21 aprile 2008

Indiana Jones e il tempio maledetto (S. Spielberg, 1984)

Indiana Jones e il tempio maledetto (Indiana Jones and the temple of doom)
di Steven Spielberg – USA 1984
con Harrison Ford, Karen Capshaw
**1/2

Rivisto in DVD.

Nel 1935 (un anno prima degli eventi de "I predatori dell'arca perduta", del quale è dunque un prequel più che un sequel), l'archeologo Indiana Jones fugge in aereo da Shanghai all'India settentrionale per ritrovarsi coinvolto in una pericolosa avventura: dovrà contrastare il tentativo di alcuni fanatici adoratori della dea Kalì di ridar vita alla setta dei thugs e recuperare la pietra sacra sottratta a un villaggio, il tutto con l'aiuto di un intraprendente bambino cinese e di un'imbranata cantante americana. Se il primo film voleva essere un omaggio all'atmosfera dei B-movie d'avventura di un tempo, il secondo sembra esso stesso un B-movie. Il tono è ancora più caricaturale, fumettistico e sopra le righe (come dimenticare la cena nel palazzo del marajah?), le situazioni sono irrealistiche e improponibili, e le scene girate nel tempio sotterraneo – fra sacrifici umani e luci rossastre – quasi degne di un horror. L'inizio è sorprendente ed è forse la cosa migliore della pellicola, con Kate Capshaw che canta "Anything goes" in cinese e le inaspettate coreografie da musical che fanno da sfondo ai titoli di testa. La mini-avventura introduttiva si collega stavolta senza soluzione di continuità alla trama principale, nel quale ritroviamo un Indiana Jones (stavolta il nome del personaggio, per renderlo più memorabile al pubblico, è direttamente nel titolo) piuttosto diverso da quello del film precedente, più avventuriero e meno accademico, quasi un supereroe con tanto di sidekick (il giovane vietnamita Ke Quan, rivisto l'anno dopo ne "I Goonies", del quale non si faceva menzione ne "I predatori") e in compagnia di un comprimario femminile dal carattere così diverso dalla Marion del primo film, più una spalla comica che altro. Nonostante alcuni elementi in comune fra le due pellicole (gallerie, meccanismi segreti, insetti al posto dei serpenti) e alcune autocitazioni (Indy che cerca di sfoderare la pistola di fronte a due nemici con la scimitarra, anche se il film si svolge un anno prima del precedente), a tratti sembra quasi di assistere a una delle tante imitazioni dell'originale. Ma il divertimento e l'azione non mancano e la confezione è comunque di alto livello. La sceneggiatura è forse più adatta a un Peter Jackson che a uno Spielberg, che infatti ha dichiarato di considerarlo uno dei suoi film meno riusciti. A me, comunque, non dispiace! Le pietre sacre che si illuminano quando si avvicinano mi hanno ricordato le dragonball di Toriyama, mentre i nemici che si ammazzano da soli (rimanendo impigliati fra pale o ruote che girano) cominciano a essere un po' troppi. La corsa sotterranea nei vagoni ferroviari, che sembra uscita da un'attrazione di un parco dei divertimenti, era stata prevista inizialmente nel primo film ma poi eliminata in fase di sceneggiatura.

2 commenti:

Franci ha detto...

Personalmente lo ritengo il minore dei tre finora visti... è quello che più risente dei segni del tempo che passa e le situazioni fra i tre personaggi sono alla lunga noiosette, per non parlare dello "scontro finale" che si porta via quasi un terzo del film. Anche se concordo con quello che dici poi nella recensione del terzo episodio (che propone temi e personaggi molto "meno rischiosi") penso che il coraggio della sperimentazione non basti a innalzare il livello di un film che certo si deve tenere in bacheca ma che, se non ci fosse stato il primo episodio, forse oggi avremmo quasi dimenticato (tipo "pietre verdi" e simili...)
ciao!

Christian ha detto...

Il fatto è che a me Spielberg non piace più almeno da una ventina d'anni. E dunque questo film, così poco "spielberghiano" in certi suoi punti, mi ha divertito comunque di più dell'episodio successivo, che invece ne mostra molte caratteristiche, soprattutto nella sceneggiatura. Detto questo, mi sembra che siamo d'accordo che sia il 2° sia il 3° sono film assolutamente minori, che brillano di (poca) luce rilfessa dal primo.