27 settembre 2008

Una pallottola per Roy (R. Walsh, 1941)

Una pallottola per Roy (High Sierra)
di Raoul Walsh – USA 1941
con Humphrey Bogart, Ida Lupino
**1/2

Visto in divx.

Roy Earle, esperto rapinatore appena uscito di galera, si trasferisce sui monti della California per progettare un colpo in un albergo di lusso di una ricca località turistica. Mentre attende il momento giusto, si innamora – non ricambiato – della semplice figlia di un contadino, alla quale paga di tasca propria un'operazione chirurgica alla caviglia senza rivelarle la propria identità. A infatuarsi di lui è invece Maria, anima "perduta" ben più affine e sincera. Dopo il colpo, i due amanti si separano: braccato dalla polizia, Roy è però costretto a rifugiarsi sulle montagne, dove verrà ucciso sotto gli occhi di Maria. Questo insolito incrocio fra il film di gangster, il noir e il melodramma (e mettiamoci pure il western, già che ci siamo), sceneggiato da John Huston a partire da un romanzo di William R. Burnett che verrà portato altre volte sullo schermo, diede un formidabile impulso alla carriera di Bogey, che dal canto suo recita alla grande e mette in mostra tutto il proprio carisma. Il suo personaggio, disilluso e romantico, tormentato da incubi notturni e alla disperata ricerca di una vita normale che però gli viene negata, è perennemente proteso verso la libertà, al punto da preferire la morte piuttosto che perderla di nuovo. Che l'attore non fosse ancora una star (il suo ruolo era stato proposto in precedenza a Paul Muni e George Raft, che lo avevano rifiutato) lo dimostra il fatto che quello di Ida Lupino è il primo nome nei titoli di testa. L'inseparabile (e iettatore) cane Pard è "interpretato" da Zero, il vero cane di Humphrey Bogart. All'epoca la pellicola si fece apprezzare anche per le scene girate in esterni, in particolare per la sequenza finale dell'inseguimento e della caccia all'uomo nella Sierra Nevada, da Lone Pine a Mount Whitney, "la più alta vetta degli Stati Uniti".

14 commenti:

Mario Scafidi ha detto...

...lo ricordo un po' pallosetto...

Christian ha detto...

Ma no, non è un capolavoro ma si lascia vedere...

Dan ha detto...

Walsh non è mai tedioso.

Christian ha detto...

E poi c'è anche la sceneggiatura di John Huston (già amico e compagno di bevute di Bogart).

Dan ha detto...

Esatto!

Mario Scafidi ha detto...

beh, vi dirò, dan e christian, che io ho trovato noioso IL MISTERO DEL FALCO, rivoltandomi addosso l'ira di tuti quelli a cui l'ho detto. ma è così, che posso farci?

Christian ha detto...

Beh Mario, "Il mistero del falco" sì che lo è, un capolavoro. Ma ognuno ha le sue idiosincrasie... Magari lo rivedrai fra dieci anni e ti piacerà immensamente! ^^

gparker ha detto...

No un film di raoul Walsh è sempre divino!
In questo caso c'è quel finale tra le rocce che è immenso, la versa scuola di montaggio. E poi tutto l'universo noir che sta arrivando e si manifesta sotto forma di una storia di perdizione per amore.

Ad ogni modo in questo film è Ida Lupino la vera protagonista, un vero mito sottovalutato!

Christian ha detto...

Sì, la Lupino è ottima, anche se considerarla protagonista del film più di Humphrey Bogart mi sembra un po' esagerato. Quanto al finale, ricordo che aveva impressionato molto il giovane Martin Scorsese, che ne parla diffusamente nel suo bellissimo documentario "Viaggio nel cinema americano"...

gparker ha detto...

Tutto quel montaggio alternato di lui nascosto dai grandi massi e lei sotto con le auto. Una cosa indimenticabile!

Zonekiller ha detto...

su Ida Lupino feci un intero post (http://scaglie.blogspot.com/2007/10/ida-lupino.html) e merita un recupero anche a livello festivaliero...su "High Sierra" e "The Maltese Falcon" dire che sono "pallosetti" mi fa veramente sbellicare dalle risa...

Christian ha detto...

Riguardo alla Lupino, non ho mai visto i suoi film da regista: prima o poi dovrò recuperare anche questi...

Riguardo alla noia, come tutto è soggettiva. Io mi annoio con Spielberg e non con Tsai Ming-liang...

zone ha detto...

anche a me succede la stessa cosa...ma in Spielberg che annoia è la banalità e l'infantilismo delle storie (ultimo suo film da me visto "Minority Report")...nei classici noir citati di banalità e infantilità non vi è traccia...certo è che l'infantilismo è il morbo della società capitalistica attuale

Christian ha detto...

Quello dell'infantilismo è un problema che sento anch'io. Forse è per questo che preferisco il cinema del passato a quello attuale...