14 marzo 2008

Muriel, il tempo di un ritorno (A. Resnais, 1963)

Muriel, il tempo di un ritorno (Muriel, ou Le temps d'un retour)
di Alain Resnais – Francia 1963
con Delphine Seyrig, Jean-Pierre Kérien
**

Visto in DVD.

Di solito Resnais mi piace, ma questo film mi ha un po' deluso e anche annoiato. Certo, per quegli anni si trattava di un cinema "di rottura" (Resnais, più che della nouvelle vague, faceva parte del gruppo parallelo della rive gauche insieme ad Agnés Varda, Chris Marker, Alain Robbe-Grillet, ecc., leggermente più anziani e "letterari" di Godard e compagni ma animati dallo stesso spirito iconoclasta verso il cinema dei padri) ma oggi è molto meno interessante. La cosa che risalta di più è il montaggio, frammentato ed estraniante, a volte rapidissimo e a volte che lascia in sospeso situazioni e dialoghi, particolarmente indicato a raccontare la routine quotidiana, al limite dell'insignificante, di personaggi incerti e che vivono di ricordi, i cui comportamenti "presentano degli spazi vuoti, delle assenze, delle lacune". Hélène (la Seyrig), antiquaria e giocatrice d'azzardo, che ha richiamato a Boulogne-sur-Mer la sua anziana fiamma Alphonse, nella vana speranza di riallacciare le fila di una relazione che non era mai cominciata; il suo scostante figliastro Bernard, da poco tornato dalla guerra in Algeria profondamente cambiato e incapace di condurre una vita normale perché ossessionato dal ricordo di Muriel, una ragazza che ha torturato laggiù insieme ai suoi commilitoni, e dal desiderio di documentare la realtà sfuggente con la sua cinepresa; l'ambiguo Alphonse, che fugge da un passato che è intenzionato a nascondere in ogni modo attraverso la menzogna; Françoise, aspirante attrice e donna irrealizzata: la costante mancanza di interazione fra di loro e con la realtà, dovuta ai rimpianti o alla vergogna per il passato e alla paura del futuro, rende il film freddo e poco coinvolgente. Le scene in cui Bernard descrive la tortura, sulle immagini di filmini amatoriali girati con i commilitoni in Algeria, sono le più celebri, e presentano un curioso parallelo con un film recente, "Nella valle di Elah" di Paul Haggis. C'è un piccolo ruolo per Jean Dasté, il protagonista de "L'Atalante", nei panni del contadino con la capra.

4 commenti:

Mario Scafidi ha detto...

azzz....e chi si aspettava cotanta stroncatura di resnais!

Christian ha detto...

Ribadisco che Resnais mi piace! E' soltanto questo film che non mi ha convinto...

Luciano ha detto...

Certo, paragonato a Hiroshima mon amour e L'anno scorso a Marienbad non regge il confronto, ma comunque sempre un film che merita una visione.

Christian ha detto...

Beh, certo, una visione la merita, anche se gli altri suoi film di quel periodo erano effettivamente superiori. Soprattutto "Marienbad" è un film che ipnotizza e non lascia indifferenti (io ancora adesso faccio ai miei amici il giochino degli stuzzicadenti, naturalmente vincendo sempre). E anche "La guerra è finita" mi era piaciuto parecchio. Ma devo dire che preferisco il Resnais più leggero, quello di "Parole parole parole" e "Smoking/No smoking" per intenderci.