19 aprile 2007

Le vite degli altri (F. Henckel von Donnersmarck, 2006)

Le vite degli altri (Das Leben der Anderen)
di Florian Henckel von Donnersmarck – Germania 2006
con Ulrich Mühe, Sebastian Koch
***1/2

Visto al cinema President, con Hiromi.

Un agente del servizio segreto interno della Germania dell'Est (la Stasi) viene incaricato di sorvegliare giorno e notte l'appartamento dove vive un drammaturgo di successo, apparentemente fedele al regime, e l'attrice sua compagna. Poco a poco la spia - fino ad allora integerrima - cambia fino al punto di rischiare in prima persona per aiutare la coppia a loro insaputa. Ambientata nel 1984 (data "orwelliana" e forse non casuale), la pellicola che ha vinto a sorpresa l'Oscar per il miglior film straniero, opera prima del conte Henckel von Donnersmarck, è un appassionante e commovente thriller psicologico sulla "bontà degli uomini". L'idea è stata suggerita al regista (anche sceneggiatore) da una frase di Lenin, citata peraltro nel film: "Non ascolto l'Appassionata di Beethoven perché mi rende morbido e mi avvicina ai pensieri della gente invece di fronteggiarli". A parte il comico contrasto con la celebre battuta di Woody Allen ("Quando ascolto Wagner mi vien voglia di invadere la Polonia"), la frase rivela come l'arte sia in grado di tirar fuori la bontà anche dal più inflessibile dei carnefici. Non che i "cattivi" del film siano poi descritti come malvagi o crudeli, semmai sono burocrati impassibili e ormai privi di ogni sentimento, incapaci di amare o di riconoscere la bellezza nelle cose, ingrigiti dal regime come ogni cosa attorno a loro (l'atmosfera cupa della DDR, abbigliamento e architetture compresi, è stata ricostruita perfettamente). Al protagonista basta invece poco - una recita teatrale, una poesia di Brecht, una sonata al pianoforte - per decidere di cambiare vita. Un gran film, con uno splendido finale, e ottimi attori. Divertente la scena nell'ascensore (dove il primo impulso dell'agente in incognito è quello di chiedere al bambino "E come si chiama tuo padre?"), che mi ha ricordato l'incipit di "Vogliamo vivere!" di Lubitsch.

4 commenti:

Giò ha detto...

Concordo... Bellissimo film...

Dome & Edo ha detto...

anche se lo ho visto una volta sola, secondo me è un capolavoro incredibile

Christian ha detto...

Pare che questo film abbia messo davvero d'accordo tutti... finora non conosco nessuno cui non sia piaciuto!

Francesco ha detto...

Film splendido, quasi d'altri tempi... una riflessione magistrale sull'ideologia e su come questa faccia presa su chi perde il contatto con la realtà. E di come la bellezza della realtà stessa sia il migliore antidoto a qualsiasi sistema ideologico.
Carino il parallelo con la frase di Woody Allen! Non ci avevo pensato!