25 aprile 2006

Vertigine (Otto Preminger, 1944)

Vertigine (Laura)
di Otto Preminger – USA 1944
con Dana Andrews, Gene Tierney
***1/2

Visto in DVD, alla Fogona.

Illuminato dalla magnetica bellezza di Gene Tierney, il più celebre noir di Preminger è un intrigante giallo ricco di colpi di scena, un meccanismo perfetto e geniale con una prima parte raccontata in flashback attraverso i resoconti dei vari testimoni interrogati dal detective Dana Andrews. Quest'ultimo è un "duro" che pian piano si innamora della donna sul cui omicidio sta indagando e della quale non sa nulla se non ciò che gli narrano le persone che l'hanno conosciuta in vita. Un ottimo cast (ci sono anche un ambiguo e raffinato Clifton Webb e un giovane e già sornione Vincent Price) al servizio di una storia che regge benissimo la tensione senza risultare né ingenua né stereotipata. Splendido bianco e nero, magnifici costumi e grande maestria registica di Preminger: se Hollywood è diventata grande, è stato soprattutto grazie al serbatoio di autori europei da cui si riforniva in quegli anni. La sceneggiatura (con echi, nella prima parte, di “Quarto potere”) è tratta da un romanzo di Vera Caspary. Inizialmente – visti i contrasti fra Preminger e il produttore Darryl F. Zanuck – avrebbe dovuto dirigerlo Rouben Mamoulian, che però non si trovò a proprio agio con gli attori scelti (in particolare con Webb, i cui modi effemminati destavano perplessità anche fra i produttori, ma che Preminger seppe valorizzare a dismisura). Fondamentale la colonna sonora di David Raskin, con il celebre “tema di Laura” che divenne poi una canzone di successo.

2 commenti:

Valia ha detto...

anche questo sembra proprio un film interessante *___*

bentornato ^_^

Christian ha detto...

Ciao e grazie del bentornato!
Anche se sento già la mancanza delle colline di Levanto... ^_^

Sì, il film è molto interessante, e inoltre dà la possibilità di ammirare un'attrice davvero affascinante e oggi immeritatamente dimenticata, Gene Tierney, che avevo già visto nel romanticissimo "Il fantasma e la signora Muir" di Mankiewicz e nell'esotico "I misteri di Shanghai" di Von Sternberg. Era elegante e carismatica, come testimoniano le sue foto.

Darryl F. Zanuck, il fondatore della 20th Century Fox, la definì "senza dubbio la donna più bella nella storia del cinema". Divenne un attrice quasi per caso: nel 1938, quando non aveva ancora nemmeno 18 anni, stava visitando gli studi della Warner Bros. con la famiglia. Il regista Anatole Litvak la notò e le disse la fatidica frase: "signorina, lei dovrebbe fare del cinema"! Ovviamente i genitori non approvarono ma lei decise lo stesso di seguire il consiglio, con successo.