1 marzo 2008

Oltre il giardino (Hal Ashby, 1979)

Oltre il giardino (Being there)
di Hal Ashby – USA 1979
con Peter Sellers, Shirley MacLaine
***

Visto in divx.

Chance è un anziano giardiniere analfabeta che ha trascorso tutta la propria vita nella residenza del suo datore di lavoro, a Washington. Dopo la morte di questi è costretto ad abbandonare la casa e ad andare alla scoperta di un mondo che conosce soltanto attraverso la televisione (esemplare la scena in cui, di fronte a un teppista in strada, gli punta contro il telecomando nel tentativo di cambiare canale). Entrato per caso in contatto con una delle famiglie più ricche e influenti della città, riscuote le simpatie di tutti e viene creduto un saggio uomo d'affari, profondo e con un gran senso dell'umorismo: i suoi silenzi vengono scambiati per pause di riflessione, e i suoi discorsi sul giardinaggio, la semina e le stagioni per metafore politiche o economiche. E Chance, che non si rende conto di quel che accade intorno a lui, in un irresistibile crescendo diventa addirittura consigliere del presidente degli Stati Uniti, mentre il mistero sul suo passato scatena un caso giornalistico e diplomatico che manda in tilt CIA e FBI.
Un film bello e delicato, talvolta forse poco credibile ma salvato da un humour mai sopra le righe e sorretto dalla magistrale prova di Sellers in quello che è considerato il suo testamento d'attore (è stato il suo penultimo film, e l'ultimo uscito mentre era ancora in vita), che dimostra come un comportamento stupido e vacuo ma abbastanza ambiguo possa essere scambiato per intelligenza e buon senso. Tutti i personaggi vedono in Chance qualcosa che semplicemente non c'è: di volta in volta viene considerato gentile e affabile, freddo e distaccato, abile calcolatore; l'ambasciatore russo crede che lui parli la sua lingua; Ben, l'eminenza grigia che lo ospita nella sua villa (un Melvyn Douglas che vinse l'Oscar), riesce addirittura – grazie alla sua "filosofia" – ad accettare l'idea della propria morte imminente; e sua moglie, la brava Shirley MacLaine, se ne innamora perché convinta di trovarsi di fronte a una spiccata sensibilità (le scene in cui lei tenta pateticamente di sedurlo, mentre lui è manifestamente indifferente, sono eccezionali). L'unico momento in cui sembra mostrare un sentimento "vero" è quando piange dopo la morte di Ben. Nel finale, mentre i funzionari di partito valutano l'opportunità di candidare il giardiniere alla presidenza, lo vediamo addirittura camminare sulle acque: un modo per sottolineare come Chance sembri ormai – anche agli spettatori – più di quello che è davvero? Interessante, nella colonna sonora, l'uso di una versione arrangiata di "Also sprach Zarathustra" quando Chance si accinge, per la prima volta, all'esplorazione dello "spazio" attorno a lui. E interessante anche fare un paragone con "Forrest Gump": quest'ultimo è scemo e dunque saggio; Chance invece è scemo e basta, e la sua saggezza esiste solo nella mente dei suoi interlocutori, che sono portati a vederla anche perché l'uomo che si trovano di fronte sembra rispecchiare i loro preconcetti (come dice la vecchia domestica di colore, se fosse stato nero non avrebbe avuto alcuna possibilità di successo). "La vita è uno stato mentale" recita l'ultima frase della pellicola, che mi è piaciuta anche se ho avuto l'impressione che – proprio come il suo protagonista – a tratti sembri dire cose più profonde di quanto siano davvero. Ma il film è perfettamente riuscito come satira della politica, dell'economia e di una società americana dove la televisione è onnipresente in ogni stanza.

4 commenti:

Carlo ha detto...

Un film maledettamente istruttivo e intelligente.
Aveva ragione da vendere Sellers ad averlo voluto con forza fare.
Peccato sia scarsamente conosciuto.
Direi che la tua recensione mette in luce tutti gli aspetti importanti, cosa ne pensi pero' del fatto che solo la vecchia domestica avesse capito la vera natura di Chance? Perche' solo lei - e presumibilmente il suo vecchio defunto datore di lavoro? Secondo te e' dovuto al fatto che lo conosceva molto bene oppure perche' all'autore serviva un personaggio come questo nella storia, soprattutto per far capire all'inizio che davvero Chance e' un demente? Io credo che senza "avvisare" prima lo spettatore della reale demenza di Chance, anche lo spettatore potrebbe venire ingannato e non cogliere il paradosso delle situazioni successive.
Pero' se narrativamente e' giustificabile la domestica e le sue parole sono utilissime, di fatto mi ha stonato un po' questo personaggio per il fatto che tutti si fanno ingannare tranne lei. Si spiega solo con una lunga conoscenza di Chance, che pero' dobbiamo ricavare dalla situazione all'inizio del film o quando ad esempio dice che Chance e' quasi assessuato.

Christian ha detto...

A dire il vero c'è anche un altro personaggio che comprende la vera natura di Chance: è il dottore che ha in cura il vecchio Ben, e che a un certo punto vorrebbe anche svelare la verità ma si trattiene quando si rende conto che la presenza di Chance fa bene al suo paziente, aiutandolo ad accettare con serenità la propria morte. È interessante quando dici che senza la domestica lo spettatore potrebbe anche essere "ingannato", ma forse stai esagerando: i suoi primi passi per strada, il modo in cui reagisce davanti ai teppisti, o il fatto che pensi soltanto alla televisione e al giardinaggio bastano e avanzano a connotare il personaggio. La cosa curiosa, invece, è che quando la domestica vede Chance in tv accanto al presidente non si stupisce più di tanto, non pensa a un errore o a uno scambio di persona, ma solo che "se sei bianco, allora in questo paese puoi fare tutto".

Mario Scafidi ha detto...

bella pellicola, difficile da reperire e troppo facilmente dimenticata. melvyn douglas giustamente premiato con l'oscar

Christian ha detto...

In effetti non mi risulta che sia disponibile in DVD in italiano. L'edizione inglese ha anche una montagna di sottotitoli, ma non quelli nella nostra lingua.