiati in non più di dieci minuti. Quel che è peggio è che queste insulsaggini, furbette e facili, piacciono a un certo pubblico occidentale disposto ad autoconvincersi di trovarvi dentro chissa che cosa, invece che ammettere che si tratta solo di zen ed estetismo, conditi con i soliti rapporti misteriosi fra i personaggi, le solite azioni compiute senza motivo, il solito irritante intimismo, i soliti poetismi da quattro soldi.

11 commenti:

Dan ha detto...

Tutto vero. Per me anche "*". Pensa che due giorni fa, ho visto Dream - uscito in DVD il 24 - e ho voluto credere in un bel film. Risultato: il peggior Kim mai visto. Dopo la fine, ho giurato di non vedere più un suo film finché non si deciderà a prendere una lunga pausa.

marco cogrossi ha detto...

quanto hai ragione. time poi era mostruosamente noioso

Christian ha detto...

Pensavo di esserci andato giù troppo pesante con il povero Kim, invece vedo con piacere che non sono il solo a pensarla così.

Dan: In effetti una pausa gli farebbe bene, sta sfornando film con una frequenza troppo alta e dà spesso l'impressione di non averli pensati a fondo. Non tratterrò il respiro nell'attesa di vedere "Dream".

Marco: ho spostato qui il tuo commento che era nel post su "The millionaire". Spero che sia ok!

Anonimo ha detto...

Non posso che sottoscrivere quanto dici: Kim è lesso già da parecchi anni e troppi film. Ultima gioia (ma di gran lunga inferiore alle pellicole precedenti) "Primavera, estate...". Poi il vuoto condito da lirismi d'accatto. Io, per me, tengo "Bad Guy", "Address Unknown" e, anche se un filo meno, "Seom".

Saluti e auguri di buon 2009

Ale

PS- Più che una pausa gli ci vorrebbe un esorcismo al prolifico Kim ;)

PPS- Se hai vogli di farti quattro risate, guarda il documentario du di lui di Antoine Coppola: è un delirio di comico involontario.

Christian ha detto...

Ciao Ale, e auguri anche a te! ^^

L'elenco dei titoli di Kim da salvare che citi è incredibile, potrei averlo scritto io, visto che ne condivido ogni sfumatura!

Non sapevo dell'esistenza di questo documentario... se mi capiterà sott'occhio lo guarderò senz'altro. Ma questo Coppola non è un ennesimo parente di Francis, vero?

Reflecting ha detto...

Come Fantozzi in "la corazzata potemkin è una c....a pazzesca!".

Hai perfettamente ragione.
Su taluni film coreani, non su Ejzenstejn :-)

Christian ha detto...

Be' certo, Ejzenstein resta un grande! ^^

Fabio ha detto...

Io personalmente trovo questo film di Kim quantomeno guardabile. Time era la schifezza assoluta, pieno di roba, iperlavorato, sul filo del comico involontario; questo invece ha un suo perché.

Inoltre, pur convenendo sul fatto che possa essere aria fritta, giudico la sceneggiatura ben fatta. Credo che Kim Ki Duk abbia un grande talento per sviluppare e scandire le storie. Poi possono essere anche delle grandi vaccate, ma nelle sue mani la sceneggiatura prende subito un ordine, un ritmo. Secondo me è quella la vera costante dei suoi film, e spero che la possa mettere a frutto in futuro con un altro autore che non sia lui stesso.

Christian ha detto...

Sinceramente dubito che uno come Kim possa mettersi a scrivere per un altro regista, se è questo che intendevi.

Qui, in ogni caso, la sceneggiatura mi è parsa davvero troppo esile e anche indisponente...

Fabio ha detto...

Non necessariamente per un altro regista. Io intendo sceneggiare e anche dirigere una storia fatta da altri, o fatta da altri insieme a lui.
Insomma, mi piacerebbe vedere il tocco, la grafia di Kim Ki Duk (quella che ti incolla alla televisione se lo becchi alle tre di notte da Ghezzi) senza le sue ossessioni e autocitazioni, fuori dal microuniverso che ormai si è creato con questi ultimi lavori. Come autore quello che aveva da dire l'ha detto e capisco benissimo chi comincia a trovarlo irritante.

Christian ha detto...

Ah, adesso capisco. Sì, sarebbe interessante!