14 giugno 2008

Il divo (Paolo Sorrentino, 2008)

Il divo
di Paolo Sorrentino – Italia 2008
con Toni Servillo, Carlo Buccirosso
**1/2

Visto al cinema Plinius (rassegna di Cannes).

“La spettacolare vita di Giulio Andreotti”: già il sottotitolo fornisce la chiave di lettura di questo film, bello e insolito, con il quale Sorrentino non intende approfondire il contesto politico, scendere nello specifico dei fatti legati al personaggio o narrare con stile documentaristico un pezzo di storia d'Italia, bensì semplicemente fornire – attraverso suggestioni, impressioni e divagazioni – un ritratto volutamente ambiguo di un uomo enigmatico, impenetrabile e monolitico che per cinquant'anni ha influito sulle sorti del nostro paese, nel bene e nel male, fra luci e ombre. Lo stile è dunque vivace e moderno, con quei titoli rossi che descrivono eventi e personaggi in modo ironico e allusivo, la musica che accompagna i numerosissimi ralenti e movimenti di macchina, le luci che generano una fotografia a volte iperrealistica e a volte onirica. La corrente dei fedelissimi andreottiani all'interno della Democrazia Cristiana è presentata come se si trattasse di una gang di malviventi, con tanto di soprannomi in stile famiglia mafiosa. Tralasciando i decenni precedenti (ai quali però ci sono continui richiami all'interno della narrazione: la pellicola si apre addirittura con una rapida carrellata – a suon di musica – dei principali omicidi che sono attribuiti ad Andreotti o legati in qualche modo alla sua responsabilità politica, da Moro a Gelli, da Calvi a Sindona, da Pecorelli a Dalla Chiesa), il film si concentra sugli anni novanta, dalla nascita del settimo governo presieduto dal “divo Giulio” ai suoi processi per mafia, passando per Tangentopoli (uno scandalo che attraversò indenne, mentre i suoi colleghi cadevano uno a uno) e la mancata elezione alla Presidenza della Repubblica. Nei corridoi e nelle stanze del potere, non sfarzose ma silenziose e vuote, vediamo un Andreotti tormentato dalle continue emicranie (che nella prima scena tenta di curare con l'agopuntura, finendo con l'assomigliare al personaggio di "Hellraiser"), che ha paura dei gatti (in “Sanguepazzo”, che ho visto pochi giorni fa, Zingaretti diceva “Sai perchè Dio ha creato i gatti? Per permettere all'uomo di accarezzare una tigre”), che incontra Totò Riina in un flashback lasciato volutamente nell'ambiguità, che va a pregare di notte (ma “in chiesa De Gasperi parlava con Dio, Andreotti con il prete”, perché “i preti votano, Dio no”), che vaga nel suo leggendario e smisurato archivio, che stuzzica la moglie (un'ottima Anna Bonaiuto: ma tutto il cast è su livelli eccellenti, grazie anche al buon lavoro di trucco), e soprattutto che si prodiga in tutte quelle battute, quegli aforismi e quelle risposte fulminanti che hanno contribuito alla sua fama di cinico, implacabile e astuto uomo politico. Onorato a Cannes con il premio della giuria, il film ha naturalmente scatenato le reazioni di molti dei personaggi reali che affollano la pellicola, anche se sono lontani i tempi in cui ci si poteva permettere di querelare un regista, uno sceneggiatore o un produttore per un film o addirittura di tentare di boicottarne la circolazione. Se Andreotti lo ha ovviamente definito una “mascalzonata” (per poi pentirsi e ritrarre il termine subito dopo), persino il giornalista Eugenio Scalfari – che nel film è rappresentato come uno dei “fustigatori” di Andreotti (che viene però tacitato dalle sue battute) – si è lamentato perché il film lascerebbe troppo spazio “all'immaginazione dello spettatore”, senza dire chiaramente se il senatore a vita fosse colpevole o meno dei reati che gli vengono attribuiti (e di molti lo era, o almeno così dicono carte e sentenze).

2 commenti:

Martin ha detto...

Giuro che non ho capito se ti è piaciuto.
Mi pare però che anche queste ultime due giornata siano da calma piatta.

Christian ha detto...

L'ho trovato ben scritto, girato e interpretato. L'argomento, però, mi interessava poco.

Sì, continua a essere una rassegna piuttosto deludente. A questo punto, mi tocca sperare nella palma d'oro e, ovviamente, nei film della retrospettiva.