13 aprile 2007

L'ultimo inquisitore (M. Forman, 2006)

L'ultimo inquisitore (Goya's ghosts)
di Miloš Forman – Spagna 2006
con Stellan Skarsgård, Javier Bardem
**

Visto al cinema Plinius, con Hiromi.

Dopo sette anni Forman torna al cinema con un'altra storia basata sulla vita romanzata di un celebre artista: questa volta si tratta di Francisco Goya, il talentuoso pittore la cui esistenza si intreccia con le torbide e violente vicende della Spagna tra fine settecento e inizio ottocento. Ma come in “Amadeus”, il vero protagonista non è l’artista bensì il suo contraltare (lì Salieri, qui Lorenzo, che passa con ipocrita nonchalance dal fanatismo religioso dell’inquisizione a quello ideologico della rivoluzione francese, dalla Bibbia a Voltaire). E protagonista è soprattutto la Storia: con i suoi corsi e ricorsi, che fanno sì che i medesimi personaggi si scambino di posto e siedano di volta in volta nello scranno di giudice o di imputato; con le sue crudeltà e violenze, soprattutto nei confronti dei più deboli; con le sue ripetizioni e analogie (anche con l’oggi: le caricature dei membri del Sant’Uffizio come le vignette satiriche sull’Islam? Il tentativo di “esportare la democrazia” dei francesi in Spagna come quella degli Stati Uniti in Medio oriente? “Il popolo vi accoglierà a braccia aperte e getterà fiori sul vostro cammino”, dice un ufficiale ai suoi soldati!). In mezzo a tutto questo, Goya – come detto – rimane in disparte, funge da osservatore impotente e da semplice testimone: al limite può immortalare personaggi ed eventi con la propria arte per tramandarne il ricordo (“i fantasmi”) ai posteri. Proprio nel suo scarso approfondimento risiede il difetto principale del film, che sconta anche una certa macchinosità in alcuni passaggi cruciali dove lascia un po’ troppo mano libera al destino (la sceneggiatura è di Jean-Claude Carrière, già collaboratore di Buñuel). Bella come sempre la regia di Forman, uno dei miei autori preferiti: da brividi la scena in cui Inés esce dalle carceri dell'inquisizione. Non male gli attori: bravi Skarsgård e Natalie Portman (in un doppio ruolo: madre e figlia), ottimo Bardem. Da notare come Forman inserisca spesso nei suoi film scene ambientate in manicomi od ospedali, e anche come la Portman venga ancora imprigionata e torturata dopo "V per vendetta".

6 commenti:

Dome & Edo ha detto...

mmm non l'ho visto... però bella la tua recensione, anche a me piace molto forman (ma non molto amadeus eheh), insomma un buon film ma non eccezionale questo? se riuscirò mai a vederlo (con il mio solito ritardo abissale) ti farò sapere
dome

Christian ha detto...

Esatto, il film è buono e in certi passaggi anche ottimo, ma forse un po' discontinuo. Comunque da vedere!

Suonatoredicorno ha detto...

Forse lo vedrò stasera, ma secondo te non sarebbe stato più appropriato il titolo originale?L'ultimo inquisitore...Ma che rilettura è come titolo?

Christian ha detto...

Rispetto a quello originale, il titolo italiano sposta maggiormente l'attenzione sul personaggio di Lorenzo, che in effetti è più importante di Goya nell'economia del film. Anch'io preferisco di solito una traduzione letterale del titolo italiano, ma in questo caso la cosa non mi dà fastidio più di tanto...

Suonatoredicorno ha detto...

reduce dalla visione del film, non so che dire Christian, ammetto di nn conoscere molto Forman, mia pecca, ma il film nn mi ha convinto. Elogio l'interpretazione della Portman, sempre più caratterista, e di Bardem davvero "odioso", ma il film in sè ha lasciato dei profondi vuoti narrativi e in sospeso molti elementi importanti. Capisco ora l'idea del titolo italianizzato, in effetti accentua la figura di Lorenzo e sposta l'idea del protagonista da Goya, assolutamente trattato con grande superficialità. Nel complesso, ad essere sincero, nn lo consiglierei

Christian ha detto...

Beh, sappi che anche a me - a distanza di qualche giorno - il film comincia a scemare. Comunque di Forman mi piaciono stile e atmosfere, e dunque qualcosina in più della sufficienza gliela darei. Certo non è all'altezza di "Qualcuno volò sul nido del cuculo", "Hair", "Amadeus" o "Man on the moon"...