31 luglio 2007

L'avventura (M. Antonioni, 1960)

Ieri sera, lo stesso giorno in cui è scomparso Ingmar Bergman, è morto anche Michelangelo Antonioni, uno dei miei registi italiani preferiti. Doveroso, anche in questo caso, riguardarsi alcuni dei suoi film.


L'avventura
di Michelangelo Antonioni – Italia 1960
con Monica Vitti, Gabriele Ferzetti
***1/2

Rivisto in DVD.

Primo capitolo della cosiddetta "trilogia dell'alienazione" (gli altri due sono "La notte" e "L'eclisse", sempre con Monica Vitti), nella quale il regista affronta per la prima volta i temi dell'incomunicabilità e del disagio esistenziale che lo hanno reso celebre. Il film vinse il premio speciale della giuria a Cannes (dopo essere stato fischiato alla proiezione pubblica) e diede il via alla notorietà internazionale del regista. Anna, figlia di un diplomatico, scompare misteriosamente nel nulla durante una crociera in barca con un gruppo di amici della ricca e annoiata borghesia romana. Dopo aver setacciato inutilmente lo scoglio roccioso di Lisca Bianca, dove la ragazza era stata vista l'ultima volta, la sua amica Claudia e il suo fidanzato Sandro decidono di proseguire le ricerche da soli. Poco a poco, però, le rispettive solitudini avvicinano i due e li spingono a innamorarsi. Lo scopo della loro ricerca passa in secondo piano, e Claudia si rende conto di temere il ritorno dell'amica: "tutto sta diventando maledettamente facile, persino privarsi di un dolore", commenta. La prima parte del film è dominata dalle forze della natura: il mare, il vento, la roccia sembrano opprimere gli uomini, che si smarriscono al loro interno per fuggire dal vuoto che li circonda. La seconda, ambientata in una Sicilia arcaica, fra paesi disabitati o a stento sfiorati dalla modernità, dalla vita mondana o dal turismo, mette invece a fuoco la fragilità dei rapporti umani e la distanza fra i personaggi, impegnati in una ricerca inutile e senza fine.

2 commenti:

marco c. ha detto...

un vecchio regista italiano di filmacci polizieschi anni '70 recentemente ha definito Antonioni "il regista della noia". Questo è il livello a cui si ispira tarantino [con la t minuscola]

Christian ha detto...

Ce ne fossero di Antonioni, ancora oggi!