26 novembre 2008

Speed Racer (A. e L. Wachowski, 2008)

Speed Racer (id.)
di Andy e Larry Wachowski – USA 2008
con Emile Hirsch, Christina Ricci
*1/2

Visto in DVD, con Hiromi.

Per gli americani la serie animata giapponese "Mach Go Go Go" ("Superauto Mach 5") rappresenta quello che per noi italiani sono stati "Heidi" e "Goldrake", ossia uno dei primi anime (se non il primo) ad arrivare nel paese e a diventare oggetto di culto per un'intera generazione. Ecco spiegati i motivi per i quali i fratelli Wachowski hanno deciso di trarne un adattamento ipertecnologico, che si rivela colorato, psichedelico, cartoonesco, fracassone e infantile. La trama ruota attorno a un giovane pilota che, a bordo di una super vettura realizzata tutta in famiglia, sfida la potente scuderia di un corrotto magnate delle corse. Le movimentate gare, a base di scorrettezze di ogni tipo, sorpassi incredibili, acrobazie irrealistiche e mancanza di rispetto alle leggi della fisica, riescono talvolta a lasciare a bocca aperta, ma il resto del film è francamente noioso, visto che i Wachowski si dimostrano incapaci di creare una storia coerente, di sviluppare personaggi degni di nota, di costruire gag divertenti, insomma di offrire dei contenuti validi al pubblico. L'aspetto tecnico e formale della pellicola, invece, vale sicuramente la visione: di fatto si tratta di un film d'animazione, dove i volti e i corpi degli attori (che hanno recitato davanti al blue screen) sono inseriti in scenari e ambientazioni completamente ricostruiti al computer. È il trionfo del cinema virtuale, già sperimentato in "Sky Captain and the World of Tomorrow" e passato attraverso fasi come la trilogia di "Matrix" (degli stessi Wachowski) o "300", dove tutto è finto e dove, proprio per questo, non stupisce che i personaggi non siano soggetti alle leggi fisiche. Rispetto al passato, ormai, i rispettivi pesi della live action e degli effetti speciali sono ribaltati, e a tratti sembra di assistere a un videogioco, non a un film. Ma le leggi fisiche non valgono più nemmeno per i registi o per la macchina da presa: essendo virtuale, questa può essere posizionata idealmente ovunque, compiere acrobazie pari a quelle delle autovetture in corsa, sovrapporre campi a controcampi, annullare le distanze passando in un millisecondo da un punto all'altro, roteare a 360 gradi su uno sfondo digitale, senza alcuna limitazione. In futuro, non ho dubbio, autori di valore ci andranno a nozze. Eppure, film come questo (e come il mediocre e già citato "Sky Captain") dimostrano anche come il vero valore del cinema continuerà a risiedere nelle storie, nei personaggi, nelle sceneggiature. Trascurando i contenuti e basandosi solo sulla forma, un film brutto non cesserà mai di essere tale. E nel frattempo, il ricco cast (ci sono anche Susan Sarandon, Benno Fürmann e Moritz Bleibtreu) sembra sprecato: il migliore (a parte lo scimpanzé ^^) è comunque John Goodman, nei panni del padre del protagonista.

4 commenti:

Dan ha detto...

Ho fatto bene ad evitarlo, pare...

Christian ha detto...

Sicuramente ci sono cose migliori da vedere... ^^

Anonimo ha detto...

Lo vedrò e poi ti farò sapere qualcosa...
nickoftime

Christian ha detto...

Senza fretta... ^^
Comunque ribadisco, l'aspetto formale forse può valere la visione.