16 maggio 2007

Masquerade (J. L. Mankiewicz, 1967)

Masquerade (The honey pot)
di Joseph L. Mankiewicz – USA 1967
con Rex Harrison, Cliff Robertson
**1/2

Visto in DVD.

Realizzato da Mankiewicz dopo il gigantesco flop di "Cleopatra", ne segna il ritorno al cinema con un film più personale, un giallo con venature da commedia che purtroppo fu un insuccesso a sua volta: dopo le prime critiche, il regista fu costretto ad accorciare la pellicola di quasi mezz'ora rispetto alla prima versione, che durava 150 minuti. Attraversato da temi che da sempre – e anche in seguito: vedi il bellissimo "Gli insospettabili" – attiravano l'attenzione del regista/sceneggiatore (l'inganno e la manipolazione, la ricerca della ricchezza e dell'elevazione sociale, l'amore per il teatro e la teatralità), è un film barocco e interessante, girato a Venezia e con un cast tecnico in gran parte italiano, compreso il direttore della fotografia Gianni Di Venanzo che morì durante le riprese.
Ispirato da una celebre commedia elisabettiana, il "Volpone" di Ben Jonson, l'eccentrico miliardario Cecil Fox (nomen omen) decide di mettere in scena fra le mura del suo palazzo veneziano un elaborato scherzo riservato alle tre donne che più ha amato in passato. Con l'aiuto di un attore che recita la parte del suo maggiordomo personale, finge così di trovarsi in punto di morte per osservare le reazioni delle tre amanti, che accorrono al suo capezzale nella speranza di essere nominate sue eredi universali. Quando però una delle tre donne viene assassinata, la commedia si muta in dramma. Le indagini di un poliziotto (Adolfo Celi) e la curiosità dell'infermiera personale della defunta (una glaciale e splendida Maggie Smith) porteranno a un finale ricco di colpi di scena, alcuni dei quali – a dire il vero – mi sono sembrati un po' telefonati. Il personaggio interpretato da Rex Harrison, ballerino mancato, istrionico gaudente e ossessionato dal tempo (non a caso le tre amanti gli regalano ciascuna un orologio), trova il suo contraltare nell'impassibile e calcolatore cameriere McFly (che corrisponde al personaggio di Mosca nella commedia di Ben Jonson), un Cliff Robertson in stile James Mason. Beffardo il finale, con le voci off dei due personaggi defunti che commentano indispettiti dal cielo gli ultimi sviluppi della storia.

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