21 febbraio 2008

Romanzo criminale (M. Placido, 2005)

Romanzo criminale
di Michele Placido – Italia 2005
con Kim Rossi-Stuart, Stefano Accorsi
*1/2

Visto in DVD.

Avevo sentito parlare bene di questo film come simbolo della rinascita del cinema italiano e in particolare di un genere, quello noir/gangsteristico, che nel nostro paese manca da troppo tempo. E in effetti non si può negare che lo sforzo produttivo sia stato notevole. Ma purtroppo la pellicola non è priva di difetti: la regia senza guizzi, la fotografia perennemente cupa e patinata (con i personaggi sempre in penombra o in controluce), troppi attori bellocci (ci sono anche Riccardo Scamarcio e Claudio Santamaria), una banale colonna sonora a base di canzonette e soprattutto una sceneggiatura che, nonostante la lunghezza a disposizione (quasi due ore e mezza) non riesce a costruire momenti memorabili e alla fine fa rimpiangere i film ben più poveri e ingenui di trent'anni fa. Francesi e americani fanno ancora ottimi film di genere, perché noi italiani dobbiamo accontentarci di pellicole che non sanno rinunciare al poetismo (vedi le scene con i protagonisti da bambini, che fra l'altro pare non ci fossero nel romanzo originale e che siano farina del sacco del regista) e a love story da fiction televisiva? Ispirato alla storia vera della banda della Magliana, racconta la vicenda (come spiega subito la superflua didascalia iniziale) di un gruppo di delinquenti di strada che negli anni settanta partono dalla periferia con il sogno di diventare i signori del crimine di Roma: attraverso rapimenti, spaccio di droga, affari con la mafia e collusioni con i servizi segreti deviati, riusciranno a conquistare un effimero potere, prima che tradimenti e vendette li portino alla sconfitta. Fra gli attori mi è piaciuto molto Pierfrancesco Favino nei panni del Libanese, il capo della banda, ma anche gli altri tutto sommato la cavano bene. Peccato che alcuni personaggi siano stereotipati (su tutti il commissario di polizia interpretato da Stefano Accorsi), incoerenti (Kim Rossi-Stuart) o semplicemente inutili (le due figure femminili, Anna Mouglalis e Jasmine Trinca). Bella l'ambientazione, ma talvolta la parlata romanesca – unita al sonoro in presa diretta – rende incomprensibili i dialoghi. Il film avrebbe anche potuto intitolarsi "La peggio gioventù": proprio come nella pellicola di Marco Tullio Giordana, infatti, la storia personale dei protagonisti si intreccia a più riprese con quella recente dell'Italia (il rapimento di Aldo Moro, la strage di Bologna, la P2), a volte in maniera gratuita, con ampio sfoggio di filmati d'epoca e di repertorio (ma l'esplosione della stazione di Bologna è rifatta, male, in computer grafica). E tanto per far numero, il regista ci mette anche le immagini dell'attentato al papa e della vittoria mondiale dell'Italia nel 1982 (sulle note del "Nessun dorma", alla faccia dell'originalità).

6 commenti:

Alicesu ha detto...

abbastanza d'accordo, anche se quando l'ho visto al cinema ero rimasta folgorata...
Soprattutto per l'intepretazione coraggiosa dei fatti di quegli anni.

Martin ha detto...

Il mio sesto senso mi aveva guidato bene allora (come ricordi l'avevo scansato come la peste, a dispetto dei soliti trionfalismi dell'epoca).
Vorrà dire che ci rifaremo con qualche classico d'annata ne ho parecchi sulla "playlist" dei prossimi mesi.

Mario Scafidi ha detto...

mi ha fatto cagare. come tutti i film di michele placido.

Christian ha detto...

Alicesu: ho sentito dire che comunque il romanzo originale è molto meglio...

Martin: Effettivamente Di Leo è un'altra cosa! ^_^

Mario: È il primo film di Placido che vedo, certo che la regia non resta particolarmente impressa.

Astarte ha detto...

Placido è riuscito a rovinare l'ennesimo film, pur partendo da un libro molto bello. Le scene "bambine" mancano nel libro, che non cede a tali sviolinate, e i personaggi femminili risultano molto importanti a determinate dinamiche che nel film passano in secondo piano.
Peccato...

Carlo ha detto...

Io ormai evito come la peste tutti i film italiani, salvo quelli raccomandati estremamente bene da pochissimi palati fini.