20 febbraio 2008

Il petroliere (Paul T. Anderson, 2007)

Il petroliere (There will be blood)
di Paul Thomas Anderson – USA 2007
con Daniel Day-Lewis, Paul Dano
**

Visto al cinema Orfeo, con Hiromi.

Dopo due film interessanti ma non completamente riusciti ("Boogie Nights" e "Magnolia"), che lo avevano portato all'attenzione generale della critica, e un terzo francamente indifendibile ("Ubriaco d'amore"), l'altmaniano Paul Thomas Anderson (che dedica questa sua nuova pellicola proprio al suo mentore Robert Altman, recentemente scomparso) continua parzialmente a deludere e a mostrare i soliti difetti che, a questo punto, temo essergli congeniti, soprattutto a livello di sceneggiatura: l'incapacità di sintesi e la smisurata ambizione nel voler affrontare temi larger than life senza avere i mezzi per saperli gestire. Di questo "There will be blood" (no comment sul titolo italiano), che racconta la storia di un rude cercatore di oro nero all'inizio del novecento alle prese con le trivellazioni in una regione popolata da una comunità religiosa bigotta, tormentato da difficili rapporti familiari (un figlio probabilmente non suo, un falso fratellastro) e da una paranoia che va di pari passo con la solitudine, si salvano soltanto gli ultimi dieci minuti: peccato che per goderseli ci si debba prima sorbire due ore e mezzo pesanti, monotone e prive di emozioni, con una sceneggiatura sfilacciata e piena di vicoli narrativi ciechi, dove i personaggi rappresentano soltanto sé stessi, la grande Storia americana è assente e la tensione non monta quasi mai, anche se la regia i suoi buoni momenti li offre. Ma la pellicola, finale violento e "blasfemo" a parte, ha comunque due altri pregi: l'eccellente recitazione di Daniel Day-Lewis (meglio sorvolare invece sul resto del cast, a partire dal ridicolo Paul Dano nei panni del giovane predicatore fanatico) e l'interessantissima colonna sonora, così anti-hollywoodiana, nella quale spiccano sonorità per archi e il terzo movimento del concerto per violino di Brahms.

9 commenti:

Mario Scafidi ha detto...

il film non ha convinto neanche me. sulla colonna sonora ti do ragione, ma cosa aveva di blasfemo il finale?

Christian ha detto...

Be', la frase "Dio è una superstizione" che il prete viene costretto a ripetere cinque-sei volte, fino a gridarla a squarciagola: in fondo per molto meno (anche se l'espressione usata era più "forte") quante polemiche erano scoppiate per "L'ora di religione" di Bellocchio?

Luciano ha detto...

Non l'ho ancora visto ma le mie aspettative erano alte (per vie di un quasi unanime consenso dei cinefili). La tua recensione mi spiazza un po' e m'incuriosisce. A questo punto non mi rimane che verificare e valutare dopo la visione del film. Grazie.

Christian ha detto...

Ti auguro che ti piaccia più che a me, anche perché comunque il film di cose buone ne ha.

Martin ha detto...

Non ho capito se la blasfemia sia un'aspetto positivo o negativo del film (che non ho visto e francamente m'interessa anche poco).
Per quando riguarda le polemiche mediali non ci do molto peso perchè sono quasi tutte srumentali, vedasi quella per Caos Calmo.

Christian ha detto...

Per me quella scena è la migliore del film. Sulle polemiche dei media sono d'accordo, valgono zero.

Anonimo ha detto...

piccola nota sul titolo italiano a difesa degli adattatori.
il romanzo da cui è tratto il filnm di anderson sichiama OIL! , appunto petrolio.
i traduttori avevevano queste possibilità:

-letterale:ci sara del sangue
-da libro:=PETROLIO!
-via di mezzo=il petroliere, che tutto sommato non stona.

insomma, pensiamo a un "se mi lasci ti cancello= l'eterno bagliore di una mente immacolata" ..

Christian ha detto...

Beh, "Petrolio!" ci stava anche bene: me lo immagino come l'urlo di un cercatore che ha appena trovato l'oro nero, magari anche per mettere in guardia i suoi compagni dall'emergere improvviso del liquido. "Il petroliere", invece, mi pare sicuramente meno evocativo, oltre che forse meno adatto: fa più pensare a Massimo Moratti o a uno sceicco arabo che a un cercatore come Daniel Day-Lewis. In ogni caso, visto che il regista aveva deciso di non usare il titolo del libro, perché il distributore italiano si è sentito in dovere di andare contro la sua scelta? In generale, perché i distributori si sentono sempre in diritto di cambiare i titoli ai film, come se i titoli non facessero parte dell'opera e se - brutti o belli che siano - non siano il frutto di una scelta dell'autore della pellicola originale?

Martin ha detto...

Sono d'accordo con te Christian.
Ma volendo estendere il tuo ragionamento bisognerebbe evitare di vedere fim doppiati, cosa che già io e te facciamo spesso.