28 luglio 2007

Signs (M. Night Shyamalan, 2002)

Signs (id.)
di M. Night Shyamalan – USA 2002
con Mel Gibson, Joaquin Phoenix
*

Visto in DVD.

Gibson, negli improbabili panni di un pastore protestante che ha perso la fede dopo la morte della moglie in un incidente stradale, trova nel suo campo di grano alcuni misteriosi cerchi come quelli che compaiono sempre più frequentemente in tutto il mondo. Naturalmente sono stati gli alieni, che stanno per invadere la Terra e minacciare la sua famiglia. Da "Il sesto senso" in poi, questo è stato l'unico film di Shyamalan che non sono andato a vedere al cinema, visto che l'argomento non mi interessava (questo tipo di leggende contemporanee mi ha sempre fatto dubitare della sanità mentale di chi ci crede, e cavarci fuori qualcosa di sensato mi pareva difficile) e il film aveva tutta l'aria di essere brutto. Non mi ero sbagliato, anche se a livello tecnico qualche pregio ce l'ha (il regista ha ammesso influenze da "La notte dei morti viventi" e "Gli uccelli" per la scena dell'assedio alla casa).
In un'opera ascrivibile al genere fantastico, però, la cosa più importante è la cosiddetta sospensione dell'incredulità. Per avere paura di un branco di zombi che avanza sullo schermo, per esempio, si deve "fingere di credere" che gli zombi esistano davvero. E se questo vale per i B-movie più ingenui, a maggior ragione deve valere per pellicole ambiziose come questa. Ma per convincermi a "credere" che i cerchi nel grano non siano opera di qualche buontempone o che un copricapo di carta stagnola possa impedire agli alieni di leggerci nel pensiero, il regista (anche sceneggiatore) avrebbe dovuto sforzarsi molto di più oppure scegliere di realizzare un film comico/demenziale. Invece non mi ha mai fatto credere che i personaggi del film fossero davvero in pericolo e, di conseguenza, non ho provato particolare tensione durante le scene madri.
Il vero problema, comunque, è un altro. Se come film di fantascienza o thriller la pellicola è fiacca e implausibile (riproporre i cliché degli anni cinquanta prendendosi così sul serio è imperdonabile oltre che incoerente), queste osservazioni sono marginali visto che il suo fulcro sta altrove. Il vero tema è il percorso interiore e religioso del protagonista, mentre i crop circles e gli alieni non sono altro che una metafora per dare dignità alle "teorie" creazioniste. Il reverendo perde la fede quando non scorge più una "volontà superiore" che guida il mondo, e comincia a ritenere che tutte le cose brutte che accadono intorno a lui siano solo frutto del caso. La riacquista invece quando lui e i suoi familiari si salvano proprio per una serie di coincidenze (l'asma del figlio, i bicchieri d'acqua lasciati in giro dalla bambina, e così via), che dunque non sarebbero tali ma miracoli, segni (signs) dell'esistenza di Dio. Un "ragionamento" misticheggiante e ai limiti della superstizione, purtroppo comune nella patria dell'anti-evoluzionismo, che non fa altro che banalizzare il pensiero ateo e scientifico, ben più fondato e sofferto di come venga ritratto qui, ma a ben pensarci anche la fede cristiana, ridotta a un semplice meccanismo "vedo il miracolo, e dunque credo".
Shyamalan compare nel ruolo dell'automobilista che ha investito la moglie del protagonista. Fra gli attori c'è anche Abigail Breslin, la bambina di "Little Miss Sunshine".

3 commenti:

Suonatoredicorno ha detto...

Shyamalan non è mai stato lodato quanto x il sesto senso nei suoi film successivi, ma qui resta comunque il fattore sorpesa che lo caratterizzava : benchè condivida con te il fatto che il film non sia eccezionale, il regista ha mantenuto le mie aspettative. Il mistero e la scena finale,l'incotro faccia a faccia con l'alieno, destano lo stupore giusto per poterlo annoverare a pieno titolo nel genere thriller. Sempre meglio di Lady in the water...

Christian ha detto...

A me "Lady in the water" non era dispiaciuto... ma forse ne avevamo già parlato. Questo, invece, mi è sembrato decisamente più brutto, anche per colpa di attori ben poco ispirati.

Carlo ha detto...

Condivido le osservazioni critiche al tema della fede e dei segni. Brutto sotto molti profili, questo film vanta di essere tra i piu' detestabili della mia classifica personale. Per rifarmi gli occhi, per averlo solo dovuto ricordare, ho dovuto guardare qualcosa di nettamente migliore, "Ole'" di Vanzina, che ben si adatta a coprire questo ruolo di pellicola superiore a Signs.